9.11.21

CEMENTIFICAZIONE E CENTRI STORICI TRA DEGRADO, TUTELA E SPECULAZIONE: IL CASO DI FRATTAMAGGIORE

Immaginiamo che un giorno, a Napoli, decidano di buttare giù il palazzo Marigliano o il palazzo Venezia, con le loro ringhiere in ferro battuto, le pitture sui soffitti, gli stucchi e le cornici, per fare spazio ad un anonimo condominio di venti o trenta appartamenti. 

Immaginiamo che un giorno, a Roma, si demolisca qualche residenza nobiliare dell’epoca papalina, una di quelle in cui viveva il Marchese del Grillo, con il portale in travertino, le nicchie a bocca di leone per spegnere le torce e i ganci per legare i cavalli, per tirare su un residence con parcheggio.

Immaginiamo quei muri, quei balconi, quelle finestre, quei cortili  magari un po’ malridotti e fatiscenti che ci raccontano la storia dei nostri antenati, che sono come l’album di famiglia delle nostre città, spazzati via impietosamente dalle ruspe. Una barbarie? Eppure succede davvero. Non nel ventennio fascista, non nella Napoli di Lauro e dei palazzinari al potere ma oggi, nel ventunesimo secolo. Succede in molti Comuni delle nostre parti. Succede anche a Frattamaggiore, dieci chilometri a nord di Napoli.

Questa città, fondata secondo la tradizione dai profughi di Miseno che nel nono secolo d.C. scappavano dalle invasioni saracene, in un luogo coperto da una vegetazione fatta di cespugli e “fratte”, si conquistò un posto di rispetto nella Campania Felix grazie alla produzione e al commercio della canapa, che diedero lavoro a intere generazioni di uomini e di donne. I padroni di quella terra generosa si arricchivano e con il danaro guadagnato si costruivano sontuosi palazzi e li adornavano con edicole votive, per assicurarsi la protezione dei santi e un posto in Paradiso. Scavando per costruire le fondamenta di quei palazzi, a volte riemergevano dalla terra un vaso, un piatto o un pezzo di colonna appartenuti all’antica città di Atella o ai piccoli villaggi circostanti che esistevano prima dei Romani, i cui abitanti inventarono la prima forma un po’ rozza di teatro basata sulle maschere da cui deriva la nostra commedia. Poteva accadere che qualcuno decidesse di incastonare quel pezzo di colonna dentro un muro portante del palazzo, mostrandolo orgogliosamente come un lascito degli antichi progenitori. In epoca moderna la lavorazione della canapa si spostò nei grandi opifici costruiti in periferia, in cui lavoravano centinaia di operai, che oggi restano con le loro altissime ciminiere a ricordare una storia gloriosa, fatta di fatica, sudore, fanciullezza rubata e puzza di fibre macerate.

Tutto questo mondo sta scomparendo per sempre. Dagli anni ’70 in poi è andata avanti una distruzione progressiva del tessuto edilizio storico della città, che negli ultimi anni ha preso un’accelerazione impressionante, mentre gli uffici tecnici sfornano a ritmo continuo licenze per abbattimenti e ricostruzioni, oltre a quelle per le nuove cooperative edilizie, mostri di cemento che nascono come funghi e divorano gli ultimi fazzoletti di verde e di suolo libero. Quello che ha sopravvissuto nei secoli a invasioni barbariche, guerre e terremoti sta per cadere sotto i colpi impietosi della speculazione, che sta radendo al suolo palazzi antichi, lasciati per troppi anni nell’incuria e nel degrado, perché la loro manutenzione costa troppo e i proprietari, spesso eredi dei patrimoni delle ricche famiglie di un tempo, preferiscono disfarsene e incassare subito i soldi che vengono loro offerti dai costruttori o dai loro rappresentanti.  

Inutile aspettarsi una qualche forma di opposizione alla progressiva cancellazione della memoria storica e architettonica del territorio da parte dei politici locali. Più di una volta hanno contribuito essi stessi in prima persona al sacco della città, per interessi professionali nell’edilizia o per gli intrecci tra affari e politica che caratterizzano tutti i Comuni più o meno piccoli. Il cemento muove troppi soldi e tanti, tantissimi voti, e che importa se poi la gente non ha più spazio per muoversi e aria per respirare.

Quando vengono messi sotto accusa, i politici si difendono stizziti replicando che non sono loro a rilasciare le licenze edilizie e che queste non si possono negare se le nuove costruzioni sono in regola. Ad avvalorare la loro difesa vi è il Piano Casa, che in Campania, come in altre regioni, viene prorogato ogni anno con il pretesto di dare lavoro al comparto dell’edilizia e a tutto l’indotto che ci gira intorno e che consente di ampliare la volumetria esistente degli edifici fino al 35% in deroga allo strumento urbanistico vigente. Ma questa giustificazione regge solo in parte. Gli uffici tecnici sono guidati da dirigenti di nomina politica, che in genere rispecchiano gli indirizzi del governo cittadino. L’ultimo Piano Regolatore risale a più di venti anni fa. Le recenti amministrazioni comunali sono inadempienti perché hanno rimandato a oltranza la formulazione del nuovo PUC (Piano Urbano Comunale, la cui stesura è iniziata mesi fa ma procede molto a rilento), lasciando di fatto campo libero ad una cementificazione aggressiva, spregiudicata e senza regole. Di fatto non c’è - ed è difficile credere che sia una dimenticanza e non una omissione voluta - un limite alla edificazione in rapporto alla popolazione che possa garantire la vivibilità e non esistono norme di salvaguardia per tutelare gli edifici di pregio né alcun piano di recupero del centro storico (o di ciò che ne rimane). Eppure coloro che hanno governato Frattamaggiore in questi decenni si vantano di averle conferito il titolo di “città d’arte e benedettina”. Che, in questo scenario, suona come una tragica beffa, una vuota dicitura che appare sui cartelli stradali quando si entra in città e ci si ritrova immersi in un caos di palazzoni in costruzione, traffico, lamiere strombazzanti e gas di scarico, con le betoniere che vanno avanti e indietro come fossero mezzi di un esercito occupante.

Così, al posto di malandati palazzi storici, che stanno per essere distrutti tra nuvole di polvere e montagne di macerie, si preparano a sorgere enormi fabbricati di cemento armato e vetro di trenta o quaranta nuovi “quartini”, come si dice da queste parti. Case e ancora case, perfino su cinque o sei piani, che incombono sulle strette vie del centro storico e rubano gli ultimi pezzetti di cielo. A pochi metri dalla piazza principale, al posto di un giardino privato, stanno tirando su addirittura un grattacielo di sette piani che incombe minaccioso sui tetti a tegole vicini, un orrore che solo a vederlo fa rabbrividire e gridare vendetta. Nuove case di cui non c’è alcun bisogno - perché la popolazione non aumenta e in città si contano decine di appartamenti sfitti - che accresceranno il carico sulla rete idrica e fognaria fino a farla scoppiare e che riverseranno sulle anguste e sovraffollate strade cittadine centinaia di nuove automobili, inquinando sempre di più l’aria, che nelle ore di punta dei giorni lavorativi e nei week-end è già irrespirabile. I risultati di questa gestione scellerata e irresponsabile del territorio purtroppo già si vedono. Una follia legalizzata che guarda solo all’effimero profitto derivante da questa speculazione, di cui beneficeranno in pochissimi, e che renderà ancora più invivibile un territorio già congestionato dall’eccesso di cementificazione e da una densità abitativa ed edilizia tra le più alte d’Italia. Secondo i dati più recenti aggiornati al 2015, Frattamaggiore, con i suoi cinque chilometri quadrati di superficie, è al 14° posto nella graduatoria di tutti i Comuni italiani (su quasi 8mila!) per consumo di suolo, mentre nei primi dieci posti ci sono altri sette Comuni della provincia di Napoli (fonte ISPRA - Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale), e continua a salire in questa infelice classifica. Si sta saturando di costruzioni un territorio che avrebbe bisogno invece di spazi aperti, di verde, di servizi e strutture collettive, soprattutto per i bambini e per gli anziani, che ormai non hanno quasi più luoghi dove stare e d’estate soffrono più degli altri le ondate di calore aggravate dalla mancanza di alberi. La popolazione assiste senza reagire, spesso indifferente o troppo impegnata a pensare ai problemi della quotidianità.

Ma uno spiraglio di luce si sta aprendo in questa notte che, come diceva una canzone di qualche anno fa, “dovrà pur finire”. Un fronte di cittadini e di associazioni, tra cui quella che, non a caso, si è scelta il nome di “LiberiAmo Fratta” - nata per liberare la politica locale dalla morsa soffocante delle clientele e dell’affarismo e che pone al primo posto la difesa dell’ambiente, la cura dei beni comuni, la qualità della vita e la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo e che alle ultime elezioni è riuscita a far eleggere due consiglieri comunali - oltre al gruppo campano di Green Italia, ha detto basta e ha deciso di fermare questo scempio, lanciando l’allarme per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedendo di vederci chiaro su molte licenze edilizie “facili”. Anche la Soprintendenza per i Beni Architettonici è stata allertata, con l’apertura di un tavolo di lavoro avviato diversi mesi fa, con la richiesta di accendere i riflettori sul caso Frattamaggiore e di avviare procedimenti per "dichiarazione di interesse culturale" riguardanti diversi immobili storici che potrebbero essere così salvati dalla demolizione, tra cui un ex-canapificio che è uno splendido esempio di archeologia industriale e che qualcuno vorrebbe buttare giù per costruire al suo posto l’ennesimo complesso residenziale.

Non è una battaglia di pura nostalgia perché quei palazzi antichi, quelle facciate logorate dal tempo e dall’incuria, se curate, rimesse a nuovo, valorizzate, potrebbero creare un indotto economico duraturo e significativo, ospitando visite guidate, percorsi turistici, spazi museali ed espositivi, dare lavoro ad operai, artigiani e professionisti attraverso piani di manutenzione e riqualificazione urbana, finanziati con fondi regionali, nazionali ed europei, coinvolgendo anche le scuole del territorio con progetti di studio e di ricerca.

Bisogna fare presto, perché il rombo minaccioso delle ruspe incombe per radere al suolo le ultime speranze di vivere in una città con una identità e una dimensione umana. Quella stessa città, a pochi chilometri dalla capitale di un regno, che alla fine del Seicento vide nascere un genio assoluto della musica sacra come Francesco Durante: il quale, se tornasse a vivere oggi, di fronte a questa strage silenziosa che si consuma sotto i nostri occhi, forse troverebbe ispirazione per comporre uno dei suoi requiem.  

Sergio Frattini
Luigi Costanzo


14.10.21

Le Associazioni Ecologiste scrivono al Sindaco Manfredi

Lettera aperta al Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi



Al Sindaco di Napoli

Prof. Gaetano Manfredi


Gentile Sindaco,

alla vigilia del suo insediamento alla carica di Sindaco di Napoli, vogliamo che le giungano i nostri sinceri auguri di buon lavoro.

Auguri necessari per chi si accinge ad un compito importante e prestigioso ma sicuramente carico di forti responsabilità verso una città attanagliata da grandi problemi sociali e ambientali.

Su questi temi, le associazioni ambientaliste le hanno fatto pervenire una piattaforma che ha messo a fuoco proprio le più urgenti emergenze della città: inquinamento atmosferico e acustico, risparmio della risorsa acqua, verde pubblico e privato, rifiuti ed economia circolare, risorsa mare, turismo, lavoro e ambiente, Città Metropolitana e periferie.

Pur non essendo stato possibile incontrarla per un primo confronto, abbiamo molto apprezzato la lettera con la quale ha voluto rispondere al nostro documento e alle nostre sollecitazioni raccogliendo le nostre proposte quali “stimolo prezioso e contributo importante” valutate in sintonia con il suo programma.

Nel nostro documento, grande rilievo è stato da noi posto anche alla questione riguardante la governance e la partecipazione. Ribadiamo infatti anche qui la nostra richiesta affinché i temi ambientali trovino centralità nella sua prossima squadra di governo della città.

Le emergenze dettate dalla crisi climatica e ambientale e il ruolo che le grandi città europee sono chiamate a svolgere, impongono che anche Napoli dia risposte adeguate a queste sfide che ne determineranno la qualità della vita nei prossimi anni.

Le risorse economiche messe in campo dal PNRR, dovranno essere utilmente e prioritariamente impegnate per fornire finalmente risposte agli annosi problemi che affliggono il territorio metropolitano e che ne impediscono una vera rinascita. Ci riferiamo ai problemi dell’inquinamento della Terra dei fuochi, alle bonifiche dell’area est e dell’area ovest della città, al disinquinamento e alla depurazione delle acque, alla rigenerazione e riforestazione urbana, all’abbattimento di CO2 e degli inquinanti atmosferici che fanno di Napoli una delle città più inquinate d’Italia.

Non ci sarà Né ripresa né resilienza senza un adeguato sistema di monitoraggio delle associazioni ecologiste, richieste tra l’altro dall’Unione Europea e senza una discussione pubblica sul PNRR, le cui risorse devono essere declinate per migliorare la qualità della vita e del lavoro dei cittadini, per orientare in senso democratico il cambiamento tecnologico, per garantire una transizione ecologica fondata su uno stretto rapporto tra giustizia sociale e ambientale. La rivoluzione verde intrapresa già da molte città europee e da città italiane come Milano e Torino, deve vedere anche Napoli protagonista.

Un processo di tale portata insomma non può non coinvolgere i cittadini ed associazioni ecologiste.

Chiediamo pertanto che fin d’ora, fra i primi atti dell’Amministrazione, ci sia anche una decisa scelta verso la adozione di nuovi strumenti di partecipazione, più coinvolgenti, più determinanti e vincolanti, per garantire il coinvolgimento della società civile.

Occorre aprire una nuova stagione per la partecipazione dei cittadini alle scelte programmatiche che si andranno a fare su materie che li riguardano direttamente: cantieri partecipati, consulte con parere obbligatorio, tavoli di confronto, partecipazione alla stesura di regolamenti, campagne di sensibilizzazione che garantiscano un dialogo continuo con i cittadini a cui sicuramente andranno chiesti ulteriori sacrifici per contribuire al risanamento ambientale della città.

Le associazioni ambientaliste ribadiscono la richiesta di un assessorato trasversale dedicato alla transizione ecologica, di staff del Sindaco, che sia in stretto collegamento con tutte quelle deleghe che inevitabilmente dovranno essere di volta in volta coinvolte.

Occorre che il nuovo assessorato all’ambiente non cambi solo nome ma diventi strategico per le scelte politiche e di sviluppo della nuova città chiamata ad interpretare, programmare e attuare scelte di radicale cambiamento, che nel breve, medio e lungo periodo, siano in grado di corrispondere alle sfide globali che ci attendono e al green deal europeo.

Anche le associazioni ambientaliste intendono aprire, con la nuova amministrazione comunale, una stagione di confronto e di collaborazione, consapevoli del ruolo assegnato al terzo settore e alla società civile. Intendono dare vita a focus di approfondimento tecnico-scientifico su tutti i temi posti all’attenzione per contribuire a supportare al più alto livello possibile le scelte che coinvolgeranno la città e dar vita ad un osservatorio permanente sulla transizione ecologica in città.

Raccogliamo pertanto, con grande soddisfazione, la sua disponibilità a confrontarsi costruttivamente con noi e a “lavorare molto assieme” per il futuro della città.

Nell’attesa di poterla incontrare quanto prima personalmente, le rinnoviamo gli auguri e le porgiamo i nostri cordiali saluti

Napoli, 14 ottobre 2021


Legambiente Parco Letterario Vesuvio APS

WWF Napoli

Green Italia - Campania

FIAB Napoli Cicloverdi

Gente Green



10.10.21

VERDE PUBBLICO E GESTIONE DEI PARCHI


Ben vengano i privati e soprattutto il privato sociale in un sistema di regole certe. 

Un' attenzione differenziata va ovviamente fatta per le diverse tipologie come   per i parchi storici che possono e devono essere modelli più pubblici di partecipazione.

Il Comune di Napoli ha ottenuto risorse dal PNRR ora finalmente ci auspichiamo che non si perda più tempo per il verde della Città e per una transizione ecologica che non sia di facciata. Il Sindaco, la nuova giunta e il Consiglio potranno recuperare il tempo perso finora approvando una serie di strumenti che chiediamo da sempre: Regolamento e Piano del Verde che si integri con il nuovo PUC e guardi alla città metropolitana. 

Per dare qualità a tali strumenti restano fondamentali gli spazi di confronto veri tra decisori e cittadinanza e sarà prezioso istituire una Consulta dedicata con un impostazione più operativa .

In un quadro di regole certe e di trasparenza sarà possibile evitare gli errori del passato che hanno portato, ad esempio, alla revoca del provvedimento di affido della Villa Comunale, valutato illegittimo dalla stessa Avvocatura Comunale.

Agli interventi di Riqualificazione della Villa Comunale e del Parco Virgiliano, già finanziati e di prossima realizzazione, dovranno seguirne altri  per dotare anche le periferie di aree verdi di qualità e fruibili (i cittadini di Pianura, Soccavo, Scampia, San Giovanni, Ponticelli aspettano da anni questi interventi per uscire dal degrado in cui si trovano). Ovviamente va  urgentemente recuperato il gap di presenze di addetti pubblici  qualificati a tutti i livelli in questo settore per poter operare.

Infine va ricordato che la questione del rapporto tra pubblico e privato è già ampiamente trattata nel regolamento offerto da noi in bozza pochi anni fa.

Napoli 10 ottobre

FIAB Napoli Cicloverdi
Gentegreen APS
Green Italia Campania
Legambiente Iride
Legambiente Parco Letterario Vesuvio APS
WWF Napoli



30.9.21

RITORNANO AL CENTRO DEL DIBATTITO ELETTORALE I TEMI DELL’AMBIENTE E DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Concluso il confronto fra Associazioni ambientaliste e i candidati a Sindaco di Napoli

(FIAB Napoli Cicloverdi, Green Italia, Gentegreen, Legambiente IRIDELegambiente Parco Letterario Vesuvio APSWWF Napoli

Ieri 28 settembre si è chiuso il ciclo di  incontri fra le Associazioni ecologiste napoletane e i candidati a Sindaco di Napoli: Matteo Brambilla, Alessandra Clemente, Catello Maresca e Antonio Bassolino.  Il candidato Gaetano Manfredi  non ha partecipato agli incontri ed  ha inviato un contributo in risposta al documento inviato dalle Associazioni.

Sette le domande fatte dagli ambientalisti in estrema sintesi su tutti i temi della piattaforma presentata, sul futuro della città chiamata ad interpretare un nuovo modello di sviluppo improntato a scelte radicali e coraggiose verso la sostenibilità, per garantire qualità alla vita dei cittadini nei prossimi anni.

Di rilevante interesse é che tutti i candidati si sono dichiarati disponibili al confronto e consapevoli della ineludibile necessità di avviare una nuova stagione di consultazione e partecipazione “vera” dei cittadini alla “cosa pubblica”. 

Gli altri temi - dal  contrasto ai cambiamenti climatici, la transizione energetica, la mobilità sostenibile, la città policentrica e “dei 15 minuti”, il verde urbano sia pubblico che privato, il modello di economia circolare dei rifiuti, la restituzione del  mare e del porto ai napoletani, il turismo sostenibile come chiave di sviluppo, il recupero dell’identità culturale e promozione delle periferie e della intera area metropolitana - hanno trovato risposte che esprimono l’impegno dei candidati a Sindaco, per migliorare la qualità del territorio e della vita in città. 

Dagli incontri emerge che sarà particolarmente importante aumentare il numero e rinnovare le competenze all’interno del Comune, per supplire, da un lato, alla dotazione organica di personale ridotta all’osso e, dall’altro, per essere in grado di affrontare le problematiche ambientali che necessitano di conoscenza e capacità di gestione. 

Tutti gli interventi per contrastare il cambiamento climatico, in maniera trasversale nei diversi ambiti, sono certamente da approfondire: per questo gli ecologisti hanno chiesto al futuro Sindaco la creazione di un assessorato specifico.

Le Associazioni, prendendo atto dei propositi e delle indicazioni emerse, si sono assunte il compito di monitorare strettamente le azioni che i prossimi amministratori metteranno in campo sugli importantissimi temi trattati. 

Ai candidati è andato il ringraziamento e l’augurio per il prosieguo del loro impegno nelle istituzioni cittadine.

FIAB Napoli Cicloverdi

Green Italia

Gentegreen

Legambiente IRIDE

Legambiente Parco Letterario Vesuvio APS

WWF Napoli

Gli incontri si possono rivedere sulle pagine Facebook di ogni associazione. 

3.8.21

L’ insostenibile mobilità della funivia dei due Musei sulla città

 

Contributo per Repubblica Napoli del 3 agosto 2021

Carmine Maturo, Co-Portavoce Nazionale Green Italia
Anna Savarese, Presidente Legambiente IRIDE 



La Campania ha prodotto il suo Piano di Ripresa e Resilienza articolando le 6 Missioni su 30 progetti per un importo complessivo di poco più di 17miliardi e 200mila euro. Il vero asse portante del Piano è quello trasportistico (Missione 3) a sfavore anche delle altre 5 Missioni, in particolare della 2 relativa alla “Rivoluzione verde e alla transizione ecologica” i cui fondi dovevano costituire almeno il 37% del totale, destinandoli prioritariamente alla riconversione industriale, all’economia circolare, alla decarbonizzazione, alla rigenerazione urbana nell’ottica delle Green Cities, alle aree protette e infrastrutture verdi. Invece su tale Missione la Regione ha caricato moltissimi progetti relativi alla Missione 3 e cioè alle “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”.

Molte proposte di Mobilità sono il frutto dell’intesa con l'Ente Autonomo Volturno holding (EAV) e riguardano la realizzazione di funivie in tutti i luoghi attrattivi turisticamente. Si spazia dalla funivia del Vesuvio a varie nella Penisola Sorrentino-amalfitana, alla cabinovia lungo la costa flegrea e a Napoli alla funivia di connessione tra il MANN e il Polo Museale di Capodimonte. 

Su tutte le proposte ovviamente le nostre riserve principali consistono nella completa indifferenza ai luoghi di attraversamento, laddove le funivie, a differenza anche delle funicolari o dei treni a cremagliera, non percorrono il territorio ma lo sovrappassano collegando un punto di partenza con un punto di arrivo non soddisfacendo la domanda di mobilità diffusa a servizio dei cittadini e delle attività produttive, sociali e culturali. 

Per la funivia di Napoli la Giunta Regionale della Campania, ha recentemente approvato un finanziamento per la realizzazione della progettazione preliminare e definitiva del collegamento con funivia tra il Museo Archeologico Nazionale e il Museo di Capodimonte di Napoli.  Lo studio sulla funivia che si basa sullo studio di fattibilità realizzato dall'ACAM (Agenzia Campana Mobilità) è stato commissionato dall'Eav (il finanziamento per il progetto è di ben un milione e 348mila euro) e fa parte dei dieci progetti presentati dal governatore Vincenzo De Luca per la città di Napoli. Il progetto costerebbe dai 25 ai 30 milioni e vede già la disponibilità di gestori di funivie a cofinanziarlo, attratti sicuramente dai flussi previsti (960 posti disponibili, con un flusso massimo stimato di 3.300 viaggiatori al giorno) e dai costi dei biglietti. Occorre ora decidere se procedere con il progetto esecutivo con una gara internazionale, data la consistenza dell’importo. 

In sintesi è previsa la realizzazione di una funivia area che in 3 minuti dovrebbe superare un dislivello di 22 metri con un impianto lungo 1,6 km consentendo il collegamento tra il Museo Archeologico e quello di Capodimonte. Le stazioni di testa sarebbero a Piazza San Giuseppe dei Nudi (collegata al MANN con un tapis roulant) e sul Viale Colli Aminei (collegata al Polo di Capodimonte con un sottopasso pedonale). Vista la necessità di queste invasive e consistenti opere a corredo della funivia non si capisce perché non si possa ipotizzare una migliore connessione tra la Stazione Metro dei Colli Aminei e il Polo di Capodimonte.

La proposta, a detta dell’ACAM, sarebbe coerente col "Grande programma per il Centro storico patrimonio UNESCO”. Invece essa, oltre che lontanissima dall’ottica della mobilità sostenibile, è anche in contrasto con le raccomandazioni UNESCO per il Centro Storico ribadite nel Rapporto 2020 degli ispettori col quale si è invitata l'amministrazione di Napoli a trascurare opere sproporzionate per concentrarsi invece su lavori d'ordinaria amministrazione, quali monitoraggio e manutenzione, indispensabili per la salvaguardia dei monumenti della città, ponendo attenzione agli edifici monumentali, alla manutenzione del tessuto urbano, alle infrastrutture ed ai servizi pubblici esistenti in città.

Inoltre anche dal punto di vista dell’efficacia, la proposta della funivia semplicemente elude l’attuale problema di mobilità nel territorio di Capodimonte e, con il suo tragitto limitato e diretto, non indurrà i turisti a visitare il territorio circostante, penalizzando le tante espressioni culturali e sociali in esso presenti e soprattutto l’economia locale. La collina di Capodimonte infatti non è solo il Museo di Capodimonte ma è composta da un triangolo i cui vertici sono: Il Museo Archeologico, L'Albergo dei Poveri con l'Orto Botanico e la Reggia con il Parco di Capodimonte. All'interno di questo “Triangolo della Cultura” ci sono tantissimi attrattori storico-culturali che da questo progetto vengono completamente ignorati: I Vergini, la Sanità, Il Ponte della Sanità, le scale della Principessa Jolanda, Le Catacombe di San Gennaro, l'Osservatorio Astronomico, Il Moiariello ed il Paradisiello, Santa Maria degli Angeli alle Croci, Sant'Eframo Vecchio, l'Osservatorio Astronomico. Da anni Legambiente e Green Italia propongono ai turisti un trekking urbano attraverso la storica passeggiata del Moiariello, proprio per ricordare ai turisti e Amministratori che Capodimonte non è solo Parco e Reggia ma un territorio più vasto che necessita di rilancio economico e mobilità pubblica.

Affrontare il tema della mobilità nel vasto comprensorio di Capodimonte, dei Vergini della Sanità significa usare l’innovazione tecnologica e la logistica dei trasporti (ascensori, scale mobili, minibus elettrici, percorsi ciclabili e pedonali messi in sicurezza) valorizzando la morfologia del territorio, con le sue scale e i suoi percorsi verticali che connettono le tante vie panoramiche adagiate sulle curve di livello, quali Salita Stella, Miradois, Moiariello, Paradisiello, Sant'Eframo Vecchio, Ponti Rossi per citarne solo alcune che costituiscono esse stesse un patrimonio identitario culturale da far conoscere ai cittadini e ai tanti turisti attratti dalla stratificazione insediativa di Napoli.

Infine, e questa è una considerazione di metodo non meno importante di quelle di merito, scelte di tale incisività strategica e di così grande consistenza economica non possono essere fatte senza coinvolgere la cittadinanza in processi partecipativi e oggi soprattutto fuori da possibili strumentalizzazioni elettorali. Proprio per questo intendiamo essere parte propositiva e attiva della nuova stagione amministrativa con il prioritario obiettivo che i fondi messi a disposizione dal PNRR siano spesi presto, ma soprattutto bene, per iniziative e progetti coerenti con la strategia delle Next Generation EU e del Green Deal e da un’amministrazione comunale che sappia porsi in maniera autorevole e collaborativa con tutte le istituzioni e in un dialogo costante con la città, assicurando nuove ed efficaci forme di partecipazione democratica. 


21.7.21

NA’Green Polis: la proposta per “trasportare” Napoli nel futuro.


Siamo ben consapevoli della portata storica e politica delle prossime elezioni comunali, segnate dall’esperienza drammatica della pandemia che ha reso più evidenti le contraddizioni e le fragilità sociali, economiche e ambientali già presenti a Napoli, ma ha anche messo in luce elementi di forza e resilienza del sistema territoriale e nuove opportunità per il progetto di rilancio e di sviluppo della città favorito dal sostegno che ci dà l’Europa per la ripresa e la resilienza. 

Proprio per questo - spiega Carmine Maturo, co portavoce di Green Italia -  gli ecologisti napoletani di Green Italia/Gente Green intendono essere parte propositiva e attiva della nuova stagione amministrativa con il prioritario obiettivo che i fondi messi a disposizione dal PNRR siano spesi presto, ma soprattutto bene, per iniziative e progetti coerenti con la strategia delle Next Generation EU e del Green Deal e da un’amministrazione comunale che sappia porsi in maniera autorevole e collaborativa con tutte le istituzioni e in un dialogo costante con i cittadini, assicurando nuove ed efficaci forme di partecipazione democratica. 

“NA’ Green Polis - continua Maturo -  si rivolge a tutte le forze politiche, economiche e sociali e sintetizza i cinque temi centrali che Green Italia/Gente Green, col supporto dei suoi esperti e attivisti, offrono alle tante associazioni e a tutti i cittadini con cui da sempre interagisce, per costruire insieme la Napoli del futuro: una città che salvaguardando la sua  civiltà millenaria, le sue tante risorse culturali, naturali e paesaggistiche, valorizzi la creatività e l’ingegno, le competenze e le capacità dei tanti giovani, uomini e donne che sono disposti a impegnarsi perché Napoli si  riappropri del ruolo di Polo di eccellenza del Mediterraneo, in coerenza con le grandi sfide di questa fase storica, caratterizzata dall’esigenza di coniugare l’economia con l’ecologia, potendo così  creare sviluppo e occupazione, benessere e salute, proprio nelle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici e agli inquinamenti. “


5 punti per Napoli – NA’ Green Polis


1. Mobilità

Nonostante i grandi investimenti sulla rete ferroviaria, Napoli si caratterizza ancora per alti livelli di congestione da traffico, inquinamento atmosferico ed acustico, spazio pubblico degradato e in gran parte ostaggio delle auto. E’ necessario cambiare paradigma, passando da un modello autocentrico, tra i maggiori responsabili della crisi climatica,  a un modello di città 15 minuti, riequilibrando la distribuzione urbanistica delle funzioni territoriali in modo da ridurre gli spostamenti, restituendo lo spazio pubblico delle strade alla sua funzione storica di luogo di relazioni sociali e non a funzione asservita alle auto, sviluppando la mobilità pedonale, ciclistica e il trasporto collettivo. In questo scenario. alla scala comunale e metropolitana è necessario attivare concrete politiche di mobilità sostenibile, con vaste ZTL, assi pedonali di struttura (Piazza Plebiscito/Mergellina), isole pedonali in ogni quartiere, potenziamento del trasporto collettivo e della mobilità dolce.

2. Energia

Le indicazioni a livello europeo, soprattutto con il PNRR, impongono scelte immediate e coraggiose per riconvertire il sistema energetico con la riduzione dell’utilizzo di fonti fossili a favore di quelle rinnovabili. Napoli deve applicare politiche che favoriscano la riconversione dei sistemi energetici cittadini, partendo soprattutto dall’edilizia pubblica (scuole, attrezzature collettive, complessi residenzziali), dai  grandi poli (es. Centro Direzionale, futura Bagnoli etc.),  dalle aree industriali dismesse. Tale scelta dovrà essere in coerenza con i sistemi di produzione piu innovativi (facciate fotovoltaiche, edifici nZeb, etc) e non banalizzata da soluzioni ampiamente superate (pannelli fotovoltaici  su coperture)

3. Città Metropolitana







Gli ultimi anni hanno visto affievolirsi l’attenzione del tema sulla governance dell’area metropolitana, relegando le attività dell’Ente alla semplice funzione di bancomat per la suddivisione delle risorse ai 92 comuni con modalità da manuale Cencelli. La città Metropolitana deve essere tutt’altro e non una sommatoria delle realtà comunali. Vanno definite politiche urbane in grado di realizzare una metropoli policentrica e non schiacciata su una visione fortemente centrata sul capoluogo. Questa “rinascita”  deve partire dalla riqualificazione e rifunzionalizzazione delle aree dormitorio periferiche non solo di Napoli ma dei maggiori centri.  Le periferie devono trasformarsi in nuove centralità, non solo dotate di servizi adeguati ma rifunzionalizzate con attrezzature pubbliche, attività produttive, terziarie, con negozi di vicinato, parchi e attività per il tempo libero, in grado di restituire a questi “non luoghi” le caratteristiche di urbanità tipiche dei centri storici. Altro aspetto di enorme rilevanza è l’esigenza del recupero del rapporto tra le città costiere e il mare, con la riconversione dei porti di Napoli, Torre Annunziata e Castellammare, attraverso interventi finalizzati a liberare tratti inutilizzati dalle attività portuali,  per consentire l’accesso dei cittadini al mare e la continuità tra entroterra e mare, oggi negata da San Giovanni a Castellammare dalla presenza dei porti e del tracciato ferroviario che, in seguito alla realizzazione della linea al passante del Vesuvio, non ha più una sua rilevanza nazionale. Questa nuova condizione consente interventi di trasformazione in modalità ferrotranviaria che eliminerebbe la barriera fisica di separazione tra mare e fascia vesuviana recuperando il rapporto identitario e storico, anche a fini turistici, della Baia di Napoli con i centri costieri che ne fanno parte.


4. Natura in città. Resilienza e Biodiversità: Verde e Blu 

E’ necessario ampliare la rete ecologica urbana ed estenderla a quella metropolitana, che tenga ben presente tutte le preesistenze quali i Parchi e le Aree protette Regionali e Nazionali con le aree verdi che cingono la Città. Occorre creare una greenline che riconnetta tutte le aree esistenti. 

Una Greenline che preveda anche quelle aree che saranno oggetto di forte recupero ambientale, riorganizzazione e sviluppo urbano. In queste aree si dovranno inserire non semplicemente alberi, ma bisogna creare Nuovi Parchi urbani con destinazione plurima, che veda anche un deciso recupero della biodiversità. E’ necessario creare identità verde e trasformarli in luoghi di aggregazione e partecipazione. 

Altrettanto importante è la tutela e valorizzazione del mare, accelerando i processi di bonifica e di depurazione per promuovere Aree Marine Protette e garantire la balneazione non solo a Napoli ma nell’intero golfo su cui si affaccia la Città Metropolitana.


5. Turismo 






Vogliamo un turismo moderno, sostenibile e responsabile, legato al soddisfacimento del criterio di autenticità del contesto territoriale in cui è inserita la comunità. 

L’amore per la propria terra, il rapporto dei residenti con il territorio, è una qualità importante della città, ed oggi è alla base attrattiva di un luogo. “Voler bene” alla terra in cui si vive significa riappropriarsi del proprio territorio, curandolo e valorizzandolo, comunicando il piacere e la voglia di viverci, il che equivale anche a promuoverlo evidenziando le caratteristiche di autenticità e bellezza. 

Napoli non deve darsi l’obiettivo, velleitario e illusorio, di essere la prima città al mondo per arrivi e presenze. Napoli deve darsi un altro obiettivo, quello di essere la Città dove si sta meglio al mondo, dove stanno bene sia i residenti che gli ospiti, e deve trasmettere a tutto il mondo questa percezione e questa realtà, questa deve essere la base per una nuova strategia turistica, questo è il pilastro del turismo sostenibile e responsabile; i risultati arriveranno di conseguenza.


4.5.21

Giovedì 6 maggio ore 18 - Webinar “Infrastrutture verdi per contrastare i cambiamenti climatici. Regolamento e Piano del Verde: modelli di gestione del verde pubblico e privato"


Giovedì 6 maggio alle 18 grazie ai Ricostituenti per Napoli, le Associazioni promotrici del “Manifesto del verde per Napoli(FIAB Napoli Cicloverdi, Green Italia Campania, Legambiente IRIDE Napoli, Legambiente Parco Letterario Vesuvio, WWF Napoli) insieme anche ad ASSO.IMPRE.DI.A, presentano il webinar dal titolo “Infrastrutture verdi per contrastare i cambiamenti climatici. Regolamento e Piano del Verde: modelli di gestione del verde pubblico e privato”. 
L’evento sarà in diretta Facebook sulla pagina Ricostituente per Napoli al seguente link:  www.facebook.com/ricostituentepernapoli/.

In questo webinar si confronteranno, sui temi del verde pubblico, autorevoli responsabili tecnici di quattro Città Metropolitane: Bologna, Palermo, Roma, Torino. Si discuterà sugli obblighi per i comuni in materia di pianificazione del verde urbano. Con la legge n. 113/1992, modificata dalla L. 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, si introduce per i comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti l'obbligo di porre a dimora un albero per ogni neonato. Con la stessa legge n. 10/2013 si dispone che ciascun comune debba provvedere, obbligatoriamente, a censire e classificare gli alberi piantati, nell'ambito del rispettivo territorio, in aree urbane di proprietà pubblica. Il sindaco, durante il suo mandato, deve rendere noto il bilancio arboreo del comune, indicando il rapporto fra il numero degli alberi piantati in aree urbane di proprietà pubblica, dando conto dello stato di consistenza e manutenzione delle aree verdi urbane di propria competenza.

Altro tema rilevante è quello dei criteri ambientali minimi (CAM) per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura di prodotti per la cura del verde. Si rende obbligatorio di recente, sempre per i Comuni con una popolazione superiore ai 15.000 abitanti, di provvedere al Censimento arboreo complessivo (non solo di quello ai sensi della L. 113/92 degli alberi piantati per ogni neonato) cioè l’acquisizione dei dati - un vero e proprio catasto del verde - relativi alla vegetazione presente nel comune, la sua localizzazione, il suo stato di salute e le aspettative di vita. Il censimento arboreo diventa dunque lo strumento conoscitivo necessario per la redazione del Regolamento e del Piano del verde, strumenti rispettivamente utili per la manutenzione ordinaria e straordinaria e per la progettazione e valorizzazione del verde urbano.

Le domande ai relatori verteranno sull’organizzazione del processo partecipativo efficace per la costruzione di tali strumenti, di quali e quante figure professionali è dotato il settore del verde, di come sono stati normati e gestiti i Patti di collaborazione pubblico/privato, quali sono le modalità di affidamento per la manutenzione e progettazione del verde e in che modo sono attivati percorsi di formazione qualificata permanente del personale.

Un incontro di ascolto utile per la implementazione di un modello di gestione e di valorizzazione del verde a Napoli. Tema che le Associazioni dei Manifesto del Verde hanno già  sollevato da tempo. Le associazioni del Manifesto, insieme a rappresentanti degli ordini più interessati e tecnici esperti solo pochi anni fa proposero, nell’ambito dell’istituzione del tavolo del verde promesso su stimolo esterno dalla Amministrazione stessa, tavolo che doveva tradursi in Consulta (cosa mai avvenuta), in una prima bozza di regolamento e negli indirizzi di un Piano, oltre ad un regolamento specifico per gli affidi: tutti strumenti fondamentali purtroppo rimasti nel cassetto, come ricorda Guido Liotti che segue la vicenda per Green Italia Campania.

Tra i relatori,  oltre  Guido Liotti (Green Italia Campania), Ornella Capezzuto (WWF Napoli), Paola Silvi (Legambiente Parco Letterario Vesuvio), Sonia Bruno (Legambiente Iride Napoli), e Maria Teresa Dandolo (Fiab Napoli Cicloverdi) in rappresentanza del Manifesto del Verde, Alberto Patruno (Asso.Impre.Di.A.)

Il dibattito sarà coordinato da Giulia Agrelli e Pino Bruno, moderato da Anna Savarese di Legambiente  Iride e introdotto da Emanuela Coppola, urbanista dell’Università Federico II di Napoli.

30.4.21

La scomparsa Antonio Prisco leader e sindacalista dei riders campania, ci riempie di dolore.


 

"La scomparsa Antonio Prisco leader e sindacalista dei riders campania, ci riempie di dolore.

Sul suo profilo facebook compare in alto sotto il suo nome una frase di Alexander Langer: “Provate sempre a riparare il mondo”. E’ la frase che recentemente ci ripeteva ogni volta che ci incontravamo per ricordarci la sua anima ecologista. 

Chi ha conosciuto Antonio Prisco lo ricorderà per le sue lotte a sostegno dei più deboli, il suo coraggio e la sua determinazione. 

Ci mancheranno la sua infinita umanità e la sua gioia che ispirava il suo agire quotidiano.

Alla sua famiglia e alla sua compagna vanno le condoglianze e la vicinanza di Green Italia.

Lo hano dichiarato Annalisa Corrado Carmine Maturo co-portavoce di Green Italia 


17.4.21

Riapre il Real Bosco di Capodimonte. Chiuso nei we

 


Lunedí, con il passaggio in zona arancione della Campania riapre il Real Bosco di Capodimonte. La riapertura non é la risposta alle legittime richieste di residenti ed ecologisti. La domanda che gli amanti della natura e residenti fanno al Ministro é: Perché su uno stesso territorio Comunale l'apertura di un Parco cambia in base alla proprietà e la gestione? 
Cosí anche per i we "arancioni". I  parchi comunali saranno aperti, (Anche quelli definiti storici come la Villa Comunale, il parco Virgiliano o gli stessi giardini del Niccolini - naturale anticamera del Real Bosco) mentre quelli del Mibac saranno chiusi. É a questa domanda che dovrebbe rispondere Franceschini.
Green Italia Campania chiede al Ministro di adeguare l'orario e le giornate di apertura dei parchi di sua competenza a quelli di proprietà comunale che insistono sullo stesso territorio. Lo dichiara Carmine Maturo Co portavoce Green Italia