30.4.21

La scomparsa Antonio Prisco leader e sindacalista dei riders campania, ci riempie di dolore.


 

"La scomparsa Antonio Prisco leader e sindacalista dei riders campania, ci riempie di dolore.

Sul suo profilo facebook compare in alto sotto il suo nome una frase di Alexander Langer: “Provate sempre a riparare il mondo”. E’ la frase che recentemente ci ripeteva ogni volta che ci incontravamo per ricordarci la sua anima ecologista. 

Chi ha conosciuto Antonio Prisco lo ricorderà per le sue lotte a sostegno dei più deboli, il suo coraggio e la sua determinazione. 

Ci mancheranno la sua infinita umanità e la sua gioia che ispirava il suo agire quotidiano.

Alla sua famiglia e alla sua compagna vanno le condoglianze e la vicinanza di Green Italia.

Lo hano dichiarato Annalisa Corrado Carmine Maturo co-portavoce di Green Italia 


17.4.21

Riapre il Real Bosco di Capodimonte. Chiuso nei we

 


Lunedí, con il passaggio in zona arancione della Campania riapre il Real Bosco di Capodimonte. La riapertura non é la risposta alle legittime richieste di residenti ed ecologisti. La domanda che gli amanti della natura e residenti fanno al Ministro é: Perché su uno stesso territorio Comunale l'apertura di un Parco cambia in base alla proprietà e la gestione? 
Cosí anche per i we "arancioni". I  parchi comunali saranno aperti, (Anche quelli definiti storici come la Villa Comunale, il parco Virgiliano o gli stessi giardini del Niccolini - naturale anticamera del Real Bosco) mentre quelli del Mibac saranno chiusi. É a questa domanda che dovrebbe rispondere Franceschini.
Green Italia Campania chiede al Ministro di adeguare l'orario e le giornate di apertura dei parchi di sua competenza a quelli di proprietà comunale che insistono sullo stesso territorio. Lo dichiara Carmine Maturo Co portavoce Green Italia


11.4.21

Riaprire il Real Bosco di Capodimonte.



Finalmente in Campania i parchi sono aperti
– l’ultima ordinanza del Presidente della Regione Campania sulle ulteriori restrizioni messe in atto in Campania decaduta il 5 Aprile, non rinnovata ulteriormente ha permesso infatti di riaprire parchi, piazze, ville comunali, lungomari e giardini pubblici tranne uno, il Real Bosco di Capodimonte, il più grande polmone verde della città. 

Una distesa di 134 ettari di verde negato ai cittadini del quartiere che da quando è stato chiuso corrono o passeggiano lungo il perimetro del Bosco di Capodimonte, nel traffico e sui marciapiedi, tra lo smog, macchine e motorini.

Green Italia Campania, unitamente ai cittadini del gruppo Facebook Capodimonte/Colli Aminei attraverso la sua amministratrice Giuliana de Lorenzo chiedono al direttore Bellenger ed al Ministro Franceschini che il Real Bosco, essendo non solo un parco storico ma da sempre anche un parco cittadino, si adegui all'apertura degli altri parchi urbani della città di Napoli e dare la possibilità ai cittadini del quartiere di fruire in sicurezza del loro Parco.

Sarebbe pertanto auspicabile, un incontro con il direttore Sylvain Bellenger con l'obiettivo di chiedere una deroga al Ministero e ridare la possibilità di fruizione ai soli residenti del quartiere, in tutta sicurezza, visto che in zona rossa per i residenti di altri quartieri è vietato spostarsi.

 Questo quanto dichiarano Carmine Maturo co-portavoce Green Italia, residente di Capodimonte e Giuliana de Lorenzo Cons. Municipalità 3

9.4.21

WWF, Legambiente, Green Italia, FIAB a confronto con l’Assessore Felaco: ribadita la richiesta di revoca della delibera di affidamento della Villa Comunale a privati. Gli ambientalisti apprezzano la sua scelta di approfondirne le procedure e di avviare finalmente dopo anni di richieste inascoltate il processo partecipativo per il Regolamento e il Piano del Verde


Si è tenuta il pomeriggio del 7 aprile  presso il Comune di Napoli, in simultaneo collegamento in remoto  e con la partecipazione anche del Presidente della Commissione Urbanistica, Mario Coppeto, la riunione  con l’assessore al Verde Luigi Felaco, sollecitata dalle associazioni ambientaliste napoletane in merito alle novità prodottesi relativamente alla riqualificazione dei parchi municipali ed urbani a fronte degli ingenti finanziamenti della Regione e della Città Metropolitana, ma soprattutto con riguardo alla convenzione con concessione per la manutenzione della Villa Comunale all’Associazione Premio  GreenCare e all’impresa Euphorbia. L’intento delle associazioni ambientaliste è stato quello di ribadire, anche con la imprescindibile richiesta di revoca di tale concessione, l’impegno da loro profuso in questi anni perché l’Amministrazione Comunale si dotasse, in linea con i dettami della Legge 10/2013 e con le Linee Guida del Ministero dell’Ambiente sulla gestione del Verde, del Censimento, Regolamento, Piano del Verde, anche con l’insediamento di un’apposita Consulta  tesa a favorire trasparenza e partecipazione per attuare una coerente strategia di potenziamento della rete ecologica, delle infrastrutture verdi e oggi più correttamente di forestazione urbana utile a contrastare gli altissimi livelli di inquinamento atmosferico e le criticità connesse ai cambiamenti climatici. Una strategia sul verde urbano volta a superare gli standard dell’ormai datato DPCM 1444/68 e la anacronistica e riduttiva funzione di verde attrezzato, laddove il verde, anche quello storico da tutelare nelle sue valenze paesaggistiche e di memoria, deve essere integrato in un vero e proprio tessuto connettivo della città occupando anche gli spazi liberi incolti per coniugare biodiversità e ruralità, contrastare il consumo di suolo e contribuire alla resilienza della città.

Le associazioni del Manifesto per il Verde sono giunte finanche a fine 2019, a conclusione di una successione di incontri allargati anche ad altri soggetti associativi e tecnici svolti presso la sede del Comune e in maniera volontaria per circa un anno e mezzo, ad articolare e consegnare ufficialmente una proposta di Regolamento del Verde pubblico e privato di Napoli che potesse avviare il necessario processo partecipativo per l’approvazione in Consiglio Comunale, oltre all'offerta di indirizzi al Piano,  una strutturazione della Consulta ed un approfondimento di regole per gli affidamenti.

Gli inascoltati appelli legati al dare sostanza a quel lavoro che sono seguiti da quella data hanno anche prodotto la discutibile strategia di spesa dei circa 30 M. di euro, con l’aggiunta di 5 M. di euro per ulteriori acquisti di specie arboree ed arbustivi, strategia che ha comportato, almeno per quanto attiene ai fondi regionali, una ben esigua ricaduta sul verde (meno del 5%), privilegiandosi le opere murarie e le attrezzature di arredo e ricreative. E, valutando gli studi di fattibilità propedeutici alla progettazione esecutiva e alla realizzazione delle riqualificazioni dei parchi comunali, è facile presumere che simile ricaduta sul verde avranno anche i fondi della Città Metropolitana, essendo analoghe a quelle dei parchi municipali le categorie di intervento previste per la spesa.

Ma la mancata dotazione di Censimento, Regolamento e Piano del Verde ha anche prodotto la stortura della concessione per la manutenzione triennale della Villa Comunale, la villa del popolo, gravemente compromessa dai lavori della Linea 6 della Metropolitana e che versa in condizioni di degrado a tutti note ad una ditta già individuata e pagata da una Associazione del terzo settore con soldi che saranno erogati dopo le concessione per beneficiare/godere/ dei benefici fiscali.

Le associazioni hanno compiutamente evidenziato all’Assessore Felaco e al Presidente Coppeto le principali criticità dell’atto riassumibili nelle note seguenti.

Nell’Avviso per la Manifestazione d’Interesse del giugno 2019 si parla di collaborazione di enti del terzo settore normata da convenzione per una durata massima di un anno, dato il carattere sperimentale dell’iniziativa e invece nella Deliberazione n. 100 del marzo 2021 viene approvato dalla Giunta un Piano Triennale di manutenzione della Villa Comunale e dato in concessione per tre anni. Questa associazione, che molto presumibilmente non ha i requisiti di una stazione appaltante, incarica senza evidenza pubblica l’impresa Euphorbia la quale redige direttamente (e non Premio GreenCare che stipula la convenzione) il progetto e il quadro economico relativo ai suoi compensi, ottenuti integralmente senza alcun ribasso, come avviene in quasi tutte le gare.

Ma questione ben più grave sollevata dalle associazioni all’Assessore e al Presidente della Commissione Urbanistica riguarda gli 850.000€ garantiti dall’Associazione Premio GreenCare, fondi che in realtà dovranno ancora essere raccolti con l’Art Bonus dalla stessa associazione che si può iscrivere sulla piattaforma solo perché ha in concessione la Villa Comunale. Cosa che ha fatto in tempi recentissimi ma senza poter indicare il progetto proprio perché l’iter di rilascio non è ancora concluso Se nell’avviso fosse stata garantita tale opportunità quante altri enti del terzo settore avrebbero partecipato e perché non si è iscritto direttamente il Comune su Art Bonus, avendo la diretta proprietà del bene?

Altra contraddizione evidenziata dalle associazioni ambientaliste è stata la coesistenza sulla Villa Comunale del finanziamento a valere su Fondi della Città Metropolitana di 2 M. di euro, per la cui spesa è stata già avviata la procedura pubblica da parte del Comune, distinta tra la fase progettuale e quella di appalto all’impresa.

Questa procedura ha tempi brevi tanto da potersi presumere che entro l’estate saranno appaltati i lavori. Cosa succederà nella Villa Comunale con due imprese operanti? Ed Euphorbia non concorrerà? Chi gestirà la logistica del cantiere? Perché il Comune avendo la possibilità di valutare anche un maggiore finanziamento per la Villa Comunale ha inteso limitarlo ai soli 2 milioni di euro e accettare poi il sostegno di anonimi benefattori che doneranno 850.000€ all’associazione solo dopo che la stessa avrà ottenuto la concessione?

È chiaro che il vulnus che ha prodotto queste evidenti criticità  è nell’assenza degli strumenti ordinatori, Censimento, Regolamento, Piano del Verde e lo spazio trasparente di confronto della Consulta, che avrebbero consentito non solo di disciplinare correttamente le forme pur auspicate di collaborazione tra pubblico, privato e privato sociale, ma soprattutto avrebbero garantito una strategia che gerarchizzasse le priorità di intervento senza spalmare i fondi su tutti i parchi ma con cifre dichiaratamente insufficienti (visto che poi si chiede il sostegno del terzo settore) a riqualificare correttamente il verde e non le aree attrezzate.

Il lungo confronto sulle criticità prodotte da una forse troppo affrettata deliberazione, anche suffragato dalle giuste riflessioni poste dal Presidente Coppeto, ha indotto l’Assessore Felaco a ringraziare le associazioni, riconoscendone ancora una volta la loro coerenza nell’agire, e a ravvisare l’opportunità di un approfondimento, anche in sede di Avvocatura, della procedura messa in atto, se non altro in doverosa autotutela dell’Amministrazione Comunale.

Ulteriore elemento di  soddisfazione per le associazioni è stata la promessa dell’Assessore ad attivare le procedure per dotare il Comune degli strumenti ordinatori di cui alla Legge 10/2013, partendo dal contributo offerto dagli ambientalisti insieme a tecnici esperti ben due anni fa di una prima ipotesi di Regolamento, indirizzi di Piano e forma della Consulta. Le associazioni hanno accolto positivamente questo pur tardivo proponimento, chiarendo che sarebbe pregiudizievole per il corretto avvio dei lavori non revocare la concessione che si sta dando  della Villa Comunale, atto maturato in maniera disordinata e affrettata in assenza degli strumenti ordinatori, di cui invece ora opportunamente ci si vuole dotare. E perché non rinviare alla riqualificazione prodotta della Villa con i fondi della Città Metropolitana le modalità di coinvolgimento del privato e del terzo settore (che vanno ben distinti negli specifici ruoli) secondo le norme previste da tali strumenti? 

Ulteriormente positiva è stata, infine, il riscontro dato dall’Assessore Felaco, ancor più avallato dal Presidente Coppeto, all’opportunità di individuare anche con il contributo delle associazioni le modalità per includere il Piano del Verde nella formulazione del PUC in corso, obiettivo utile ad acclarare il ruolo strategico del verde per rendere Napoli una città sostenibile e resiliente, avallando la recente scelta del Comune di entrare nel network delle Green City.


WWF Napoli
Legambiente Parco Letterario del Vesuvio
Legambiente IRIDE
Green Italia Campania
FIAB Napoli



25.3.21

In ricordo di Peppe Tarallo

 
di Maurizio Fraissinet

Chi ha conosciuto Peppe Tarallo ricorderà quel suo modo di agire pacato, il volto sereno la sua capacità di analisi delle situazioni politico – ambientali del territorio e quella sua parlata calma e forbita con un leggero quanto gradevole accenti cilentano.

Assunse una certa notorietà nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso quando divenne sindaco di Montecorice, un piccolo paese del Cilento meridionale con un territorio, però, di grande bellezza paesaggistica e naturalistica. Era la prima volta in Italia che diventava sindaco una persona con la tessera dei Verdi in tasca.

In quella veste si mosse per difendere il territorio del suo comune dalle mire avide di costruttori senza scrupoli che intendevano seppellire quelle bellezze sotto una coltre di cemento e asfalto. Costruttori a capo di imprese edili, che in alcuni casi erano perfino emanazioni di clan camorristici operanti nel capoluogo regionale, che non si facevano scrupolo, ovviamente, di comprare consiglieri comunali locali per ottenere ciò che volevano: il permesso per costruire.

E fu proprio sulla contrarietà ad un permesso per realizzare una devastante operazione di speculazione edilizia che perse la maggioranza in consiglio comunale e dovette dimettersi. 

Ovviamente non smise di lottare, mi chiamò per dirmi di stare molto attento al dibattito in corso in Commissione Consiliare Regionale Ambiente sulla perimetrazione del costituendo Parco Nazionale del Cilento perché sapeva di contatti dell’impresa / clan con consiglieri regionali della maggioranza per tagliare fuori l’area costiera interessata dai confini del Parco. Area costiera, aggiungo io, tra le più belle paesaggisticamente ed estremamente interessante sul piano naturalistico.

Il tentativo dell’impresa / clan dovette andare a vuoto perché nessun consigliere avanzò proposte di esclusione e l’area da allora ricade nei confini del Parco.

Peppe divenne poi anche Presidente del Parco Nazionale del Cilento – Vallo di Diano. Succedette a Vincenzo La Valva e fa parte dell’ultima generazione di Presidenti di Parco Nazionale scelti per le competenze ambientali territoriali. 

Per il suo impegno e la sua dedizione alla causa ambientalista - come hanno dichiarato Carmine Maturo e Gabriella Camera - co portavoce di Green Italia Campania - lo ricorderemo tra coloro che, a partire dagli anni ’70, hanno contribuito a costruire la storia dell’ambientalismo in Campania e non solo.

21.3.21

Villa Comunale di Napoli. NO alla gestione del verde ai privati senza un Regolamento e un Piano

Le associazioni ambientaliste chiedono la revoca del provvedimento di affido in gestione e la immediata apertura di un tavolo di confronto sul tema della gestione del verde pubblico e delle risorse economiche ad esso destinate.

L’assegnazione ad un’associazione della Villa Comunale per un periodo che va oltre l’ordinarietà e le regole, assunta da una amministrazione a fine mandato e senza alcun dibattito interno e nessun confronto pubblico, è irricevibile. 

Chiediamo la revoca del provvedimento e la immediata apertura di un confronto pubblico sul tema del verde pubblico e della gestione e dei finanziamenti ad esso destinati.

Auspichiamo lo sblocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione che consenta la ricostituzione delle piante organiche, per garantire la  professionalità e competenze nella gestione e manutenzione dei principali beni culturali e ambientali  della città.      

“Alla fine, dove non c’è stata capacità e volontà di valorizzare e gestire il verde pubblico, si fanno necessariamente avanti forme alternative di cura, per non rischiare di perdere il patrimonio arboreo della città. SI ad affidamenti e gestioni innovative  ma con regole e trasparenza, senza eludere il codice  degli appalti”- così si esprimono le associazioni ecologiste firmatarie di questo documento, che da anni e per loro mission seguono la situazione del verde a Napoli, ma “non  ritengono che per  la Villa Comunale di Napoli, con il suo carico storico e paesaggistico, sia il caso di applicare queste modalità”.

La difficoltà non si pone con l’associazione GREEN CARE, che mostra - da parte sua - una buona volontà di risposta ad un problema sempre più grave, ma è una questione di metodo, e diremo deontologica, da riportare in seno ad un'Amministrazione comunale che della vicenda Beni Comuni ha fatto un vessillo per tutto il suo doppio mandato.

La collaborazione pubblico/privato - preferibilmente terzo settore, imprese sociali ma anche cittadini in gruppi informali, organizzati e con i dovuti controlli, oltre all'imprenditoria classica - è una novità prevista ed utile ed è stata oggetto principale del lavoro partecipato sul Regolamento del Verde pubblico e privato della città di Napoli e su alcuni indirizzi di piano che pochi anni fa il Tavolo del Verde, composto da tecnici ed ambientalisti e convocato dalla stessa Amministrazione, elaborò e donó a costo zero all'Amministrazione Comunale.

C’è stato infatti un momento in cui con l’Assessore Borriello - uno dei vari succedutisi in questa amministrazione - le associazioni WWF, Legambiente e Green Italia, che avevano elaborato un Manifesto per il Verde in coordinamento con tante altre associazioni storiche napoletane, avevano ottenuto prima la costituzione di un Tavolo verde e poi la promessa della istituzione di una Consulta per il Verde, che però non si è mai concretizzata. Per supplire a questo vuoto totale le associazioni  ed i tecnici coinvolti  elaborarono e offrirono all’ Amministrazione, nel novembre 2019, una bozza di Regolamento del Verde che doveva costituire la base per l’approvazione definitiva in Consiglio comunale e che sarebbe stato un magnifico esempio di un processo partecipativo per il recupero del verde. Napoli resta una delle poche città italiane ancora senza questo strumento, come si evince anche dal rapporto di Urban Nature del WWF 2018.

Tutto questo non è accaduto ed oggi ci si trova, di punto in bianco, la storica Villa Comunale in procinto di essere affidata ad un soggetto privato senza che se ne conoscano i termini, le regole del contratto  e senza rispettare i limiti degli affidamenti che hanno un tempo massimo sperimentale di un anno. Non sappiamo neppure se, prevedendo l’accordo con GREEN CARE l’intervento di sponsor, sia stato  considerato il Regolamento per la disciplina e la gestione delle sponsorizzazioni  in vigore. Per di più in un momento in cui l’Amministrazione, con fondi sia propri che della Città metropolitana e della Regione e per un importo complessivo superiore ai 30 milioni di euro, si appresta a riqualificare diversi parchi cittadini appare incomprensibile che non si sia pensato ad un piano di gestione di tutto il patrimonio verde della città, destinato a morire nell'abbandono a meno di ulteriori benefattori che se ne prendano cura.

La novità della quale stiamo parlando rende evidente il fallimento su tutti i fronti di questa AC riguardo ad una tematica tanto delicata e tanto più grave per come già detto in merito all'importanza data alla gestione partecipata dei Beni Comuni.

E visto che non c'è neanche più la scusa delle elezioni imminenti, chiediamo con forza, oltre all'adozione del Regolamento attraverso l'iter consiliare e l'avvio dell'iter di affidamento del Piano del Verde, che il percorso del Tavolo del Verde - bruscamente interrotto - venga ristabilito e trovi il suo naturale compimento nella Consulta del Verde della Città di Napoli uno spazio di confronto di qualità e di garanzia per tutti, del quale sentiamo ancora di più la mancanza.


Le associazioni del Manifesto per il Verde della città di Napoli:

Ornella Capezzuto, Francesco Marino - WWF Napoli
Paola Silvi - LEGAMBIENTE Circolo letterario Vesuvio
Anna Savarese - LEGAMBIENTE Circolo IRIDE
Guido Liotti, Maria Gabriella Camera - Green Italia Campania
Teresa Dandolo - FIAB Cicloverdi

12.1.21

Piazza Bellini, ennesime oscene capitozzature. La gestione del verde di Napoli ancora senza regole


di Guido Liotti
direttivo Green Italia Campania

Errare è umano ma perseverare è diabolico. I pareri di esperti e sensibili di tecnici e cittadini sono continuamente inascoltati da questa Amministrazione Comunale.

A maggio, in un precedente articolo su questo spazio, facevamo il punto in merito alla complessa vicenda del Regolamento del verde cittadino pubblico e privato, l’istituzione della Consulta dedicata ed un Piano del Verde, fondamentale anche per l’uso delle risorse che sono entrate recentemente dalla Città Metropolitana.

Strumenti ancora assenti che invece avevano avuto, nel programma elettorale per il secondo mandato, un notevole risalto.

Mentre da un lato salutiamo con piacere il quintuplicare delle risorse messe a disposizione per la manutenzione del verde nel miracolato ultimo bilancio e l’innesto di poche nuove forze tra il personale dedicato, riteniamo ancora di più incoerente l’atteggiamento rispetto all'adozione dei preziosi strumenti citati. Del resto lo stesso Sindaco mesi fa aveva ammesso un difetto su questo tema e la necessità di mettere azioni in campo per un rapido recupero in questa chiusura di mandato.

L’Assessore Felaco riporta giornalmente su Facebook il bollettino di iniziative lodevoli, come le manutenzioni di periferia che non si facevano da anni, e non possiamo ovviamente non essere contenti riguardo alla  tanto agognata ripresa dei lavori per il Parco dell’Ex Gasometro al Vomero.

Ma è evidente la mancanza di un disegno integrato in merito a tutte queste azioni. Un’azione coordinata che si dovrebbe nutrire di uno spazio di confronto trasparente con tutte le forze competenti ed appassionate di questa città, come prevedeva del resto l'adozione della Consulta. Così facendo si eviterebbero una volta per tutte quelle situazioni oscene alle quali non ci siamo mai assuefatti, come l’intervento di Piazza Bellini di questi giorni.

Le foto che stanno girando e che vedete anche qui purtroppo parlano chiaro, si tratta dell’ennesimo intervento invasivo per quei poveri alberi. Una modalità verificata molto spesso in precedenza che non riusciamo a capire e tollerare più e che il Regolamento mancante, redatto insieme anche ad agronomi  e botanici esperti e donato gratuitamente a quest'Amministrazione qualche anno fa, metterebbe definitivamente da parte.

Ed eccoci ancora costretti nuovamente a coinvolgere tutte le forze attive in questo campo, indicendo a breve dei nuovi Stati Generali autoconvocati per il verde pubblico e privato cittadino.

Si sono persi altri quattro anni da quando li promuovemmo in questa fase amministrativa. E se desiderate fare il punto sulle vicende di questa consiliatura, che  scaturirono come conseguenza operativa di quella fase, ecco  il link che riporta al documento di Maggio 2020:   https://www.greenewsdeal.org/2020/05/

“Registriamo purtroppo ancora la vera e propria assenza di confronto dell’Assessorato e del Servizio competente nei confronti del Tavolo cittadino con associazioni ed esperti istituito dalla stessa Amministrazione con l'Assessore Borriello e sugli impegni assunti in precedenza” - dichiarano Carmine Maturo portavoce di Green Italia e  Maurizio Fraissinet del direttivo Green Italia - “Prendiamo atto di questa situazione di impasse e, insieme a tutta Green Italia Campania, chiediamo con forza all'Amministrazione di dare in tempi brevi, anche per dimostrare l'effettiva volontà politica di risolvere le problematiche rispetto alle gravi carenze riscontrate, risposte concrete al fine di evitare ulteriori disastri sul verde urbano”

5.1.21

Green Italia Campania: inserire nel Recovery Plan un progetto di resilienza del lungomare di Napoli. Maturo: intanto partiamo con il restauro del cosiddetto Molo Borbonico

di Enzo Russo





Il forte impatto emotivo causato dal crollo del moletto di via Caracciolo deve indurre ad alcune riflessioni utili per definire quali misure intraprendere per ridurre il rischio che episodi simili possano ripetersi. 
In linea di massima, i temi che questa vicenda fa emergere possono essere sintetizzati in tre punti:
1. Gli eventi estremi naturali, intensificatisi con il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici.
2. La cura del territorio, che deve essere efficacemente garantita da chi è delegato a questo compito.
3. La tutela della memoria storica.
La violenta mareggiata ha determinato tanti danni sul lungomare ma non è la prima e non sarà l’ultima.
C’è però un fattore nuovo.
Questi eventi, a causa dei cambiamenti climatici, diverranno sempre più frequenti e violenti e, per tale motivo, è necessario individuare misure di resilienza finalizzate a proteggere il lungomare, nel rispetto delle caratteristiche paesaggistiche dei luoghi.
Certo il crollo del moletto poteva essere evitato se gli interventi fossero stati tempestivi ma i poteri amministrativi che governano la fascia costiera sono molti (Demanio Marittimo, Autorità portuale, Comune di Napoli, Soprintendenza) e la lentezza delle procedure burocratiche è nota. Logica vorrebbe che gli Enti preposti individuassero soluzioni amministrative in grado di rispondere in modo adeguato e veloce alle emergenze.
La parte crollata va ricostruita ma questa azione  deve inserirsi in un quadro complessivo mirato a ripristinare le originarie condizioni di tutto il bordo del lungomare.

La soluzione progettuale del 1870, poi realizzata, che prevedeva una forma parabolica della sezione per assorbire la spinta delle onde e respingerle in modo passivo,  non opponendo resistenza alla violenza del moto ondoso e con fori di drenaggio per l’allontanamento delle acque nello stesso tempo, è ancora oggi una risposta ingegneristica efficace.

Inoltre essa  garantisce il  “contatto” fisico e percettivo tra la città e il mare, oggi ostacolato dalle scogliere realizzate nel 1980.
Da queste riflessioni è evidente che il moletto va ripristinato ma, in parallelo, è necessario e urgente procedere al restauro architettonico di tutto il fronte mare con attenzione all’individuazione di soluzioni resilienti e coerenti con le caratteristiche architettoniche dei luoghi, da salvaguardare e valorizzare anche ripristinando le misure di pedonalizzazione.
In una prospettiva strategica, questa proposta potrebbe essere inserita tra i progetti del Comune di Napoli da candidare nell’ambito del Recovery Plan, essendo perfettamente coerente con gli obiettivi individuati dall’Unione Europea mirati alla sostenibilità ambientale e alla resilienza ai cambiamenti climatici.
Intanto mentre la burocrazia farà il suo corso – come propone Carmine Maturo portavoce nazionale di Green Italia - “si potrebbe mettere mano al restauro del cosiddetto Molo Borbonico. Si potrebbero raccogliere, mettere in sicurezza e catalogare le pietre per poi ricostruire quel pezzo di identità del lungomare napoletano, tanto caro ai napoletani, così come è emerso dai social"

4.1.21

La protervia e la fragilità’ - La vicenda del Vigliacco pestaggio di un rider a Napoli.

Carmine Maturo - Enzo Russo



Nella vicenda del vigliacco pestaggio di un rider da parte di delinquenti, la violenza delle immagini ci catapulta “fisicamente” nella dura realtà che quotidianamente tanti lavoratori devono affrontare per guadagnare un tozzo di pane.

La protervia dei sei vigliacchi - assolutamente non motivabile da ragioni di disagio sociale, giovanile etc. - e la fragilità del lavoratore impongono riflessioni sulle nostre città, sulla desertificazione dovuta alla pandemia, sul degrado urbano e sulle insufficienti condizioni di sicurezza e di precarietà che caratterizzano il lavoro dei riders e in generale della qualità della vita urbana. Se ci si sofferma infatti sulla vicenda, appare evidente che, se il fatto non fosse stato ripreso da un coraggioso cittadino determinando la successiva solidarietà dei napoletani (12.000,00 euro raccolti in poche ore per ricomprare lo scooter), la vittima, oltre ai danni fisici e morali, sarebbe stato privato del suo unico mezzo di sussistenza che, in questo periodo, gli consente di “compensare” la perdita del lavoro di macellaio. In questo quadro, occorre fare una riflessione su come, attraverso la rigenerazione e la manutenzione urbana, si possa uscire dal degrado delle città, subdolo complice della microcriminalità.
In una società civile che ha il dovere di fornire a tutti garanzie per svolgere le proprie attività, anche quelle precarie o poco remunerative, con un minimo di tutela, sarebbe opportuno individuare un Fondo nazionale di garanzia sociale con forme compensative di carattere economico e assicurativo che consentano ai riders di svolgere la propria attività con maggiore serenità

16.12.20

Green Italia: La pista ciclabile Vesuviana non deve essere una scusa per smantellare la rete ferroviaria, vitale per il Porto di Torre Annunziata e per il trasporto pubblico locale

di Carmine Maturo - coportavoce Nazionale di Green Italia

La realizzazione di una pista ciclabile non puo’ essere la foglia di fico per smantellare il trasporto ferroviario.

L’area metropolitana di Napoli è tra quelle storicamente più infrastrutturata dal punto di vista ferroviario ma ciò non significa che questo automaticamente risponda adeguatamente alle esigenze di mobilità dei cittadini.
Oggi, infatti, l’inadeguatezza dei servizi offerti dagli Enti Gestori comporta un progressivo allontanamento dei cittadini. In questo quadro la soluzione non è quella di ridurre il trasporto su ferro ma di migliorarlo fornendo servizi adeguati, soprattutto per le caratteristiche ecocostenibili del sistema ferroviario e di quello tramviario, poco inquinante.

In parallelo l’incremento della mobilità ciclistica è un obiettivo primario per offrire ai cittadini valide soluzioni di trasporto, soprattutto nel raggio degli spostamenti entro 6 km, rappresentando la bici la migliore soluzione in termini economici e di sostenibilità ambientale.

Una visione strategica di pianificazione dei trasporti, quindi, dovrebbe ipotizzare soluzioni integrate che ottimizzino il trasporto ferroviario e tramviario con la previsione di una vasta rete ciclabile in ambito urbano e di adduzione alle stazioni ferroviarie per favorire l’intermodalità tra i due sistemi.

In questi anni la Regione Campania non si è distinta per portare avanti ragionamenti di mobilità sostenibile in linea con questi principi, non dotandosi, unica Regione in Italia, dell’obbligatorio Piano Regionale della Mobilità Ciclistica.

Ma, al di fuori di qualsiasi strumento di pianificazione e, anzi, in contrasto con il Piano Strategico della Città Metropolitana di Napoli e il Piano del Parco Nazionale del Vesuvio, ha deciso di “smantellare” la linea ferroviaria Torre Annunziata – Cancello per realizzare una pista ciclabile per 9 milioni di euro su pochi km, con costi medi superiori di dieci volte quelli ordinari per costruire normalmente una pista ciclabili ma  “utili e necessari” per smantellare il tratto ferroviario.

In tal modo si marginalizza il porto di Torre Annunziata rispetto a quelli di Salerno e di Napoli, privandolo di collegamenti ferroviari diretti con gli interporti di Nola e Marcianise.

Inoltre la distruzione del tracciato ferroviario priva i comuni dell’area vesuviana di utilizzare un potenziale sistema misto ferrotramviario a servizio di un agglomerato ci circa 200.000 abitanti.

In questo quadro Green Italia Campania chiede con forza al Presidente De Luca di tornare sui suoi passi con una scelta antistorica e di rivedere il progetto prevedendo il funzionamento della ferrovia e la realizzazione di un asse ciclabile parallelo.