17.2.22

Carmine Maturo nominato ambasciatore del Patto europeo per il clima

 Green Italia Campania, ha il piacere di comunicare che la candidatura del nostro co-portavoce nazionale e regionale Carmine Maturo  è stata accolta dalla Commissione Europea, Direzione Generale per l’Azione per il Clima (DG CLIMA), che lo ha nominato ambasciatore del Patto europeo per il clima, a titolo personale.

Carmine Maturo

Il Patto europeo per il clima è un’iniziativa della Commissione europea.

Gli ambasciatori del Patto europeo per il clima sono persone che agiscono a titolo personale o a titolo professionale rappresentando la propria organizzazione, e non per conto della Commissione Europea.

Gli ambasciatori si impegnano a informare, ispirare e sostenere l’azione per il clima nelle loro comunità e reti in contributo al Patto europeo per il clima.
Adesso, e per i prossimi 12 mesi, avremo uno strumento in piú per poter continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, probabilmente con più efficacia e stando in rete con tanti altri ambasciatori del Patto europeo per il clima” ha così commentato la notizia
Carmine Maturo”

30.1.22

Parcheggio Molosiglio? Inutile e dannoso


Lascia perplessi la proposta dell’assessore Cosenza di voler realizzare un parcheggio al Molosiglio per “migliorare” l’accessibilità al lungomare. 

Tale scelta è decisamente opposta alle politiche di mobilità che da anni sono attuate in molte città europee e che mirano a ridurre i parcheggi nelle aree centrali a favore del potenziamento del trasporto pubblico. 

Tra l’altro lo dimostrano gli stessi dati, così cari all’assessore Cosenza, dai quali deriva l’inutilità di un intervento fortemente impattante che non risolve il problema ma diviene esso stesso parte del problema del traffico. 

Si ricorda che durante gli eventi dell’America’s Cup, per molti giorni oltre 500.000 persone raggiunsero via Caracciolo con il trasporto pubblico, sulla base di un dettagliato piano di mobilità articolato su parcheggi di scambio esterni (Frullone, Scampia, Centro direzionale etc) e potenziamento del servizio di trasporto pubblico su ferro e su gomma. 

Da tale esperienza derivò il Piano Particolareggiato della ZTL del Mare, con il quale per circa due anni il lungomare pedonale Caracciolo/Partenope è stato accessibile, da Mergellina a via Nazario Sauro, con dispositivi di traffico che utilizzavano la Riviera di Chiaia in doppio senso e le parallele a via Caracciolo (via Gramsci, via Piedigrotta, via Giordani), utilizzando tra l’altro viale Dohrn e le aree portuali come parcheggio.  

Tale dispositivo è stato sospeso solo a causa del crollo dell’edificio della Riviera di Chiaia il 4.3.2013.

Con la soluzione proposta da Cosenza di un parcheggio di medie dimensioni (300 posti), tenuto conto della sosta lunga che non consentirebbe un accettabile turn over, il numero aggiuntivo sarebbe appena di circa 2000 persone, a fronte delle centinaia di migliaia che nel periodo 2012-2013, con la ZTL del mare, raggiungevano il lungomare.

Ne vale la pena? Non è preferibile invece ripristinare il Piano Particolareggiato della ZTL del Mare, tenuto conto che sino al crollo dell’edificio alla Riviera aveva funzionato benissimo, con grande soddisfazione per i cittadini napoletani e fattore principale del rilancio del turismo dopo la crisi di immagine dovuta ai rifiuti?

Carmine Maturo
co-portavoce Green Italia

29.11.21

“Giù le mani dal lungomare: deve restare pedonale ed istituire almeno un'isola pedonale per ogni Municipalità”, l’appello degli ambientalisti

LE ASSOCIAZIONI LANCIANO RACCOLTA FIRME E IPOTESI REFERENDUM


Napoli, 29 novembre 2021 -  L’annuncio da parte del sindaco Gaetano Manfredi di restituire al traffico automobilistico via Partenope (tranne che nei weekend) anche dopo la riapertura della galleria Vittoria, ipotesi confermata dall’assessore alla mobilità Cosenza, ha gettato nello sconcerto le associazioni ambientaliste cittadine. 

Così Fiab Napoli Cicloverdi, Green Italia Campania, Legambiente Parco Letterario Vesuvio, Legambiente Iride, WWF Napoli e Gentegreen lanciano un appello all’amministrazione comunale e a tutti i cittadini per ribadire quanto sia fondamentale ed importante riappropriarsi dello spazio pubblico del Lungomare rifiutando un  modello di città auto-centrico.

Uno spazio che deve essere libero non solo dalle auto, ma anche dai tavolini che oggi invadono i marciapiedi, dove l’occupazione del suolo pubblico sia rigidamente determinata e con la possibilità di essere controllata, anche dai cittadini, con appositi segni posti sulla pavimentazione.

“Pensare di ritornare, in maniera definitiva, a un lungomare percorso dalle auto significa proiettare Napoli indietro nel tempo, restaurare una realtà dove inquinamento, congestione, degrado, occupazione dello spazio pubblico e assenza delle relazioni sociali sono i protagonisti incontrastati e facendo assumere, a tutta via Caracciolo, la funzione di autostrada urbana che si frappone come barriera fisica e dinamica tra la città e mare, luogo unicamente asservito alle auto”, affermano gli ecologisti. 

Un altro Lungomare, liberato dalle auto e vivibile, dove c’è continuità fisica e percettiva tra la città e il suo mare, è stato per i Napoletani grandi e piccoli (e non solo) un sogno che si è realizzato dal 2012 e che è diventato simbolo e immagine di una città che vuole essere alla pari delle grandi capitali europee. La dimostrazione? Gli eventi dell’America’s Cup quando centinaia di migliaia di persone hanno raggiunto il lungomare con i mezzi di trasporto pubblico. 

Dopo la riapertura della Galleria, invece di riaprire via Partenope come propone l’Assessore Cosenza, andrebbe riattivato lo schema di circolazione che utilizzava le tre parallele di via Gramsci, via Giordano Bruno e via Piedigrotta per pedonalizzare via Caracciolo, con il doppio senso di marcia sulla Riviera di Chiaia. 

Con tale soluzione è possibile la pedonalizzazione da Mergellina a Piazza Plebiscito.

Le motivazioni che inducono gli ambientalisti a voler conservare la pedonalità su via Partenope non attengono solo alla mobilità sostenibile,  ma anche ormai a fattori economici consolidati. È chiaro che investire sulla risorsa “bellezza”, crea considerevoli ritorni in termini economici, di immagine da vendersi sul mercato turistico, di miglioramento della qualità urbana. 

Gli ecologisti chiedono non solo che il lungomare ritorni ad essere pedonale, ma che ci sia un cambio di paradigma rispetto a tutta la mobilità cittadina, favorendone quella attiva, pedonale e ciclistica, attivando vaste ZTL, assi pedonali di struttura come quello già indicato Piazza Plebiscito/Mergellina, isole pedonali in ogni quartiere. 

Il tutto da sviluppare e attuare all’interno di un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile “al fine di soddisfare i fabbisogni di mobilità della popolazione, assicurare l'abbattimento dei livelli di inquinamento atmosferico ed acustico, la riduzione dei consumi energetici, l'aumento dei livelli di sicurezza del trasporto e della circolazione stradale, la minimizzazione dell'uso individuale dell'automobile privata e la moderazione del traffico, l'incremento della capacità di trasporto, l'aumento della percentuale di cittadini trasportati dai sistemi collettivi anche con soluzioni di car pooling e car sharing e la riduzione dei fenomeni di congestione nelle aree urbane”(vedi DECRETO 4 agosto 2017 - Individuazione delle linee guida per i piani urbani di mobilità sostenibile, ai sensi dell’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257)

Le associazioni firmatarie, che non escludono il ricorso a una raccolta firme e la richiesta di attivazione di un referendum in merito così come previsto dallo statuto comunale, chiedono al sindaco Manfredi un incontro urgente non essendo ammissibile che i cittadini e i portatori d’interesse non vengano coinvolti nei processi decisionali, soprattutto quando le scelte impattano così profondamente su abitudini, stili di vita e comportamenti delle persone.

Firmato da: 

Fiab Napoli Cicloverdi
M.Teresa Dandolo

Green Italia  Campania 
Carmine Maturo 

Legambiente Parco Letterario Vesuvio
Paola Silvi 

Legambiente Iride 
Anna Savarese
 
Gentegreen 
Guido Liotti

WWF Napoli
Franco Marino

18.11.21

GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI E FESTA DELL’ALBERO: 7 punti per salvare il verde a Napoli

In tutta Italia il 21 novembre si festeggia la Giornata Nazionale degli Alberi e le loro indispensabili capacità che permettono la proliferazione della vita:
assorbire l’anidride carbonica e rilasciare ossigeno, prevenire il dissesto idrogeologico, proteggere la biodiversità, mitigare il microclima urbano.
Tutte le regioni italiane sono coinvolte in iniziative dedicate a celebrare l’occasione
Questa giornata è a maggior ragione simbolicamente importante per la città di Napoli, che viene da più di un decennio di abbandono e maltrattamenti del suo patrimonio vegetale e arboreo, che ha ridotto gli alberi di questa città in condizioni davvero difficili e spesso anche pericolose per la loro stabilità.
Le associazioni ambientaliste e sociali cittadine  chiedono una netta inversione di tendenza alla nuova amministrazione di Napoli.
E propongono un’azione immediata su 7 punti essenziali , da attuare subito e quasi a costo zero per la nuova amministrazione
1 Approvazione immediata del REGOLAMENTO DEL VERDE DELLA CITTÀ, già regalato al Comune durante la scorsa amministrazione, elaborato dal gruppo di lavoro scaturito dal tavolo di associazioni, agronomi, archi
tetti paesaggisti ,come primo step del programma individuato nel “Manifesto del Verde” (allegato) ma  purtroppo “dimenticato” in qualche cassetto.
Regolamento di cui Napoli, tra le grandi città italiane,  è l’unica a essere sprovvista e che permetterebbe, una volta approvato, di eliminare tra le altre cose, potature sbagliate, interventi “fai da te” e un anarchia generale nel rapporto con i nostri alberi.
2 Terminare il censimento del patrimonio arboreo cittadino e la sua conseguente pubblicazione in rete sul sito del Comune di Napoli con strumenti informatici georeferenziati innovativi di interazione pubblico /istituzione.
3 Creazione di una Consulta a cui si possano iscrivere tutte le associazioni e soggetti informali come comitati e gruppi civici. Uno strumento innovativo per l’attuazione della convenzione di Aarhus da parte del Comune di Napoli, superando di fatto la funzione solo consultiva delle precedenti esperienze.
Nell’immediato si chiede la formalizzazione di tavoli tematici aperti che operino per il tempo necessario alla creazione della Consulta, anche con la presenza di tecnici professionisti.
4.  È  necessario il  potenziamento del settore verde nella pubblica amministrazione e nella città con nuovi professionisti agronomi, architetti paesaggisti, naturalisti e con giardinieri (ben formati ) che sostituiscano gli ormai tantissimi già andati in pensione .
5 Tutela e incremento della Biodiversità riqualificazione paesaggistica, resilienza ai cambiamenti climatici, qualità  come priorità e obiettivi da perseguire nella progettazione e riqualificazione delle aree verdi pubbliche con azioni che favoriscano habitat di biodiversità e corridoi ecologici .Una modalità di approccio al tema che sia la matrice di lavoro principale alla  base del Piano del Verde dedicato che dovrà essere parte integrante del PUC e del Piano di Adattamento Climatico. 
6. Abolizione del criterio del massimo ribasso nelle gare di progettazione e di esecuzione, a favore del criterio dell’offerta tecnicamente più vantaggiosa. (Il 62% di ribasso nelle ultime gare di manutenzione non è accettabile.) E affidamento dei lavori a ditte con documentata specializzazione nel campo del verde urbano.
7. Partendo dall’assunto  che la biodiversità parte dell’equilibrio tra specie diverse,  è necessaria anche la creazione di un regolamento della tutela degli animali- completo della parte sanzionatoria- in linea con la legge regionale numero 3  dell’ aprile 2019, oltre che di una carta degli animali, che ristabilisca un codice di comportamento tra il volontariato e le istituzioni.

 


Firmatari:

WWF NAPOLI-

LEGAMBIENTE CIRCOLO LETTERARIO PARCO DEL VESUVIO 

LEGAMBIENTE IRIDE

GREEN ITALIA CAMPANIA 

GENTE GREEN

FIAB NAPOLI CICLOVERDI

RICOSTITUENTI PER NAPOLI- coordinamento ambiente ed attività produttive (gruppo civico)

GAZEBO VERDE

HORSE ANGELS O.D.V. 

GEA-ETS

ANIMAL DAY

CambiaMÒ

ASOIM

COMITATO SALVIAMO LA VILLA COMUNALE

PROGETTO NAPOLI

FEDERCASALINGHE

ASSOUTENTI

LAC LEGA ANTIVIVISEZIONISTA

AMPA ODV-OSSERVATORI CIVICI CAMPANIA

CITTADINI CAMPANI PER UN PIANO ALTERNATIVI DEI RIFIUTI

CITTADINANZA ATTIVA IN DIFESA DI NAPOLI

LA MELA INSANA/ORTI URBANI

ROSSO AMBIENTALISTA

COMUNITÀ’ PARCO VIVIANI

COMITATO PORTO SALVO

LET’S DO ITALY

WE ARE URBAN! NAPOLI

COMITATO CIVICO VOMERO.

ACME’NAPOLI

GREENPOLIS

9.11.21

CEMENTIFICAZIONE E CENTRI STORICI TRA DEGRADO, TUTELA E SPECULAZIONE: IL CASO DI FRATTAMAGGIORE

Immaginiamo che un giorno, a Napoli, decidano di buttare giù il palazzo Marigliano o il palazzo Venezia, con le loro ringhiere in ferro battuto, le pitture sui soffitti, gli stucchi e le cornici, per fare spazio ad un anonimo condominio di venti o trenta appartamenti. 

Immaginiamo che un giorno, a Roma, si demolisca qualche residenza nobiliare dell’epoca papalina, una di quelle in cui viveva il Marchese del Grillo, con il portale in travertino, le nicchie a bocca di leone per spegnere le torce e i ganci per legare i cavalli, per tirare su un residence con parcheggio.

Immaginiamo quei muri, quei balconi, quelle finestre, quei cortili  magari un po’ malridotti e fatiscenti che ci raccontano la storia dei nostri antenati, che sono come l’album di famiglia delle nostre città, spazzati via impietosamente dalle ruspe. Una barbarie? Eppure succede davvero. Non nel ventennio fascista, non nella Napoli di Lauro e dei palazzinari al potere ma oggi, nel ventunesimo secolo. Succede in molti Comuni delle nostre parti. Succede anche a Frattamaggiore, dieci chilometri a nord di Napoli.

Questa città, fondata secondo la tradizione dai profughi di Miseno che nel nono secolo d.C. scappavano dalle invasioni saracene, in un luogo coperto da una vegetazione fatta di cespugli e “fratte”, si conquistò un posto di rispetto nella Campania Felix grazie alla produzione e al commercio della canapa, che diedero lavoro a intere generazioni di uomini e di donne. I padroni di quella terra generosa si arricchivano e con il danaro guadagnato si costruivano sontuosi palazzi e li adornavano con edicole votive, per assicurarsi la protezione dei santi e un posto in Paradiso. Scavando per costruire le fondamenta di quei palazzi, a volte riemergevano dalla terra un vaso, un piatto o un pezzo di colonna appartenuti all’antica città di Atella o ai piccoli villaggi circostanti che esistevano prima dei Romani, i cui abitanti inventarono la prima forma un po’ rozza di teatro basata sulle maschere da cui deriva la nostra commedia. Poteva accadere che qualcuno decidesse di incastonare quel pezzo di colonna dentro un muro portante del palazzo, mostrandolo orgogliosamente come un lascito degli antichi progenitori. In epoca moderna la lavorazione della canapa si spostò nei grandi opifici costruiti in periferia, in cui lavoravano centinaia di operai, che oggi restano con le loro altissime ciminiere a ricordare una storia gloriosa, fatta di fatica, sudore, fanciullezza rubata e puzza di fibre macerate.

Tutto questo mondo sta scomparendo per sempre. Dagli anni ’70 in poi è andata avanti una distruzione progressiva del tessuto edilizio storico della città, che negli ultimi anni ha preso un’accelerazione impressionante, mentre gli uffici tecnici sfornano a ritmo continuo licenze per abbattimenti e ricostruzioni, oltre a quelle per le nuove cooperative edilizie, mostri di cemento che nascono come funghi e divorano gli ultimi fazzoletti di verde e di suolo libero. Quello che ha sopravvissuto nei secoli a invasioni barbariche, guerre e terremoti sta per cadere sotto i colpi impietosi della speculazione, che sta radendo al suolo palazzi antichi, lasciati per troppi anni nell’incuria e nel degrado, perché la loro manutenzione costa troppo e i proprietari, spesso eredi dei patrimoni delle ricche famiglie di un tempo, preferiscono disfarsene e incassare subito i soldi che vengono loro offerti dai costruttori o dai loro rappresentanti.  

Inutile aspettarsi una qualche forma di opposizione alla progressiva cancellazione della memoria storica e architettonica del territorio da parte dei politici locali. Più di una volta hanno contribuito essi stessi in prima persona al sacco della città, per interessi professionali nell’edilizia o per gli intrecci tra affari e politica che caratterizzano tutti i Comuni più o meno piccoli. Il cemento muove troppi soldi e tanti, tantissimi voti, e che importa se poi la gente non ha più spazio per muoversi e aria per respirare.

Quando vengono messi sotto accusa, i politici si difendono stizziti replicando che non sono loro a rilasciare le licenze edilizie e che queste non si possono negare se le nuove costruzioni sono in regola. Ad avvalorare la loro difesa vi è il Piano Casa, che in Campania, come in altre regioni, viene prorogato ogni anno con il pretesto di dare lavoro al comparto dell’edilizia e a tutto l’indotto che ci gira intorno e che consente di ampliare la volumetria esistente degli edifici fino al 35% in deroga allo strumento urbanistico vigente. Ma questa giustificazione regge solo in parte. Gli uffici tecnici sono guidati da dirigenti di nomina politica, che in genere rispecchiano gli indirizzi del governo cittadino. L’ultimo Piano Regolatore risale a più di venti anni fa. Le recenti amministrazioni comunali sono inadempienti perché hanno rimandato a oltranza la formulazione del nuovo PUC (Piano Urbano Comunale, la cui stesura è iniziata mesi fa ma procede molto a rilento), lasciando di fatto campo libero ad una cementificazione aggressiva, spregiudicata e senza regole. Di fatto non c’è - ed è difficile credere che sia una dimenticanza e non una omissione voluta - un limite alla edificazione in rapporto alla popolazione che possa garantire la vivibilità e non esistono norme di salvaguardia per tutelare gli edifici di pregio né alcun piano di recupero del centro storico (o di ciò che ne rimane). Eppure coloro che hanno governato Frattamaggiore in questi decenni si vantano di averle conferito il titolo di “città d’arte e benedettina”. Che, in questo scenario, suona come una tragica beffa, una vuota dicitura che appare sui cartelli stradali quando si entra in città e ci si ritrova immersi in un caos di palazzoni in costruzione, traffico, lamiere strombazzanti e gas di scarico, con le betoniere che vanno avanti e indietro come fossero mezzi di un esercito occupante.

Così, al posto di malandati palazzi storici, che stanno per essere distrutti tra nuvole di polvere e montagne di macerie, si preparano a sorgere enormi fabbricati di cemento armato e vetro di trenta o quaranta nuovi “quartini”, come si dice da queste parti. Case e ancora case, perfino su cinque o sei piani, che incombono sulle strette vie del centro storico e rubano gli ultimi pezzetti di cielo. A pochi metri dalla piazza principale, al posto di un giardino privato, stanno tirando su addirittura un grattacielo di sette piani che incombe minaccioso sui tetti a tegole vicini, un orrore che solo a vederlo fa rabbrividire e gridare vendetta. Nuove case di cui non c’è alcun bisogno - perché la popolazione non aumenta e in città si contano decine di appartamenti sfitti - che accresceranno il carico sulla rete idrica e fognaria fino a farla scoppiare e che riverseranno sulle anguste e sovraffollate strade cittadine centinaia di nuove automobili, inquinando sempre di più l’aria, che nelle ore di punta dei giorni lavorativi e nei week-end è già irrespirabile. I risultati di questa gestione scellerata e irresponsabile del territorio purtroppo già si vedono. Una follia legalizzata che guarda solo all’effimero profitto derivante da questa speculazione, di cui beneficeranno in pochissimi, e che renderà ancora più invivibile un territorio già congestionato dall’eccesso di cementificazione e da una densità abitativa ed edilizia tra le più alte d’Italia. Secondo i dati più recenti aggiornati al 2015, Frattamaggiore, con i suoi cinque chilometri quadrati di superficie, è al 14° posto nella graduatoria di tutti i Comuni italiani (su quasi 8mila!) per consumo di suolo, mentre nei primi dieci posti ci sono altri sette Comuni della provincia di Napoli (fonte ISPRA - Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale), e continua a salire in questa infelice classifica. Si sta saturando di costruzioni un territorio che avrebbe bisogno invece di spazi aperti, di verde, di servizi e strutture collettive, soprattutto per i bambini e per gli anziani, che ormai non hanno quasi più luoghi dove stare e d’estate soffrono più degli altri le ondate di calore aggravate dalla mancanza di alberi. La popolazione assiste senza reagire, spesso indifferente o troppo impegnata a pensare ai problemi della quotidianità.

Ma uno spiraglio di luce si sta aprendo in questa notte che, come diceva una canzone di qualche anno fa, “dovrà pur finire”. Un fronte di cittadini e di associazioni, tra cui quella che, non a caso, si è scelta il nome di “LiberiAmo Fratta” - nata per liberare la politica locale dalla morsa soffocante delle clientele e dell’affarismo e che pone al primo posto la difesa dell’ambiente, la cura dei beni comuni, la qualità della vita e la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo e che alle ultime elezioni è riuscita a far eleggere due consiglieri comunali - oltre al gruppo campano di Green Italia, ha detto basta e ha deciso di fermare questo scempio, lanciando l’allarme per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedendo di vederci chiaro su molte licenze edilizie “facili”. Anche la Soprintendenza per i Beni Architettonici è stata allertata, con l’apertura di un tavolo di lavoro avviato diversi mesi fa, con la richiesta di accendere i riflettori sul caso Frattamaggiore e di avviare procedimenti per "dichiarazione di interesse culturale" riguardanti diversi immobili storici che potrebbero essere così salvati dalla demolizione, tra cui un ex-canapificio che è uno splendido esempio di archeologia industriale e che qualcuno vorrebbe buttare giù per costruire al suo posto l’ennesimo complesso residenziale.

Non è una battaglia di pura nostalgia perché quei palazzi antichi, quelle facciate logorate dal tempo e dall’incuria, se curate, rimesse a nuovo, valorizzate, potrebbero creare un indotto economico duraturo e significativo, ospitando visite guidate, percorsi turistici, spazi museali ed espositivi, dare lavoro ad operai, artigiani e professionisti attraverso piani di manutenzione e riqualificazione urbana, finanziati con fondi regionali, nazionali ed europei, coinvolgendo anche le scuole del territorio con progetti di studio e di ricerca.

Bisogna fare presto, perché il rombo minaccioso delle ruspe incombe per radere al suolo le ultime speranze di vivere in una città con una identità e una dimensione umana. Quella stessa città, a pochi chilometri dalla capitale di un regno, che alla fine del Seicento vide nascere un genio assoluto della musica sacra come Francesco Durante: il quale, se tornasse a vivere oggi, di fronte a questa strage silenziosa che si consuma sotto i nostri occhi, forse troverebbe ispirazione per comporre uno dei suoi requiem.  

Sergio Frattini
Luigi Costanzo


14.10.21

Le Associazioni Ecologiste scrivono al Sindaco Manfredi

Lettera aperta al Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi



Al Sindaco di Napoli

Prof. Gaetano Manfredi


Gentile Sindaco,

alla vigilia del suo insediamento alla carica di Sindaco di Napoli, vogliamo che le giungano i nostri sinceri auguri di buon lavoro.

Auguri necessari per chi si accinge ad un compito importante e prestigioso ma sicuramente carico di forti responsabilità verso una città attanagliata da grandi problemi sociali e ambientali.

Su questi temi, le associazioni ambientaliste le hanno fatto pervenire una piattaforma che ha messo a fuoco proprio le più urgenti emergenze della città: inquinamento atmosferico e acustico, risparmio della risorsa acqua, verde pubblico e privato, rifiuti ed economia circolare, risorsa mare, turismo, lavoro e ambiente, Città Metropolitana e periferie.

Pur non essendo stato possibile incontrarla per un primo confronto, abbiamo molto apprezzato la lettera con la quale ha voluto rispondere al nostro documento e alle nostre sollecitazioni raccogliendo le nostre proposte quali “stimolo prezioso e contributo importante” valutate in sintonia con il suo programma.

Nel nostro documento, grande rilievo è stato da noi posto anche alla questione riguardante la governance e la partecipazione. Ribadiamo infatti anche qui la nostra richiesta affinché i temi ambientali trovino centralità nella sua prossima squadra di governo della città.

Le emergenze dettate dalla crisi climatica e ambientale e il ruolo che le grandi città europee sono chiamate a svolgere, impongono che anche Napoli dia risposte adeguate a queste sfide che ne determineranno la qualità della vita nei prossimi anni.

Le risorse economiche messe in campo dal PNRR, dovranno essere utilmente e prioritariamente impegnate per fornire finalmente risposte agli annosi problemi che affliggono il territorio metropolitano e che ne impediscono una vera rinascita. Ci riferiamo ai problemi dell’inquinamento della Terra dei fuochi, alle bonifiche dell’area est e dell’area ovest della città, al disinquinamento e alla depurazione delle acque, alla rigenerazione e riforestazione urbana, all’abbattimento di CO2 e degli inquinanti atmosferici che fanno di Napoli una delle città più inquinate d’Italia.

Non ci sarà Né ripresa né resilienza senza un adeguato sistema di monitoraggio delle associazioni ecologiste, richieste tra l’altro dall’Unione Europea e senza una discussione pubblica sul PNRR, le cui risorse devono essere declinate per migliorare la qualità della vita e del lavoro dei cittadini, per orientare in senso democratico il cambiamento tecnologico, per garantire una transizione ecologica fondata su uno stretto rapporto tra giustizia sociale e ambientale. La rivoluzione verde intrapresa già da molte città europee e da città italiane come Milano e Torino, deve vedere anche Napoli protagonista.

Un processo di tale portata insomma non può non coinvolgere i cittadini ed associazioni ecologiste.

Chiediamo pertanto che fin d’ora, fra i primi atti dell’Amministrazione, ci sia anche una decisa scelta verso la adozione di nuovi strumenti di partecipazione, più coinvolgenti, più determinanti e vincolanti, per garantire il coinvolgimento della società civile.

Occorre aprire una nuova stagione per la partecipazione dei cittadini alle scelte programmatiche che si andranno a fare su materie che li riguardano direttamente: cantieri partecipati, consulte con parere obbligatorio, tavoli di confronto, partecipazione alla stesura di regolamenti, campagne di sensibilizzazione che garantiscano un dialogo continuo con i cittadini a cui sicuramente andranno chiesti ulteriori sacrifici per contribuire al risanamento ambientale della città.

Le associazioni ambientaliste ribadiscono la richiesta di un assessorato trasversale dedicato alla transizione ecologica, di staff del Sindaco, che sia in stretto collegamento con tutte quelle deleghe che inevitabilmente dovranno essere di volta in volta coinvolte.

Occorre che il nuovo assessorato all’ambiente non cambi solo nome ma diventi strategico per le scelte politiche e di sviluppo della nuova città chiamata ad interpretare, programmare e attuare scelte di radicale cambiamento, che nel breve, medio e lungo periodo, siano in grado di corrispondere alle sfide globali che ci attendono e al green deal europeo.

Anche le associazioni ambientaliste intendono aprire, con la nuova amministrazione comunale, una stagione di confronto e di collaborazione, consapevoli del ruolo assegnato al terzo settore e alla società civile. Intendono dare vita a focus di approfondimento tecnico-scientifico su tutti i temi posti all’attenzione per contribuire a supportare al più alto livello possibile le scelte che coinvolgeranno la città e dar vita ad un osservatorio permanente sulla transizione ecologica in città.

Raccogliamo pertanto, con grande soddisfazione, la sua disponibilità a confrontarsi costruttivamente con noi e a “lavorare molto assieme” per il futuro della città.

Nell’attesa di poterla incontrare quanto prima personalmente, le rinnoviamo gli auguri e le porgiamo i nostri cordiali saluti

Napoli, 14 ottobre 2021


Legambiente Parco Letterario Vesuvio APS

WWF Napoli

Green Italia - Campania

FIAB Napoli Cicloverdi

Gente Green



10.10.21

VERDE PUBBLICO E GESTIONE DEI PARCHI


Ben vengano i privati e soprattutto il privato sociale in un sistema di regole certe. 

Un' attenzione differenziata va ovviamente fatta per le diverse tipologie come   per i parchi storici che possono e devono essere modelli più pubblici di partecipazione.

Il Comune di Napoli ha ottenuto risorse dal PNRR ora finalmente ci auspichiamo che non si perda più tempo per il verde della Città e per una transizione ecologica che non sia di facciata. Il Sindaco, la nuova giunta e il Consiglio potranno recuperare il tempo perso finora approvando una serie di strumenti che chiediamo da sempre: Regolamento e Piano del Verde che si integri con il nuovo PUC e guardi alla città metropolitana. 

Per dare qualità a tali strumenti restano fondamentali gli spazi di confronto veri tra decisori e cittadinanza e sarà prezioso istituire una Consulta dedicata con un impostazione più operativa .

In un quadro di regole certe e di trasparenza sarà possibile evitare gli errori del passato che hanno portato, ad esempio, alla revoca del provvedimento di affido della Villa Comunale, valutato illegittimo dalla stessa Avvocatura Comunale.

Agli interventi di Riqualificazione della Villa Comunale e del Parco Virgiliano, già finanziati e di prossima realizzazione, dovranno seguirne altri  per dotare anche le periferie di aree verdi di qualità e fruibili (i cittadini di Pianura, Soccavo, Scampia, San Giovanni, Ponticelli aspettano da anni questi interventi per uscire dal degrado in cui si trovano). Ovviamente va  urgentemente recuperato il gap di presenze di addetti pubblici  qualificati a tutti i livelli in questo settore per poter operare.

Infine va ricordato che la questione del rapporto tra pubblico e privato è già ampiamente trattata nel regolamento offerto da noi in bozza pochi anni fa.

Napoli 10 ottobre

FIAB Napoli Cicloverdi
Gentegreen APS
Green Italia Campania
Legambiente Iride
Legambiente Parco Letterario Vesuvio APS
WWF Napoli



30.9.21

RITORNANO AL CENTRO DEL DIBATTITO ELETTORALE I TEMI DELL’AMBIENTE E DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Concluso il confronto fra Associazioni ambientaliste e i candidati a Sindaco di Napoli

(FIAB Napoli Cicloverdi, Green Italia, Gentegreen, Legambiente IRIDELegambiente Parco Letterario Vesuvio APSWWF Napoli

Ieri 28 settembre si è chiuso il ciclo di  incontri fra le Associazioni ecologiste napoletane e i candidati a Sindaco di Napoli: Matteo Brambilla, Alessandra Clemente, Catello Maresca e Antonio Bassolino.  Il candidato Gaetano Manfredi  non ha partecipato agli incontri ed  ha inviato un contributo in risposta al documento inviato dalle Associazioni.

Sette le domande fatte dagli ambientalisti in estrema sintesi su tutti i temi della piattaforma presentata, sul futuro della città chiamata ad interpretare un nuovo modello di sviluppo improntato a scelte radicali e coraggiose verso la sostenibilità, per garantire qualità alla vita dei cittadini nei prossimi anni.

Di rilevante interesse é che tutti i candidati si sono dichiarati disponibili al confronto e consapevoli della ineludibile necessità di avviare una nuova stagione di consultazione e partecipazione “vera” dei cittadini alla “cosa pubblica”. 

Gli altri temi - dal  contrasto ai cambiamenti climatici, la transizione energetica, la mobilità sostenibile, la città policentrica e “dei 15 minuti”, il verde urbano sia pubblico che privato, il modello di economia circolare dei rifiuti, la restituzione del  mare e del porto ai napoletani, il turismo sostenibile come chiave di sviluppo, il recupero dell’identità culturale e promozione delle periferie e della intera area metropolitana - hanno trovato risposte che esprimono l’impegno dei candidati a Sindaco, per migliorare la qualità del territorio e della vita in città. 

Dagli incontri emerge che sarà particolarmente importante aumentare il numero e rinnovare le competenze all’interno del Comune, per supplire, da un lato, alla dotazione organica di personale ridotta all’osso e, dall’altro, per essere in grado di affrontare le problematiche ambientali che necessitano di conoscenza e capacità di gestione. 

Tutti gli interventi per contrastare il cambiamento climatico, in maniera trasversale nei diversi ambiti, sono certamente da approfondire: per questo gli ecologisti hanno chiesto al futuro Sindaco la creazione di un assessorato specifico.

Le Associazioni, prendendo atto dei propositi e delle indicazioni emerse, si sono assunte il compito di monitorare strettamente le azioni che i prossimi amministratori metteranno in campo sugli importantissimi temi trattati. 

Ai candidati è andato il ringraziamento e l’augurio per il prosieguo del loro impegno nelle istituzioni cittadine.

FIAB Napoli Cicloverdi

Green Italia

Gentegreen

Legambiente IRIDE

Legambiente Parco Letterario Vesuvio APS

WWF Napoli

Gli incontri si possono rivedere sulle pagine Facebook di ogni associazione. 

3.8.21

L’ insostenibile mobilità della funivia dei due Musei sulla città

 

Contributo per Repubblica Napoli del 3 agosto 2021

Carmine Maturo, Co-Portavoce Nazionale Green Italia
Anna Savarese, Presidente Legambiente IRIDE 



La Campania ha prodotto il suo Piano di Ripresa e Resilienza articolando le 6 Missioni su 30 progetti per un importo complessivo di poco più di 17miliardi e 200mila euro. Il vero asse portante del Piano è quello trasportistico (Missione 3) a sfavore anche delle altre 5 Missioni, in particolare della 2 relativa alla “Rivoluzione verde e alla transizione ecologica” i cui fondi dovevano costituire almeno il 37% del totale, destinandoli prioritariamente alla riconversione industriale, all’economia circolare, alla decarbonizzazione, alla rigenerazione urbana nell’ottica delle Green Cities, alle aree protette e infrastrutture verdi. Invece su tale Missione la Regione ha caricato moltissimi progetti relativi alla Missione 3 e cioè alle “Infrastrutture per una mobilità sostenibile”.

Molte proposte di Mobilità sono il frutto dell’intesa con l'Ente Autonomo Volturno holding (EAV) e riguardano la realizzazione di funivie in tutti i luoghi attrattivi turisticamente. Si spazia dalla funivia del Vesuvio a varie nella Penisola Sorrentino-amalfitana, alla cabinovia lungo la costa flegrea e a Napoli alla funivia di connessione tra il MANN e il Polo Museale di Capodimonte. 

Su tutte le proposte ovviamente le nostre riserve principali consistono nella completa indifferenza ai luoghi di attraversamento, laddove le funivie, a differenza anche delle funicolari o dei treni a cremagliera, non percorrono il territorio ma lo sovrappassano collegando un punto di partenza con un punto di arrivo non soddisfacendo la domanda di mobilità diffusa a servizio dei cittadini e delle attività produttive, sociali e culturali. 

Per la funivia di Napoli la Giunta Regionale della Campania, ha recentemente approvato un finanziamento per la realizzazione della progettazione preliminare e definitiva del collegamento con funivia tra il Museo Archeologico Nazionale e il Museo di Capodimonte di Napoli.  Lo studio sulla funivia che si basa sullo studio di fattibilità realizzato dall'ACAM (Agenzia Campana Mobilità) è stato commissionato dall'Eav (il finanziamento per il progetto è di ben un milione e 348mila euro) e fa parte dei dieci progetti presentati dal governatore Vincenzo De Luca per la città di Napoli. Il progetto costerebbe dai 25 ai 30 milioni e vede già la disponibilità di gestori di funivie a cofinanziarlo, attratti sicuramente dai flussi previsti (960 posti disponibili, con un flusso massimo stimato di 3.300 viaggiatori al giorno) e dai costi dei biglietti. Occorre ora decidere se procedere con il progetto esecutivo con una gara internazionale, data la consistenza dell’importo. 

In sintesi è previsa la realizzazione di una funivia area che in 3 minuti dovrebbe superare un dislivello di 22 metri con un impianto lungo 1,6 km consentendo il collegamento tra il Museo Archeologico e quello di Capodimonte. Le stazioni di testa sarebbero a Piazza San Giuseppe dei Nudi (collegata al MANN con un tapis roulant) e sul Viale Colli Aminei (collegata al Polo di Capodimonte con un sottopasso pedonale). Vista la necessità di queste invasive e consistenti opere a corredo della funivia non si capisce perché non si possa ipotizzare una migliore connessione tra la Stazione Metro dei Colli Aminei e il Polo di Capodimonte.

La proposta, a detta dell’ACAM, sarebbe coerente col "Grande programma per il Centro storico patrimonio UNESCO”. Invece essa, oltre che lontanissima dall’ottica della mobilità sostenibile, è anche in contrasto con le raccomandazioni UNESCO per il Centro Storico ribadite nel Rapporto 2020 degli ispettori col quale si è invitata l'amministrazione di Napoli a trascurare opere sproporzionate per concentrarsi invece su lavori d'ordinaria amministrazione, quali monitoraggio e manutenzione, indispensabili per la salvaguardia dei monumenti della città, ponendo attenzione agli edifici monumentali, alla manutenzione del tessuto urbano, alle infrastrutture ed ai servizi pubblici esistenti in città.

Inoltre anche dal punto di vista dell’efficacia, la proposta della funivia semplicemente elude l’attuale problema di mobilità nel territorio di Capodimonte e, con il suo tragitto limitato e diretto, non indurrà i turisti a visitare il territorio circostante, penalizzando le tante espressioni culturali e sociali in esso presenti e soprattutto l’economia locale. La collina di Capodimonte infatti non è solo il Museo di Capodimonte ma è composta da un triangolo i cui vertici sono: Il Museo Archeologico, L'Albergo dei Poveri con l'Orto Botanico e la Reggia con il Parco di Capodimonte. All'interno di questo “Triangolo della Cultura” ci sono tantissimi attrattori storico-culturali che da questo progetto vengono completamente ignorati: I Vergini, la Sanità, Il Ponte della Sanità, le scale della Principessa Jolanda, Le Catacombe di San Gennaro, l'Osservatorio Astronomico, Il Moiariello ed il Paradisiello, Santa Maria degli Angeli alle Croci, Sant'Eframo Vecchio, l'Osservatorio Astronomico. Da anni Legambiente e Green Italia propongono ai turisti un trekking urbano attraverso la storica passeggiata del Moiariello, proprio per ricordare ai turisti e Amministratori che Capodimonte non è solo Parco e Reggia ma un territorio più vasto che necessita di rilancio economico e mobilità pubblica.

Affrontare il tema della mobilità nel vasto comprensorio di Capodimonte, dei Vergini della Sanità significa usare l’innovazione tecnologica e la logistica dei trasporti (ascensori, scale mobili, minibus elettrici, percorsi ciclabili e pedonali messi in sicurezza) valorizzando la morfologia del territorio, con le sue scale e i suoi percorsi verticali che connettono le tante vie panoramiche adagiate sulle curve di livello, quali Salita Stella, Miradois, Moiariello, Paradisiello, Sant'Eframo Vecchio, Ponti Rossi per citarne solo alcune che costituiscono esse stesse un patrimonio identitario culturale da far conoscere ai cittadini e ai tanti turisti attratti dalla stratificazione insediativa di Napoli.

Infine, e questa è una considerazione di metodo non meno importante di quelle di merito, scelte di tale incisività strategica e di così grande consistenza economica non possono essere fatte senza coinvolgere la cittadinanza in processi partecipativi e oggi soprattutto fuori da possibili strumentalizzazioni elettorali. Proprio per questo intendiamo essere parte propositiva e attiva della nuova stagione amministrativa con il prioritario obiettivo che i fondi messi a disposizione dal PNRR siano spesi presto, ma soprattutto bene, per iniziative e progetti coerenti con la strategia delle Next Generation EU e del Green Deal e da un’amministrazione comunale che sappia porsi in maniera autorevole e collaborativa con tutte le istituzioni e in un dialogo costante con la città, assicurando nuove ed efficaci forme di partecipazione democratica.