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28.8.23

Napoli ha bisogno di una linea tranviaria rinnovata. Nostalgia? No, modernità

 

L’interruzione del servizio della linea 2 della metropolitana di Napoli di questi giorni, necessaria per improrogabili lavori di manutenzione delle gallerie, ha praticamente lasciato la città priva di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata per spostarsi da Ovest a Est e viceversa.

I disagi e le lamentele di residenti, lavoratori e turisti hanno fatto venire a galla i “passi falsi” commessi nella pianificazione della mobilità cittadina dell’ultimo trentennio, primo fra tutti il depotenziamento e parziale smantellamento della linea tranviaria che attraversava tutta la città, collegando i quartieri occidentali di Bagnoli e Fuorigrotta con piazza Municipio, il porto, la Stazione Centrale e i due assi di penetrazione di Poggioreale e san Giovanni nell’area orientale. 

Ripercorrere i passaggi che hanno portato a suo tempo a questa dissennata scelta sarebbe troppo lungo, quasi quanto rievocare la storia di questo mezzo di trasporto pubblico dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni. Lo sviluppo della metropolitana, le accresciute esigenze del traffico automobilistico ed in particolare l’apertura dei cantieri della linea 6, che ha ripreso il progetto della fantomatica LTR del 1990, cui si sono aggiunti i lavori alla Riviera di Chiaia e l’interminabile rifacimento di via Marina, hanno relegato il tram di superficie ai margini del sistema di trasporto urbano, spingendo già nell’ormai lontano 1998 verso la affrettata decisione di sopprimere la tratta Bagnoli-piazzale Tecchio e, successivamente, anche il tratto da quest’ultimo a piazza Vittoria. 


Appare evidente che, una volta superati i problemi contingenti legati alla realizzazione delle nuove opere (in primis la linea 6 della metro) la direzione da seguire nei prossimi anni non può che essere quella del ripristino e dell’ammodernamento della linea tranviaria, da vedere non come un nostalgico ritorno al passato - come qualcuno superficialmente vorrebbe far credere, evocando atmosfere retrò – ma, al contrario, come una coraggiosa spinta verso la modernità.

Molte città europee, grandi e piccole, stanno riscoprendo e valorizzando infatti i tram moderni perché ne hanno compreso gli enormi vantaggi: facilità di accesso (senza scale ed ascensori per salire e scendere); trazione elettrica, silenziosa e non inquinante perché non brucia benzina, diesel o gas; minori distanze tra le fermate; possibilità per i viaggiatori di percepire lo spazio in cui si trovano (a differenza di quanto avviene nella metro che viaggia in sotterranea per quasi tutta la tratta) e di godere del paesaggio urbano; minori costi di gestione e manutenzione.

Anche Napoli, grazie ad un tracciato già esistente, potrebbe riavere la sua “metropolitana di superficie”, con passaggi frequenti (10 min. al massimo di attesa), estesa da occidente a oriente, che segue in parte la linea costiera ed integra le altre linee su ferro come la linea 1 e le funicolari, che invece seguono prevalentemente la direzione nord-sud.

Gli sforzi e gli investimenti dovrebbero essere concentrati sull’ammodernamento delle tecnologie e sulla riduzione e gestione dei tratti critici, in cui le vetture tranviarie incrociano i flussi di traffico o sono addirittura costrette a viaggiare in sede promiscua, in una difficile convivenza con le automobili private e con gli altri mezzi di trasporto.

Pur guardando con un po’ di ottimismo al futuro, lo scenario attuale mostra molte luci ed ombre a riguardo e talvolta si ha la sensazione che, a livello regionale, si prediligano soluzioni costose e complesse ad altre più semplici che sono quasi a portata di mano. Ad esempio Il collegamento con il nuovo polo museale dell'Albergo dei Poveri può benissimo essere realizzato con una semplice connessione tranviaria con Corso Garibaldi, ma tutto è stato rimandato alla realizzazione della linea 9, la nuova metro che dovrebbe collegare piazza Carlo III alla stazione TAV di Afragola. Un’opera che presenta tempi lunghi, costi di realizzazione molto alti e che, pur raggiungendo Comuni privi attualmente di collegamenti su ferro come Arzano e Casavatore, rischierebbe di diventare un inutile doppione della linea FS esistente.

Tornando al tram moderno, la prospettiva non riguarda solo il territorio cittadino. Nel PUMS metropolitano si propone la "linea di gronda" da Nola a Licola da realizzarsi con sistema tranviario o BRT (Bus Rapid Transit). Il BRT è in corso di realizzazione anche per la trasversale a Napoli Est dal mare a Poggioreale. Il tram potrebbe essere proponibile, fatte tutte le necessarie analisi tecniche ed economiche, anche per le aree periferiche di Ponticelli e Scampia, ad est e a nord, in connessione con i nodi ferroviari.


Sergio Frattini
Vincenzo Russo

5.1.21

Green Italia Campania: inserire nel Recovery Plan un progetto di resilienza del lungomare di Napoli. Maturo: intanto partiamo con il restauro del cosiddetto Molo Borbonico

di Enzo Russo





Il forte impatto emotivo causato dal crollo del moletto di via Caracciolo deve indurre ad alcune riflessioni utili per definire quali misure intraprendere per ridurre il rischio che episodi simili possano ripetersi. 
In linea di massima, i temi che questa vicenda fa emergere possono essere sintetizzati in tre punti:
1. Gli eventi estremi naturali, intensificatisi con il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici.
2. La cura del territorio, che deve essere efficacemente garantita da chi è delegato a questo compito.
3. La tutela della memoria storica.
La violenta mareggiata ha determinato tanti danni sul lungomare ma non è la prima e non sarà l’ultima.
C’è però un fattore nuovo.
Questi eventi, a causa dei cambiamenti climatici, diverranno sempre più frequenti e violenti e, per tale motivo, è necessario individuare misure di resilienza finalizzate a proteggere il lungomare, nel rispetto delle caratteristiche paesaggistiche dei luoghi.
Certo il crollo del moletto poteva essere evitato se gli interventi fossero stati tempestivi ma i poteri amministrativi che governano la fascia costiera sono molti (Demanio Marittimo, Autorità portuale, Comune di Napoli, Soprintendenza) e la lentezza delle procedure burocratiche è nota. Logica vorrebbe che gli Enti preposti individuassero soluzioni amministrative in grado di rispondere in modo adeguato e veloce alle emergenze.
La parte crollata va ricostruita ma questa azione  deve inserirsi in un quadro complessivo mirato a ripristinare le originarie condizioni di tutto il bordo del lungomare.

La soluzione progettuale del 1870, poi realizzata, che prevedeva una forma parabolica della sezione per assorbire la spinta delle onde e respingerle in modo passivo,  non opponendo resistenza alla violenza del moto ondoso e con fori di drenaggio per l’allontanamento delle acque nello stesso tempo, è ancora oggi una risposta ingegneristica efficace.

Inoltre essa  garantisce il  “contatto” fisico e percettivo tra la città e il mare, oggi ostacolato dalle scogliere realizzate nel 1980.
Da queste riflessioni è evidente che il moletto va ripristinato ma, in parallelo, è necessario e urgente procedere al restauro architettonico di tutto il fronte mare con attenzione all’individuazione di soluzioni resilienti e coerenti con le caratteristiche architettoniche dei luoghi, da salvaguardare e valorizzare anche ripristinando le misure di pedonalizzazione.
In una prospettiva strategica, questa proposta potrebbe essere inserita tra i progetti del Comune di Napoli da candidare nell’ambito del Recovery Plan, essendo perfettamente coerente con gli obiettivi individuati dall’Unione Europea mirati alla sostenibilità ambientale e alla resilienza ai cambiamenti climatici.
Intanto mentre la burocrazia farà il suo corso – come propone Carmine Maturo portavoce nazionale di Green Italia - “si potrebbe mettere mano al restauro del cosiddetto Molo Borbonico. Si potrebbero raccogliere, mettere in sicurezza e catalogare le pietre per poi ricostruire quel pezzo di identità del lungomare napoletano, tanto caro ai napoletani, così come è emerso dai social"

28.3.20

Vogliamo città sane e società giuste!


Anna Savarese, Architetto
direttivo Green Italia Campania

In un mondo globalizzato occorre che i temi della salute, del clima e delle diseguaglianze diventino prioritari nelle agende governative e che la rete di solidarietà che è nata in queste settimane di emergenza del Coronavirus si rinsaldi e si consolidi nella normalità futura che vogliamo. I cali poderosi dei tassi d’inquinamento dovuti al blocco pressoché totale delle attività e degli spostamenti, il maggiore ricorso al telelavoro, allo smart working, ai meeting in rete, hanno dimostrato che basterebbe una decisione, dettata non dalla paura del contagio ma da una scelta razionale e saggia concertata a livello globale per implementare e sviluppare queste metodiche e per ridurre il riscaldamento globale e l’inquinamento.
Tutto ciò non può prescindere da una riflessione sui modelli insediativi. La forte concentrazione di popolazione in aree densamente abitate ha sicuramente favorito l’espansione esponenziale del contagio, così come la scarsa attenzione ai temi della salute riposta nella pianificazione ha progressivamente aumentato il consumo di suolo, la perdita del verde e soprattutto della biodiversità, acuendo i livelli di inquinamento.

23.3.20

Coronavirus e l'ospite green

Riceviamo e volentieri pubblichiamo i consigli di Angela Ansalone, medico pediatra componente del direttivo di Green Italia Campania


Ormai lo stiamo conoscendo questo virus poco letale ma altamente contagioso.
Stiamo imparando a rispettare le regole che i virologi impongono.
Ma cosa possiamo fare per essere ospiti poco accoglienti o possibilmente repellenti ?
Possiamo essere ospiti Green! Come?
3 punti

22.3.20

Nasce greenewsdeal, il blog di Green Italia Campania, un pensiero per chi combatte e soffre.

di Carmine Maturo


Nasce greenewsdeal.org la cui genesi è legata alla fase cruciale che vive il Pianeta e si inaugura in un momento di difficoltà per gli esseri umani, perché pensiamo che tali eventi epocali siano strettamente legati.
www.greenewdeal.org
Da queste “pagine” esprimeremo il nostro punto di vista e daremo spazio a chi pensa che la salvaguardia della Terra sia l’unica strada per la prosecuzione dell’Umanità.
Da oltre due settimane l’Italia intera rinuncia alla vita sociale, per cercare di ridurre il pericolo del contagio da Covid-19.
Nonostante ciò il virus continua a mietere vittime, in particolare nelle aree della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna. Guardando alle esperienze della Cina, della Corea del Sud e di Codogno siamo fiduciosi che, se tutti rispettiamo le indicazioni del Governo, presto il pericolo si ridurrà drasticamente.
In questo momento il nostro pensiero va con forza a quanti, sanitari e non, combattono in prima linea, ai troppi poveri - in particolare i senza tetto - e a coloro che stanno perdendo i propri cari, anziani o giovani che siano.
Consapevoli che il recupero socio economico sarà più veloce e duraturo in una Nazione realmente democratica, ricca di senso di responsabilità, solidale, accogliente per tutti e rispettosa delle regole della Natura, convinti più di sempre che “l’Italia è una e indivisibile”, condividiamo profondamente il lutto di chi sta pagando il prezzo più caro.