12.11.20

La medicina territoriale che vorremmo


Angela Ansalone - pediatra - Green Italia Campania

Sconcertante la diatriba tra sindaco De Magistris e Governatore De Luca mentre la domanda di cura resta senza risposta nella sua urgenza dolorosa.

Ad Aprile proposi in un post che ebbe molti consensi di implementare la medicina territoriale. Lo rivendica e lo illustra chiaramente Milena Gabanelli nel suo ultimo dataroom.

La richiesta lasciata per lo più inevasa è quella di valorizzare la figura del medico di medicina generale liberandolo dalle catene burocratiche che ne limitano e mortificano la professionalità.

Il primo interlocutore del paziente è il suo medico curante che con le opportune dotazioni quali dispositivi di sicurezza e tampone può prestare le prime cure e dare le prime rassicurazioni tanto desiderate e attese in questo difficile periodo. Questo il primo tassello indispensabile per fare da filtro agli ospedali e per rendere degno il servizio sanitario nazionale. È sempre il medico di medicina di base che conoscendo bene il suo paziente può prevenire e curare le altre patologie e indirizzare alle cure di secondo livello.

Valorizzare questa importante figura professionale significa riconoscerla, apprezzarla e dotarla di mezzi, apparecchiature e spazi che non siano gli angusti studi condominiali dove ogni ruolo di siffatta importanza non può essere svolto in efficienza ed efficacia. I milioni spesi per le nuove strutture covid potevano comprendere questi servizi essenziali nello scenario delle cure da prestare. Se non lo si è fatto non è mai tardi per farlo ora che l'esperienza ne ha dimostrato ancor più la imprescindibile utilità.

Un servizio sanitario efficace  non può misconoscere tutte le altre patologie che nel frattempo disattese gonfiano i numeri della letalità  e accrescono il senso di insicurezza verso un governo che proprio questo senso dovrebbe  saper dirimere.

26.10.20

LA SECONDA ONDATA DEL COVID-19: CHE COSA SI PUO' FARE SUBITO, CHE COSA SI DEVE FARE PER IL FUTURO


Sergio Frattini - Green Italia Campania

Di fronte alla seconda ondata della pandemia da Covid-19 è ormai inutile recriminare su quello che si poteva fare e non è stato fatto durante i mesi estivi, quando il peggio sembrava passato e i numeri della diffusione del virus erano sensibilmente calati: dal rafforzamento dei trasporti pubblici - che restano insufficienti e mal funzionanti in molte zone del Paese, specie nel Sud Italia, causando disagi cronici, code ed assembramenti - all’assunzione di medici e infermieri per far fronte alle accresciute esigenze di personale, dalla organizzazione di una rete articolata per il monitoraggio dei contagi e l’assistenza domiciliare ai pazienti all’ampliamento delle terapie intensive. 

I decisori politici, sia a livello nazionale che regionale, si trovano ora stretti tra la necessità di adottare nuove misure restrittive che riducono fortemente le libertà individuali, gli spostamenti e i contatti sociali e le pesanti conseguenze che queste portano sul piano economico, con il fermo quasi totale di numerose attività che danno da vivere a milioni di persone. 

Le polemiche sulla guerriglia scoppiata a Napoli la sera di venerdi 23 ottobre, quando gruppi violenti riconducibili all’estremismo politico e a bande malavitose si sono infiltrati nella manifestazione di protesta di imprenditori della ristorazione, commercianti e semplici cittadini contro il cosiddetto “coprifuoco” delle 23 e l’annuncio dell’imminente lockdown da parte del presidente della Campania De Luca, lasciano il tempo che trovano. In questi giorni le dimostrazioni spontanee si susseguono anche in altre città e c'è sempre il rischio che possano degenerare in scontri. 

Certamente la comunicazione ha la sua importanza e se un rappresentante delle istituzioni si rivolge ai cittadini con toni quasi punitivi, minacciando chiusure forzate di attività economiche senza prospettare alcuna forma di aiuto economico per le fasce sociali più colpite, deve aspettarsi una esasperazione delle tensioni, specie dopo avere attuato, negli anni precedenti, un depotenziamento della sanità pubblica, giustificabile solo in parte con ragioni di bilancio. 

Ad ogni modo ciò che adesso serve è formulare delle proposte, a breve, medio e lungo termine, per fronteggiare l’emergenza  e contenerne gli effetti. 

La creazione di un fondo permanente di sostegno alle categorie sociali più esposte alle conseguenze della pandemia, che non possono contare su stipendi ed entrate garantite, allontanerebbe dalla disperazione molte persone e rafforzerebbe la coesione nazionale in un momento così difficile. Analogo discorso varrebbe per il congelamento e il condono di versamenti fiscali e contributivi. Ovviamente non si parla solo del “popolo delle piccole  partite Iva” ma, soprattutto, di tutta la “zona grigia” (molto numerosa nelle aree meno ricche del Paese) rappresentata da lavoratori precari e del sommerso, sia in proprio che alle dipendenze, dediti alle attività più svariate e privi di qualsiasi visibilità fiscale.  

Sviluppare una rete di medicina territoriale, affiancata da un efficiente sistema informativo, che parta dai medici di base fino a presidi sanitari intermedi attrezzati per le emergenze, alleggerirebbe la pressione sugli ospedali e farebbe sentire i cittadini più sicuri e meno angosciati di fronte alla prospettiva di un contagio. 

Quanto agli aspetti più strettamente sanitari, è innegabile che, se è vero che le pandemie ci sono sempre state, le scelte scellerate degli ultimi decenni ne hanno sicuramente acuito le conseguenze. E’ ormai accertata la correlazione tra inquinamento ambientale e propagazione del virus e degli altri agenti patogeni, che in molti casi sono veicolati dal particolato inquinante, maggiormente presente nella pianura padana e nelle grandi aree metropolitane a causa soprattutto del traffico motorizzato. L’evoluzione decisa verso una mobilità più leggera e sostenibile abbatterebbe enormemente questo fattore di rischio. 

Analogamente, la eccessiva densità abitativa e edilizia, oltre a peggiorare la qualità della vita urbana, costituisce un moltiplicatore dei contagi, considerando che dove si costruisce troppo si costringe la gente a vivere ammassati l’uno all’altro, in ambienti che soffrono anche per la mancanza di ossigenazione e di ventilazione e dove, spesso, non c’è più letteralmente spazio per muoversi con facilità. Leggi nazionali e regionali, severe e coraggiose, per fermare la cementificazione che continua senza sosta e limitare il consumo di suolo non sono più rinviabili, così come un massiccio piano di forestazione urbana per l’assorbimento della CO2.

Insomma, la pandemia presente, come quelle con le quali saremo costretti a convivere nei prossimi anni, sono una ragione in più per spingere i decisori e le opinioni pubbliche a svoltare in maniera irreversibile verso un Green New Deal, che non è più solo una via per migliorare la nostra vita ma, molto probabilmente, l’unica soluzione per assicurare un futuro alle giovani generazioni.

20.10.20

"Creatività al potere" e utopie da trasformare in realtà per una Napoli piú vivibile, bella, accogliente e gentile


Per Napoli è giunto il momento di costruire  tutti assieme una proposta convincente e che possa veramente migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Crediamo che bisogna portare la "creatività al potere", utopie da trasformare in realtà, con una discussione sincera sui temi e aperta alla partecipazione delle forze, progressiste, ecologiste, delle esperienze civiche e territoriali, delle associazioni.

É importante ed utile non solo un confronto profondo attraverso il quale potrá nascere un’idea di città ma soprattutto é necessario scandire i tempi e le modalità di attuazione di una visione del futuro della cittá: Mobilità, Cura della cittá, Rifiuti, Sviluppo e turismo sostenibile, Verde urbano, Cultura, Partecipazione, dissesto idrogeologico, sicurezza, accoglienza...

Green Italia Campania è pronta a contribuire condividendo idee e proposte con le forze sane progressiste ed ecologiste della cittá per una Napoli piú vivibile, bella, accogliente e gentile.

Lo dichiarano Maria Gabriella Camera, co-portavoce Green Italia Campania e Carmine Maturo, co-portavoce nazionale Green Italia

28.9.20

Solidarietà al sindaco Enzo Falco e al giornalista Ciro Pisano

Green Italia si associa al moto di solidarietà che si e' mosso nei confronti di Enzo Falco e Ciro Pisano, minacciati di morte dalla criminalità organizzata, neanche una settimana dopo la chiusura delle urne. 
Una notizia - l'elezione di un uomo libero e competente come Enzo Falco a Sindaco di Caivano - che deve far solo gioire i cittadini di quel territorio e siamo sicuri che a breve questa cosa la capiranno in tanti. 
Alcuni nostri soci hanno percorso un poco di strada insieme a lui, un vero ecologista, verso un'idea di un territorio piu sostenibile e come Green Italia siamo fin troppo consapevoli della sua vera stoffa. La sua elezione, a differenza di quanto e' avvenuto purtroppo in comuni limitrofi, è un segnale fin troppo chiaro di dove i cittadini di Caivano vogliono andare...non si torna indietro. 
Siamo sicuri che Enzo con la sua giovialita ed il "buon gusto" per la vita dara' molto a questo territorio che ama. Chiaramente non sara' da solo in questa sua nuova avventura. 
Ancora auguri Enzo.

25.9.20

Ecoimpegni del candidato green #fase2

Nel corso della campagna elettorale la visione ecologista di Green Italia per il Futuro della Regione Campania ha registrato la condivisione di molteplici figure del panorama politico campano.

Con la sottoscrizione degli “ecoimpegni del candidato Green” i firmatari, appartenenti a diversi schieramenti, si sono impegnati ad intraprendere e a condividere una serie di azioni e pratiche fortememente caratterizzate da politiche ecologicamente sostenibili nei settori della partecipazione, dei parchi, del verde urbano, della legalità, della mobilità sostenibile e trasporti , dell'energia rinnovabile, del turismo sostenibile, dell'inquinamento, del mare, delle città e degli animali.

Green Italia prosegue il proprio percorso per contribuire alla costruzione di una regione con un forte impronta green.

Alcuni candidati sono stati eletti, altri hanno riportato un bel risultato e consenso in termini di voti.

"A tutti, chiediamo di proseguire, ognuno per la sua parte, in ogni istituzione presente o nella vita quotidiana. 

In particolare a quelli eletti e a quelli già presenti in altre amministrazioni pubbliche chiederemo un incontro a breve per individuare azioni condivise mirate a costruire concretamente una visione ecologista. In questa prospettiva,  saranno invitati a dare il loro contributo anche i firmatari che non sono stati eletti, il tutto con l'obiettivo costruire un vasto fronte ecologista."

Lo hanno dichiarato Carmine Maturo e Maria Gabriella Camera, co-portavoci Green Italia Campania



9.9.20

Sei veramente un candidato ecologista?

 



Spesso, durante le  fasi preelettorali, in particolare questa, scatta il fenomeno del Greenwashing.

Gran parte dei candidati si riempie la bocca, ma non il cervello e nemmeno di fatti, di temi ecologisti, attraverso un'operazione mediatica di greenwashing.

Ma cosa è greenwashing? E' una strategia di comunicazione di certe imprese finalizzata a costruire un'immagine di sé ingannevole sotto il profilo  della sostenibilità e il rispetto dell'ambiente

Il Greenwashing lo si usa anche in politica ed in particolar modo in questo periodo di aumentata sensibilità verso la tutela dell'ambiente.

Gli attivisti di Green Italia Campania lo sanno bene e per questo motivo hanno stilato un documento, degli ecoimpegni, un contratto tra elettori, ecologisti e candidati.

I candidati potranno sottoscrivere il documento sabato 12 settembre dalle 15,30 alle 19,00 presso palazzo Venezia in Via Benedetto Croce 19 Napoli.

Green Italia si impegna a diffondere, attraverso i propri canali, l'elenco dei candidati sottoscrittori, ma anche a controllare, nel caso venissero eletti se il patto sarà mantenuto.

Ecco gli ecompegni stilati dagli ecologisti di Green Italia


5.9.20

 


AVVISO A TUTTI I CANDIDATI DI TUTTE LE LISTE.
Sei un vero candidato ecologista? 
Sottoscrivi gli ecoimpegni di Green Italia Campania.
Sabato 12 settembre Open day dalle 15,30 alle 19,30 
Palazzo Venezia Napoli
info: greenitalia.campania@gmail.com



9.8.20

Scarichi trasparenti e altre opportunità

Olimpia De Simone - docente di Storia dell'Arte - Green Italia Campania

C’è un punto della fascia costiera dell’area metropolitana di Napoli, particolarmente emozionante, da cui si può godere contemporaneamente della vista del Vesuvio e di Monte Faito, ai piedi del quale si dipanano verso l’orizzonte, Pozzano, Punta Scutolo, Punta Campanella, Capri, e seguendo lo Skyline, Ischia, Procida, i Campi Flegrei , Napoli, la costa vesuviana... Ci troviamo tra Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, che da sempre si contendono la Petra Herculis, oggi conosciuta come “Scoglio di Rovigliano”, posta a pochi metri dall’arenile, a vivacizzare ulteriormente il paesaggio. Lo spettacolo che godono gli occhi è fortemente disturbato dal forte odore di fogna che emana il corso d’acqua che si unisce al mare! 
Storica risorsa del territorio, oggi nota come uno dei fiumi più avvelenati al mondo: il Sarno. 
I problemi che affliggono questo Fiume sono mille, annosi, intrecciati e stratificati. Toccano, in un modo o nell’altro, gli abitanti di quasi tutto il territorio regionale. Ci vorrebbero vari approfondimenti per comprenderli tutti e scoprirne le complesse responsabilità e ricadute. Cominciamo, per esempio, dal dragaggio del fiume: attività di manutenzione regolarmente espletata fino ad alcuni decenni fa, assolutamente inevasa ormai da troppo tempo, comporta l’aumento dell’inquinamento - che contamina anche il mare e la costa Vesuviana - ma, dato che in questo modo l’alveo del fiume si è ridotto enormemente, causa anche i ripetuti terribili episodi di esondazioni che, oltre i terreni e le coltivazioni di cibo destinato alle nostre tavole, invadono e contaminano le abitazioni nel raggio di alcuni chilometri. 

  

Vediamone un’altra: all’origine il Sarno e i suoi affluenti, Solofrana e Cavaiola, sono puliti e vitali. L’arcaico utilizzo del fiume come risorsa idrica da cui attingere per il fabbisogno di acqua delle popolazioni, ma anche in cui sversare per liberarsi dei residui prodotti - che nel corso dei secoli sono aumentati a dismisura con le stesse popolazioni e le loro attività sempre meno sostenibili per l’ambiente - fa sì che l’inquinamento del Sarno sia di duplice natura: da un lato conseguenza dell’anacronistica - ma ancora attuale - funzione di fogna ufficiale per una parte dei comuni che si collocano sul corso del fiume e, a catena, per tutti quelli dei Monti Lattari; dall’altra di scarico abusivo per tutti coloro che hanno rifiuti e residui di produzione - di varia natura - di cui liberarsi senza affrontare spese di depurazione, smaltimento o simili. 
Sul fronte della rete fognaria e dei relativi allacci al sistema di depurazione del territorio, il Governo della Campania ha recentemente dato un’accelerata andando verso l’alleggerimento dei liquami versati direttamente nel Sarno. Mentre per gli scarichi abusivi, sicuramente più velenosi e impattanti, si preferisce far finta che il problema non esista, demandando gli adempimenti necessari allo Stato e ai Comuni. Ma, se i comuni (circa 40 quelli afferenti al Sarno) non hanno il registro degli scarichi autorizzati nei corpi idrici, come si può procedere all’individuazione degli sversamenti abusivi, di qualsiasi natura essi siano? 
Personalmente e con La Città Armonica sono nella Rete a difesa del Sarno da 2 anni e 1/2, ma ne seguo lo sviluppo dalle primissime battute. La Rete a difesa del Sarno nasce a ottobre del 2017 dal lavoro di attivisti che riuscirono a mettere insieme singoli ed associazioni, dei vari comuni del vasto territorio afferente al Fiume, nella richiesta di impegno per il disinquinamento. In questi anni abbiamo cercato di fare un lavoro serio e approfondito di conoscenza, diffusione e proposta. Ma una delle difficoltà più importanti del nostro territorio è l’incapacità di fare corpo e sistema, disgregandosi nella rivalità campanilista. Nel corso del tempo abbiamo visto nascere e morire tante iniziative di gruppi di diversa natura intorno al Sarno, non ultimo il movimento delle scuole che, nel 2019, hanno realizzato un progetto di comunicazione con la collocazione di paline informatiche in diversi punti chiave del corso del fiume. Con La Città Armonica abbiamo deciso di aderire a tutte le iniziative riguardanti il nostro fiume e quindi, non ultima, a “Giù le mani dal Sarno”, ma ce ne occupiamo da parecchio e abbiamo organizzato convegni e conferenze con le scuole e in circoli privati per divulgare quanto più possibile le problematiche relative al corso d’acqua. Con la Rete avevamo anche avviato degli incontri con i consiglieri regionali, i quali si rivelavano completamente a digiuno in merito. Tutt’al più pensavano si trattasse di affrontare problemi di tipo idraulico e quindi si accontentavano che nel GPS, Grande Progetto Sarno, si progettasse la realizzazione di nuove vasche di laminazione e il raddoppio della foce, senza assolutamente affrontare il tema disinquinamento. Come comitati spontanei di cittadini abbiamo quindi lottato perché il Grande Progetto Sarno non diventasse una moltiplicazione della cloaca, ma si affrontasse il gravissimo inquinamento che sul corso del fiume cresce di metro in metro. 
A tutt’oggi però la programmazione regionale per il Sarno prevede addirittura una triplicazione della foce per ridurre il rischio di esondazioni, sorvolando completamente sull’opportunità di dragare e liberare vari metri cubi dell’alveo. 
Oggi la situazione degli attivisti è molto variegata e dalla Rete a difesa del Sarno sono nati alcune diramazioni: Le sentinelle, gli Amici etc. questi ultimi, di cui fanno parte i Green Italia, si sono distinti per mettere in moto un’azione di raccolta dati dalle amministrazioni comunali in nome della legge sulla trasparenza degli atti pubblici, abbinata alla legge regionale della Campania sugli scarichi nei corpi idrici che, a differenza delle altre regioni, prevede che il registro degli scarichi autorizzati sia a carico dei comuni (e non delle province/città metropolitane come nelle altre leggi regionali che partono da una normativa quadro nazionale). Questo per avere contezza di quanti siano i comuni inadempienti e quindi impossibilitati, per propria carenza, ad affrontare per risolvere il problema degli scarichi abusivi. Grazie a questa iniziativa, sappiamo che alcuni comuni del bacino idrografico del Sarno dichiarano guerra agli altri comuni accusandoli dell’inquinamento, ma di fatto essi stessi non adempiono all’obbligo del registro degli scarichi. 
L’azione continua per acquisire notizie certe da tutti i comuni del territorio e spingere le amministrazioni locali a lavorare insieme per debellare il dannoso fenomeno, seguendo l’esempio di situazioni analoghe affrontate con successo in altre zone d’Italia e d’Europa (cfr. Santa Croce sull’Arno).

29.6.20

L'Onda Verde Francese arriverà a Napoli


Una lungimirante alleanza di forze d’ispirazione democratica porta l’Ecologia al governo di grandi città della Francia.
Questa la strada per garantire un futuro agli esseri umani sul nostro Pianeta.
Anche a Napoli si lavora nella stessa direzione affinchè le istanze ecologiste europee abbiano voce in sintonia con le vere competenze ecologiste.
Questa la strada che Green Italia Campania sta battendo per il futuro di Napoli, Capitale del Mezzogiorno ecologista, e per tutti i Comuni in cui la cittadinanza è pronta per intraprendere il cambiamento necessario a guardare al futuro dell’Umanità.
Perchè siamo convinti che i cambiamenti climatici e la crisi ambientale e sociale si combattono a partire dai comuni.
Lo hannodichiarato o co.portavoce di Green Italia Campania Gabriella Camera e Carmine Maturo.

26.6.20

Domeniche "ecologiche": no, grazie

Abbiamo letto su alcuni organi di stampa la notizia di una proposta di tre domeniche cosiddette "ecologiche" al mese per il periodo estivo. Questa ipotesi ci deve far riflettere se si va verso una città e una mobilità sostenibile e veramente ecologica oppure si rimane impantanati in una visione autocentrica della città.
In una fase così critica come quella attuale - che in gran parte del mondo è stata anche da stimolo per ripensare in modo ecologico le città - questa proposta ha per noi Green Italia il sapore anacronistico del passato.
Ipotizzare week-end estivi in un periodo dell’anno con i più bassi flussi veicolari è perfettamente inutile dal punto di vista ambientale e non ha riscontri del recupero definitivo dello spazio pubblico da parte dei pedoni.
Alternative ci sono e del resto furono già avviate 8/9 anni fa all’interno di una visione strategica chiara che mirava a rendere Napoli una città contemporanea, alla pari di Copenaghen, Amsterdam, Siviglia e tante altre.
Su questa scia, non c'è nulla di nuovo da proporre ma solo azioni e iniziative già decise però finalmente da concretizzare.
Chiediamo che vengano attuate le più volte annunciate ZTL dei Quartieri Spagnoli, dei Vergini e del Vomero; che vengano riproposte la ZTL Epomeo e la ZTL del mare; che vengano ripristinati i vecchi orari della ZTL di piazza Dante e di via Duomo; che vengano realizzati i Km. di piste ciclabili contenute nel Piano approvato nel 2013; che siano attuate iniziative concrete di bike-sharing e car-sharing.
Insomma, basterebbe rispolverare solo vecchie delibere per combattere smog ed inquinamento.