Anna Savarese, Architetto
direttivo Green Italia Campania
direttivo Green Italia Campania
Solo un mese fa eravamo felici per la ripresa dei movimenti di piazza, stretti l’uno l’altro come Sardine, o aderendo a flashmob, o marciando nei Global Strike o partecipando ai Friday For Future insieme ai tanti giovani mobilitati da Greta Thumberg per chiedere ai governi la giusta attenzione ai cambiamenti climatici e alla crisi ambientale che pervade il Pianeta. Solo tre settimane fa, il 5 marzo, Greta Thunberg, nel suo discorso di meno di 10 minuti alla commissione ambiente, contestando la legge sul clima promossa dalla Presidente Ursula von der Leyen perché non in grado di imporre vincoli e tempi certi agli stati membri, diceva all’UE che l’aver dichiarato l’emergenza climatica rischiava di essere una mera ipocrisia se ora che “la casa brucia voi siete andati a dormire senza nemmeno chiamare i pompieri”.
Nelle stesse ore la “casa bruciava” anche per il contagio da Coronavirus: nel giro di pochi giorni successivi, a partire dall’Italia, la nazione più pesantemente interessata, e ora in estensione ad altri stati, si è arrivati al blocco di quasi tutte le attività e al divieto di uscire dalle proprie abitazioni se non per l’approvvigionamento alimentare, l’acquisto di medicinali e di giornali.
In pochi giorni la nostra vita è cambiata. Il dolore per i nostri concittadini soprattutto del centro-nord che si stanno ammalando o peggio morendo superando anche le peggiori previsioni e livelli di letalità e di mortalità della Cina e della Corea rende la nostra “carcerazione preventiva” tollerabile e sopportabile perché improntata alla responsabilità civile e al rispetto per la salute dei nostri concittadini. #iorestoacasa,#ioagiscodacasa #insiemecelafaremo scritto nei teli con l’arcobaleno dai primi giorni hanno animato i nostri balconi dai quali ci siamo salutati o abbiamo cantato, uniti in un abbraccio ideale e rinforzati dall’impegno comune.
Ma intanto grazie ai social e alla possibilità di incontri virtuali abbiamo cominciato a riflettere insieme soprattutto sentendo stonate le note di chi promuove la caccia all’untore. Purtroppo troppe passate esperienze ci hanno insegnato che quando non si riesce a risolvere un’emergenza, la cosa più facile è colpevolizzare le persone, inducendo in loro un senso di responsabilità superiore alle proprie potenzialità e al proprio specifico ruolo. Questa partecipazione empatica di per sé riduce il livello di critica o di messa in discussione di scelte che pure pesano e peseranno sulla nostra pelle.