28.2.22

NapoliNegra, il libro di Vincenzo Sbrizzi - presentazione 4 marzo ore 18:00 IoCiSto - l'autore dialogherà con l'Assessore Luca Trapanese, Carmine Maturo e Mara Fortuna

Si terrà venerdì 4 marzo 2022 alle 18:00, nella saletta Giancarlo Siani della libreria “Io ci sto”, la presentazione di Napolinegra, libro di Vincenzo Sbrizzi edito da Iod Edizioni con prefazione di Isaia Sales. L'incontro è organizzato da Green Italia Campania e vedrà la partecipazione dell'assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli, Luca Trapanese. A dialogare con l'autore sarà Carmine Maturo, co-portavoce nazionale Green Italia e Mara Fortuna di IoCiSto.



«Presentare il libro nella sala dedicata a Siani è per me motivo di grande orgoglio ed emozione. Per un giornalista cresciuto a Torre Annunziata, Giancarlo non può che essere un punto di riferimento imprescindibile per le sue capacità professionali e il suo impegno sociale. Inoltre Napolinegra fa parte della collana “Cronisti scalzi” che la Iod Edizioni ha voluto dedicare alla sua memoria raccogliendo i testi che utilizzano il suo metodo per raccontare la realtà». Queste le parole dell'autore, insignito nel 2020 proprio del premio Giancarlo Siani per la ricerca “Torre Annunziata: tra camorra e deindustrializzazione”. A fargli eco è l'organizzatore dell'evento Carmine Maturo. «Ha ragione Vincenzo Sbrizzi, Napoli è Negra perché è accogliente e multietcnica, lo dimostra il fatto che i napoletani hanno elevato a simbolo della rinascita della propria città un dio africano: il dio Nilo. Sbrizzi – conclude Maturo - nel suo libro lo racconta bene descrivendo l’accoglienza dei napoletani e il rapporto affettivo che i migranti sviluppano con i vari quartieri popolari della città

». 

SINOSSI

Venticinque storie di persone che hanno dovuto affrontare il mare per mettere in salvo la propria vita. Persone rapite e vendute come schiavi nel deserto. Persone che hanno visto la morte appropriarsi di tutto intorno a loro. Storie vere di migranti intervistati dall'autore che in comune hanno il viaggio e la sofferenza ma anche la voglia di prendersi il futuro che hanno sempre sognato. Come Adam che è partito a 14 anni dal Mali per diplomarsi a 25 anni in Italia o come Justina che si è salvata dalla prostituzione grazie a Chris conosciuto in Libia. Come Paboy che ha rimosso completamente le settimane di tortura in Libia o come Rachelle che lì ha perso l'amore della sua vita. Come Saeid arrivato in Italia in un container o come Fata che ha visto un suo amico scomparire nella sabbia. Come Abrar picchiato a sangue tra le strade di Napoli o come Bechir che ha rischiato di morire per un problema cerebrale in attesa dei documenti. E poi le torture subite da Kebe', da Dimitri, da Abdul o le angherie della burocrazia che i decreti sicurezza hanno alimentato. Venticinque storie di persone che vivono tutti la loro nuova vita a Napoli, città “irregolare” come loro e forse per questo l'unica capace di dargli un po' di accoglienza.

L'AUTORE 

Vincenzo Sbrizzi è un giornalista professionista di Torre Annunziata (Napoli). Nato nel 1984, è laureato in Scienze della comunicazione all'Università degli studi Suor Orsola Benincasa con una tesi in Storia delle mafie, relatore Isaia Sales. Ha frequentato un master in Marketing e comunicazione digitale alla Business school de “Il Sole 24 ore” e masterclass di social media e copywriting al “The Guardian” di Londra. Ha lavorato per Striscia la notizia, Fanpage, Il Mattino, Roma, Optima Italia e attualmente lavora per Napolitoday e Today del gruppo Citynews. Ha pubblicato insieme a Simona Melorio, per Editoriale Scientifica, il saggio “Torre Annunziata: tra camorra e deindustrializzazione” con cui ha vinto il Premio Giancarlo Siani 2020.

NOTA DELL’EDITORE

“Cronisti Scalzi” è la nuova collana della Iod edizioni che ha l’ambizione di raccogliere i racconti, le narrazioni e le storie di giovani cronisti delle periferie, dentro e fuori le mura delle nostre città, impegnati a resistere a un giornalismo che va sempre più adeguandosi al conformismo del pensiero dominante e ai poteri forti.  
Siamo convinti che oggi più che mai sia necessaria una nuova generazione di cronisti che sappiano vivere, con la mente e con il cuore, i quartieri, i vicoli e le piazze delle periferie degradate, per raccontare con passione i fatti e i volti delle persone che ogni giorno si impegnano per costruire nel loro piccolo una chiara e consapevole alternativa al degrado sociale e allo strapotere dei clan della camorra.  
Vogliamo dare, così, spazio, insieme ad autorevoli voci del giornalismo d’inchiesta, a quei giovani giornalisti precari, che continuano a essere presenti sul posto, a piedi scalzi, e che conservano la memoria, lo stile e il metodo di Giancarlo Siani,  giornalista precario, ucciso dalla camorra la sera del 23 settembre del 1985,  e definito  da Erri De Luca «cronista scalzo».
«Negli anni Settanta» racconta lo scrittore e intellettuale a noi caro, «ci piacevano della Cina i medici scalzi che andavano nei villaggi a tentare la prevenzione delle malattie. Giancarlo era un giornalista scalzo, non aspettava le notizie per riportarle, ma cercava il meccanismo sanguinoso che le produceva. Erano gli anni dell’arrembaggio, il terremoto aveva raso al suolo la decenza, tutto era lecito per arricchirsi, la vita valeva uno sputo. La malavita si spartiva nel sangue i centimetri dei marciapiedi, sulla città piovevano miliardi ma non riuscivano a toccare terra, tutti intercettati a mezz’aria. Giancarlo conosceva Torre Annunziata, che non è cognome e nome di una signorina ma comune vesuviano digradante sul golfo e degradato mattatoio di morti ammazzati per quasi niente. Giancarlo lì aveva amici e raccoglieva notizie fresche di cose sempre più sporche. Si procurava facilmente la simpatia e la stima, aveva modi semplici per natura e un garbo frutto di educazione familiare. Riusciva a fare conversazione con chiunque in pochi minuti, ma senza fare l’amicone, con misura invece e a bassa voce. Queste doti facevano coppia con un coraggio fisico naturale».


27.2.22

Tra pochi giorni si svolgeranno le elezioni della Città metropolitana di Napoli. Chi vota? Chi viene eletto? Cosa si deciderà? A pochi è consentito sapere...

Carmine Maturo
European climate pact ambassador Italy

Enzo Russo
Architetto Urbanista

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Tra pochi giorni si svolgeranno le elezioni della Città metropolitana di Napoli.

Per le loro caratteristiche di elezioni di 2° livello, cioè non con il voto diretto dei cittadini ma dei rappresentanti eletti nei consigli comunali, i cittadini non vengono nè presi in considerazione ne' vengono coinvolti e nemmeno informati sui programmi e sulle motivazioni che spingono consiglieri comunali e sindaci a candidarsi.

A molti sfugge la forte rilevanza di questa fase, evidentemente motivata dalla scarsa conoscenza che si ha delle funzioni della “Città Metropolitana”, Ente sovracomunale che deve decidere il futuro del nostro territorio, quello dei 92 comuni dell’ex provincia che, oltre Napoli, include molte città di dimensioni medie con oltre 50.000,00 abitanti, come Pozzuoli, Casoria, Casalnuovo, Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Marano, Acerra, Portici, Afragola e tante altre.

L'Ente Città Metropolitana a breve dovrà decidere il futuro di un'area molto vasta, attraverso strumenti di pianificazione di estrema importanza, come il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), e il Piano Territoriale in sostituzione del PTCP.

In entrambi i casi dovranno essere individuate scelte che disegneranno il modello di città metropolitana che si intende realizzare nei prossimi decenni e poter concretizzare la visione strategica per trasformare un pulviscolo di comunità in una grande realtà di livello europeo.

Ma alla base di questo processo dovrebbe esserci un’idea strategica di quali obiettivi si intendono perseguire come ad esempio:

1. Con una prospettiva napolicentrica o con una visione policentrica articolata su aree omogenee?

2. Con quali soluzioni da proporre per prevenire gli effetti potenziali dei rischi vulcanici del Vesuvio e del bradisismo dei campi Flegrei?

3. Con quale visione del rapporto tra terra e mare, e quale fruizione di questo bene da parte dei cittadini?

Molti temi importantissimi sui quali si dovrebbero rendere i cittadini protagonisti del cambiamento e attrarre l’attenzione di tutti, stampa, organi politici, associazioni, opinione pubblica, forze sindacali, forze produttive.

E invece c'è un assordante silenzio su questi temi, e con la stampa solo attenta alla formazione di cordate elettorali spurie che non si interfacciano con i propri elettori e delle quali nemmeno si conoscono programmi, visioni e intenzioni.

Sarebbe auspicabile e, soprattutto democratico, che le componenti che si presenteranno al voto, esprimano pubblicamente il loro programma e quali siano gli obiettivi che esse si prefigurano.

Le forze civico/ecologiste del territorio si dovrebbero attivare per costituire un Osservatorio finalizzato al monitoraggio dei progetti  che si stanno già avviando col fine di verificarne l'efficacia e la coerenza con gli obiettivi individuati nell’ambito delle missioni del PNRR e dei finanziamenti in genere.

Se vogliamo che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sia veramente una grande opportunità di trasformazione della nostra area metropolitana abbiamo il dovere di contribuire, ognuno per la propria parte, attivamente affinchè  vi sia partecipazione e sinergia tra le associazioni di categoria, la società civile, formazioni sindacali, il mondo dell'associazionismo civico e ambientalista e gli enti ai diversi livelli istituzionali.

17.2.22

Carmine Maturo nominato ambasciatore del Patto europeo per il clima

 Green Italia Campania, ha il piacere di comunicare che la candidatura del nostro co-portavoce nazionale e regionale Carmine Maturo  è stata accolta dalla Commissione Europea, Direzione Generale per l’Azione per il Clima (DG CLIMA), che lo ha nominato ambasciatore del Patto europeo per il clima, a titolo personale.

Carmine Maturo

Il Patto europeo per il clima è un’iniziativa della Commissione europea.

Gli ambasciatori del Patto europeo per il clima sono persone che agiscono a titolo personale o a titolo professionale rappresentando la propria organizzazione, e non per conto della Commissione Europea.

Gli ambasciatori si impegnano a informare, ispirare e sostenere l’azione per il clima nelle loro comunità e reti in contributo al Patto europeo per il clima.
Adesso, e per i prossimi 12 mesi, avremo uno strumento in piú per poter continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, probabilmente con più efficacia e stando in rete con tanti altri ambasciatori del Patto europeo per il clima” ha così commentato la notizia
Carmine Maturo”

30.1.22

Parcheggio Molosiglio? Inutile e dannoso


Lascia perplessi la proposta dell’assessore Cosenza di voler realizzare un parcheggio al Molosiglio per “migliorare” l’accessibilità al lungomare. 

Tale scelta è decisamente opposta alle politiche di mobilità che da anni sono attuate in molte città europee e che mirano a ridurre i parcheggi nelle aree centrali a favore del potenziamento del trasporto pubblico. 

Tra l’altro lo dimostrano gli stessi dati, così cari all’assessore Cosenza, dai quali deriva l’inutilità di un intervento fortemente impattante che non risolve il problema ma diviene esso stesso parte del problema del traffico. 

Si ricorda che durante gli eventi dell’America’s Cup, per molti giorni oltre 500.000 persone raggiunsero via Caracciolo con il trasporto pubblico, sulla base di un dettagliato piano di mobilità articolato su parcheggi di scambio esterni (Frullone, Scampia, Centro direzionale etc) e potenziamento del servizio di trasporto pubblico su ferro e su gomma. 

Da tale esperienza derivò il Piano Particolareggiato della ZTL del Mare, con il quale per circa due anni il lungomare pedonale Caracciolo/Partenope è stato accessibile, da Mergellina a via Nazario Sauro, con dispositivi di traffico che utilizzavano la Riviera di Chiaia in doppio senso e le parallele a via Caracciolo (via Gramsci, via Piedigrotta, via Giordani), utilizzando tra l’altro viale Dohrn e le aree portuali come parcheggio.  

Tale dispositivo è stato sospeso solo a causa del crollo dell’edificio della Riviera di Chiaia il 4.3.2013.

Con la soluzione proposta da Cosenza di un parcheggio di medie dimensioni (300 posti), tenuto conto della sosta lunga che non consentirebbe un accettabile turn over, il numero aggiuntivo sarebbe appena di circa 2000 persone, a fronte delle centinaia di migliaia che nel periodo 2012-2013, con la ZTL del mare, raggiungevano il lungomare.

Ne vale la pena? Non è preferibile invece ripristinare il Piano Particolareggiato della ZTL del Mare, tenuto conto che sino al crollo dell’edificio alla Riviera aveva funzionato benissimo, con grande soddisfazione per i cittadini napoletani e fattore principale del rilancio del turismo dopo la crisi di immagine dovuta ai rifiuti?

Carmine Maturo
co-portavoce Green Italia

29.11.21

“Giù le mani dal lungomare: deve restare pedonale ed istituire almeno un'isola pedonale per ogni Municipalità”, l’appello degli ambientalisti

LE ASSOCIAZIONI LANCIANO RACCOLTA FIRME E IPOTESI REFERENDUM


Napoli, 29 novembre 2021 -  L’annuncio da parte del sindaco Gaetano Manfredi di restituire al traffico automobilistico via Partenope (tranne che nei weekend) anche dopo la riapertura della galleria Vittoria, ipotesi confermata dall’assessore alla mobilità Cosenza, ha gettato nello sconcerto le associazioni ambientaliste cittadine. 

Così Fiab Napoli Cicloverdi, Green Italia Campania, Legambiente Parco Letterario Vesuvio, Legambiente Iride, WWF Napoli e Gentegreen lanciano un appello all’amministrazione comunale e a tutti i cittadini per ribadire quanto sia fondamentale ed importante riappropriarsi dello spazio pubblico del Lungomare rifiutando un  modello di città auto-centrico.

Uno spazio che deve essere libero non solo dalle auto, ma anche dai tavolini che oggi invadono i marciapiedi, dove l’occupazione del suolo pubblico sia rigidamente determinata e con la possibilità di essere controllata, anche dai cittadini, con appositi segni posti sulla pavimentazione.

“Pensare di ritornare, in maniera definitiva, a un lungomare percorso dalle auto significa proiettare Napoli indietro nel tempo, restaurare una realtà dove inquinamento, congestione, degrado, occupazione dello spazio pubblico e assenza delle relazioni sociali sono i protagonisti incontrastati e facendo assumere, a tutta via Caracciolo, la funzione di autostrada urbana che si frappone come barriera fisica e dinamica tra la città e mare, luogo unicamente asservito alle auto”, affermano gli ecologisti. 

Un altro Lungomare, liberato dalle auto e vivibile, dove c’è continuità fisica e percettiva tra la città e il suo mare, è stato per i Napoletani grandi e piccoli (e non solo) un sogno che si è realizzato dal 2012 e che è diventato simbolo e immagine di una città che vuole essere alla pari delle grandi capitali europee. La dimostrazione? Gli eventi dell’America’s Cup quando centinaia di migliaia di persone hanno raggiunto il lungomare con i mezzi di trasporto pubblico. 

Dopo la riapertura della Galleria, invece di riaprire via Partenope come propone l’Assessore Cosenza, andrebbe riattivato lo schema di circolazione che utilizzava le tre parallele di via Gramsci, via Giordano Bruno e via Piedigrotta per pedonalizzare via Caracciolo, con il doppio senso di marcia sulla Riviera di Chiaia. 

Con tale soluzione è possibile la pedonalizzazione da Mergellina a Piazza Plebiscito.

Le motivazioni che inducono gli ambientalisti a voler conservare la pedonalità su via Partenope non attengono solo alla mobilità sostenibile,  ma anche ormai a fattori economici consolidati. È chiaro che investire sulla risorsa “bellezza”, crea considerevoli ritorni in termini economici, di immagine da vendersi sul mercato turistico, di miglioramento della qualità urbana. 

Gli ecologisti chiedono non solo che il lungomare ritorni ad essere pedonale, ma che ci sia un cambio di paradigma rispetto a tutta la mobilità cittadina, favorendone quella attiva, pedonale e ciclistica, attivando vaste ZTL, assi pedonali di struttura come quello già indicato Piazza Plebiscito/Mergellina, isole pedonali in ogni quartiere. 

Il tutto da sviluppare e attuare all’interno di un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile “al fine di soddisfare i fabbisogni di mobilità della popolazione, assicurare l'abbattimento dei livelli di inquinamento atmosferico ed acustico, la riduzione dei consumi energetici, l'aumento dei livelli di sicurezza del trasporto e della circolazione stradale, la minimizzazione dell'uso individuale dell'automobile privata e la moderazione del traffico, l'incremento della capacità di trasporto, l'aumento della percentuale di cittadini trasportati dai sistemi collettivi anche con soluzioni di car pooling e car sharing e la riduzione dei fenomeni di congestione nelle aree urbane”(vedi DECRETO 4 agosto 2017 - Individuazione delle linee guida per i piani urbani di mobilità sostenibile, ai sensi dell’articolo 3, comma 7, del decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257)

Le associazioni firmatarie, che non escludono il ricorso a una raccolta firme e la richiesta di attivazione di un referendum in merito così come previsto dallo statuto comunale, chiedono al sindaco Manfredi un incontro urgente non essendo ammissibile che i cittadini e i portatori d’interesse non vengano coinvolti nei processi decisionali, soprattutto quando le scelte impattano così profondamente su abitudini, stili di vita e comportamenti delle persone.

Firmato da: 

Fiab Napoli Cicloverdi
M.Teresa Dandolo

Green Italia  Campania 
Carmine Maturo 

Legambiente Parco Letterario Vesuvio
Paola Silvi 

Legambiente Iride 
Anna Savarese
 
Gentegreen 
Guido Liotti

WWF Napoli
Franco Marino

18.11.21

GIORNATA NAZIONALE DEGLI ALBERI E FESTA DELL’ALBERO: 7 punti per salvare il verde a Napoli

In tutta Italia il 21 novembre si festeggia la Giornata Nazionale degli Alberi e le loro indispensabili capacità che permettono la proliferazione della vita:
assorbire l’anidride carbonica e rilasciare ossigeno, prevenire il dissesto idrogeologico, proteggere la biodiversità, mitigare il microclima urbano.
Tutte le regioni italiane sono coinvolte in iniziative dedicate a celebrare l’occasione
Questa giornata è a maggior ragione simbolicamente importante per la città di Napoli, che viene da più di un decennio di abbandono e maltrattamenti del suo patrimonio vegetale e arboreo, che ha ridotto gli alberi di questa città in condizioni davvero difficili e spesso anche pericolose per la loro stabilità.
Le associazioni ambientaliste e sociali cittadine  chiedono una netta inversione di tendenza alla nuova amministrazione di Napoli.
E propongono un’azione immediata su 7 punti essenziali , da attuare subito e quasi a costo zero per la nuova amministrazione
1 Approvazione immediata del REGOLAMENTO DEL VERDE DELLA CITTÀ, già regalato al Comune durante la scorsa amministrazione, elaborato dal gruppo di lavoro scaturito dal tavolo di associazioni, agronomi, archi
tetti paesaggisti ,come primo step del programma individuato nel “Manifesto del Verde” (allegato) ma  purtroppo “dimenticato” in qualche cassetto.
Regolamento di cui Napoli, tra le grandi città italiane,  è l’unica a essere sprovvista e che permetterebbe, una volta approvato, di eliminare tra le altre cose, potature sbagliate, interventi “fai da te” e un anarchia generale nel rapporto con i nostri alberi.
2 Terminare il censimento del patrimonio arboreo cittadino e la sua conseguente pubblicazione in rete sul sito del Comune di Napoli con strumenti informatici georeferenziati innovativi di interazione pubblico /istituzione.
3 Creazione di una Consulta a cui si possano iscrivere tutte le associazioni e soggetti informali come comitati e gruppi civici. Uno strumento innovativo per l’attuazione della convenzione di Aarhus da parte del Comune di Napoli, superando di fatto la funzione solo consultiva delle precedenti esperienze.
Nell’immediato si chiede la formalizzazione di tavoli tematici aperti che operino per il tempo necessario alla creazione della Consulta, anche con la presenza di tecnici professionisti.
4.  È  necessario il  potenziamento del settore verde nella pubblica amministrazione e nella città con nuovi professionisti agronomi, architetti paesaggisti, naturalisti e con giardinieri (ben formati ) che sostituiscano gli ormai tantissimi già andati in pensione .
5 Tutela e incremento della Biodiversità riqualificazione paesaggistica, resilienza ai cambiamenti climatici, qualità  come priorità e obiettivi da perseguire nella progettazione e riqualificazione delle aree verdi pubbliche con azioni che favoriscano habitat di biodiversità e corridoi ecologici .Una modalità di approccio al tema che sia la matrice di lavoro principale alla  base del Piano del Verde dedicato che dovrà essere parte integrante del PUC e del Piano di Adattamento Climatico. 
6. Abolizione del criterio del massimo ribasso nelle gare di progettazione e di esecuzione, a favore del criterio dell’offerta tecnicamente più vantaggiosa. (Il 62% di ribasso nelle ultime gare di manutenzione non è accettabile.) E affidamento dei lavori a ditte con documentata specializzazione nel campo del verde urbano.
7. Partendo dall’assunto  che la biodiversità parte dell’equilibrio tra specie diverse,  è necessaria anche la creazione di un regolamento della tutela degli animali- completo della parte sanzionatoria- in linea con la legge regionale numero 3  dell’ aprile 2019, oltre che di una carta degli animali, che ristabilisca un codice di comportamento tra il volontariato e le istituzioni.

 


Firmatari:

WWF NAPOLI-

LEGAMBIENTE CIRCOLO LETTERARIO PARCO DEL VESUVIO 

LEGAMBIENTE IRIDE

GREEN ITALIA CAMPANIA 

GENTE GREEN

FIAB NAPOLI CICLOVERDI

RICOSTITUENTI PER NAPOLI- coordinamento ambiente ed attività produttive (gruppo civico)

GAZEBO VERDE

HORSE ANGELS O.D.V. 

GEA-ETS

ANIMAL DAY

CambiaMÒ

ASOIM

COMITATO SALVIAMO LA VILLA COMUNALE

PROGETTO NAPOLI

FEDERCASALINGHE

ASSOUTENTI

LAC LEGA ANTIVIVISEZIONISTA

AMPA ODV-OSSERVATORI CIVICI CAMPANIA

CITTADINI CAMPANI PER UN PIANO ALTERNATIVI DEI RIFIUTI

CITTADINANZA ATTIVA IN DIFESA DI NAPOLI

LA MELA INSANA/ORTI URBANI

ROSSO AMBIENTALISTA

COMUNITÀ’ PARCO VIVIANI

COMITATO PORTO SALVO

LET’S DO ITALY

WE ARE URBAN! NAPOLI

COMITATO CIVICO VOMERO.

ACME’NAPOLI

GREENPOLIS

9.11.21

CEMENTIFICAZIONE E CENTRI STORICI TRA DEGRADO, TUTELA E SPECULAZIONE: IL CASO DI FRATTAMAGGIORE

Immaginiamo che un giorno, a Napoli, decidano di buttare giù il palazzo Marigliano o il palazzo Venezia, con le loro ringhiere in ferro battuto, le pitture sui soffitti, gli stucchi e le cornici, per fare spazio ad un anonimo condominio di venti o trenta appartamenti. 

Immaginiamo che un giorno, a Roma, si demolisca qualche residenza nobiliare dell’epoca papalina, una di quelle in cui viveva il Marchese del Grillo, con il portale in travertino, le nicchie a bocca di leone per spegnere le torce e i ganci per legare i cavalli, per tirare su un residence con parcheggio.

Immaginiamo quei muri, quei balconi, quelle finestre, quei cortili  magari un po’ malridotti e fatiscenti che ci raccontano la storia dei nostri antenati, che sono come l’album di famiglia delle nostre città, spazzati via impietosamente dalle ruspe. Una barbarie? Eppure succede davvero. Non nel ventennio fascista, non nella Napoli di Lauro e dei palazzinari al potere ma oggi, nel ventunesimo secolo. Succede in molti Comuni delle nostre parti. Succede anche a Frattamaggiore, dieci chilometri a nord di Napoli.

Questa città, fondata secondo la tradizione dai profughi di Miseno che nel nono secolo d.C. scappavano dalle invasioni saracene, in un luogo coperto da una vegetazione fatta di cespugli e “fratte”, si conquistò un posto di rispetto nella Campania Felix grazie alla produzione e al commercio della canapa, che diedero lavoro a intere generazioni di uomini e di donne. I padroni di quella terra generosa si arricchivano e con il danaro guadagnato si costruivano sontuosi palazzi e li adornavano con edicole votive, per assicurarsi la protezione dei santi e un posto in Paradiso. Scavando per costruire le fondamenta di quei palazzi, a volte riemergevano dalla terra un vaso, un piatto o un pezzo di colonna appartenuti all’antica città di Atella o ai piccoli villaggi circostanti che esistevano prima dei Romani, i cui abitanti inventarono la prima forma un po’ rozza di teatro basata sulle maschere da cui deriva la nostra commedia. Poteva accadere che qualcuno decidesse di incastonare quel pezzo di colonna dentro un muro portante del palazzo, mostrandolo orgogliosamente come un lascito degli antichi progenitori. In epoca moderna la lavorazione della canapa si spostò nei grandi opifici costruiti in periferia, in cui lavoravano centinaia di operai, che oggi restano con le loro altissime ciminiere a ricordare una storia gloriosa, fatta di fatica, sudore, fanciullezza rubata e puzza di fibre macerate.

Tutto questo mondo sta scomparendo per sempre. Dagli anni ’70 in poi è andata avanti una distruzione progressiva del tessuto edilizio storico della città, che negli ultimi anni ha preso un’accelerazione impressionante, mentre gli uffici tecnici sfornano a ritmo continuo licenze per abbattimenti e ricostruzioni, oltre a quelle per le nuove cooperative edilizie, mostri di cemento che nascono come funghi e divorano gli ultimi fazzoletti di verde e di suolo libero. Quello che ha sopravvissuto nei secoli a invasioni barbariche, guerre e terremoti sta per cadere sotto i colpi impietosi della speculazione, che sta radendo al suolo palazzi antichi, lasciati per troppi anni nell’incuria e nel degrado, perché la loro manutenzione costa troppo e i proprietari, spesso eredi dei patrimoni delle ricche famiglie di un tempo, preferiscono disfarsene e incassare subito i soldi che vengono loro offerti dai costruttori o dai loro rappresentanti.  

Inutile aspettarsi una qualche forma di opposizione alla progressiva cancellazione della memoria storica e architettonica del territorio da parte dei politici locali. Più di una volta hanno contribuito essi stessi in prima persona al sacco della città, per interessi professionali nell’edilizia o per gli intrecci tra affari e politica che caratterizzano tutti i Comuni più o meno piccoli. Il cemento muove troppi soldi e tanti, tantissimi voti, e che importa se poi la gente non ha più spazio per muoversi e aria per respirare.

Quando vengono messi sotto accusa, i politici si difendono stizziti replicando che non sono loro a rilasciare le licenze edilizie e che queste non si possono negare se le nuove costruzioni sono in regola. Ad avvalorare la loro difesa vi è il Piano Casa, che in Campania, come in altre regioni, viene prorogato ogni anno con il pretesto di dare lavoro al comparto dell’edilizia e a tutto l’indotto che ci gira intorno e che consente di ampliare la volumetria esistente degli edifici fino al 35% in deroga allo strumento urbanistico vigente. Ma questa giustificazione regge solo in parte. Gli uffici tecnici sono guidati da dirigenti di nomina politica, che in genere rispecchiano gli indirizzi del governo cittadino. L’ultimo Piano Regolatore risale a più di venti anni fa. Le recenti amministrazioni comunali sono inadempienti perché hanno rimandato a oltranza la formulazione del nuovo PUC (Piano Urbano Comunale, la cui stesura è iniziata mesi fa ma procede molto a rilento), lasciando di fatto campo libero ad una cementificazione aggressiva, spregiudicata e senza regole. Di fatto non c’è - ed è difficile credere che sia una dimenticanza e non una omissione voluta - un limite alla edificazione in rapporto alla popolazione che possa garantire la vivibilità e non esistono norme di salvaguardia per tutelare gli edifici di pregio né alcun piano di recupero del centro storico (o di ciò che ne rimane). Eppure coloro che hanno governato Frattamaggiore in questi decenni si vantano di averle conferito il titolo di “città d’arte e benedettina”. Che, in questo scenario, suona come una tragica beffa, una vuota dicitura che appare sui cartelli stradali quando si entra in città e ci si ritrova immersi in un caos di palazzoni in costruzione, traffico, lamiere strombazzanti e gas di scarico, con le betoniere che vanno avanti e indietro come fossero mezzi di un esercito occupante.

Così, al posto di malandati palazzi storici, che stanno per essere distrutti tra nuvole di polvere e montagne di macerie, si preparano a sorgere enormi fabbricati di cemento armato e vetro di trenta o quaranta nuovi “quartini”, come si dice da queste parti. Case e ancora case, perfino su cinque o sei piani, che incombono sulle strette vie del centro storico e rubano gli ultimi pezzetti di cielo. A pochi metri dalla piazza principale, al posto di un giardino privato, stanno tirando su addirittura un grattacielo di sette piani che incombe minaccioso sui tetti a tegole vicini, un orrore che solo a vederlo fa rabbrividire e gridare vendetta. Nuove case di cui non c’è alcun bisogno - perché la popolazione non aumenta e in città si contano decine di appartamenti sfitti - che accresceranno il carico sulla rete idrica e fognaria fino a farla scoppiare e che riverseranno sulle anguste e sovraffollate strade cittadine centinaia di nuove automobili, inquinando sempre di più l’aria, che nelle ore di punta dei giorni lavorativi e nei week-end è già irrespirabile. I risultati di questa gestione scellerata e irresponsabile del territorio purtroppo già si vedono. Una follia legalizzata che guarda solo all’effimero profitto derivante da questa speculazione, di cui beneficeranno in pochissimi, e che renderà ancora più invivibile un territorio già congestionato dall’eccesso di cementificazione e da una densità abitativa ed edilizia tra le più alte d’Italia. Secondo i dati più recenti aggiornati al 2015, Frattamaggiore, con i suoi cinque chilometri quadrati di superficie, è al 14° posto nella graduatoria di tutti i Comuni italiani (su quasi 8mila!) per consumo di suolo, mentre nei primi dieci posti ci sono altri sette Comuni della provincia di Napoli (fonte ISPRA - Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale), e continua a salire in questa infelice classifica. Si sta saturando di costruzioni un territorio che avrebbe bisogno invece di spazi aperti, di verde, di servizi e strutture collettive, soprattutto per i bambini e per gli anziani, che ormai non hanno quasi più luoghi dove stare e d’estate soffrono più degli altri le ondate di calore aggravate dalla mancanza di alberi. La popolazione assiste senza reagire, spesso indifferente o troppo impegnata a pensare ai problemi della quotidianità.

Ma uno spiraglio di luce si sta aprendo in questa notte che, come diceva una canzone di qualche anno fa, “dovrà pur finire”. Un fronte di cittadini e di associazioni, tra cui quella che, non a caso, si è scelta il nome di “LiberiAmo Fratta” - nata per liberare la politica locale dalla morsa soffocante delle clientele e dell’affarismo e che pone al primo posto la difesa dell’ambiente, la cura dei beni comuni, la qualità della vita e la partecipazione dei cittadini alle scelte di governo e che alle ultime elezioni è riuscita a far eleggere due consiglieri comunali - oltre al gruppo campano di Green Italia, ha detto basta e ha deciso di fermare questo scempio, lanciando l’allarme per sensibilizzare l’opinione pubblica e chiedendo di vederci chiaro su molte licenze edilizie “facili”. Anche la Soprintendenza per i Beni Architettonici è stata allertata, con l’apertura di un tavolo di lavoro avviato diversi mesi fa, con la richiesta di accendere i riflettori sul caso Frattamaggiore e di avviare procedimenti per "dichiarazione di interesse culturale" riguardanti diversi immobili storici che potrebbero essere così salvati dalla demolizione, tra cui un ex-canapificio che è uno splendido esempio di archeologia industriale e che qualcuno vorrebbe buttare giù per costruire al suo posto l’ennesimo complesso residenziale.

Non è una battaglia di pura nostalgia perché quei palazzi antichi, quelle facciate logorate dal tempo e dall’incuria, se curate, rimesse a nuovo, valorizzate, potrebbero creare un indotto economico duraturo e significativo, ospitando visite guidate, percorsi turistici, spazi museali ed espositivi, dare lavoro ad operai, artigiani e professionisti attraverso piani di manutenzione e riqualificazione urbana, finanziati con fondi regionali, nazionali ed europei, coinvolgendo anche le scuole del territorio con progetti di studio e di ricerca.

Bisogna fare presto, perché il rombo minaccioso delle ruspe incombe per radere al suolo le ultime speranze di vivere in una città con una identità e una dimensione umana. Quella stessa città, a pochi chilometri dalla capitale di un regno, che alla fine del Seicento vide nascere un genio assoluto della musica sacra come Francesco Durante: il quale, se tornasse a vivere oggi, di fronte a questa strage silenziosa che si consuma sotto i nostri occhi, forse troverebbe ispirazione per comporre uno dei suoi requiem.  

Sergio Frattini
Luigi Costanzo


14.10.21

Le Associazioni Ecologiste scrivono al Sindaco Manfredi

Lettera aperta al Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi



Al Sindaco di Napoli

Prof. Gaetano Manfredi


Gentile Sindaco,

alla vigilia del suo insediamento alla carica di Sindaco di Napoli, vogliamo che le giungano i nostri sinceri auguri di buon lavoro.

Auguri necessari per chi si accinge ad un compito importante e prestigioso ma sicuramente carico di forti responsabilità verso una città attanagliata da grandi problemi sociali e ambientali.

Su questi temi, le associazioni ambientaliste le hanno fatto pervenire una piattaforma che ha messo a fuoco proprio le più urgenti emergenze della città: inquinamento atmosferico e acustico, risparmio della risorsa acqua, verde pubblico e privato, rifiuti ed economia circolare, risorsa mare, turismo, lavoro e ambiente, Città Metropolitana e periferie.

Pur non essendo stato possibile incontrarla per un primo confronto, abbiamo molto apprezzato la lettera con la quale ha voluto rispondere al nostro documento e alle nostre sollecitazioni raccogliendo le nostre proposte quali “stimolo prezioso e contributo importante” valutate in sintonia con il suo programma.

Nel nostro documento, grande rilievo è stato da noi posto anche alla questione riguardante la governance e la partecipazione. Ribadiamo infatti anche qui la nostra richiesta affinché i temi ambientali trovino centralità nella sua prossima squadra di governo della città.

Le emergenze dettate dalla crisi climatica e ambientale e il ruolo che le grandi città europee sono chiamate a svolgere, impongono che anche Napoli dia risposte adeguate a queste sfide che ne determineranno la qualità della vita nei prossimi anni.

Le risorse economiche messe in campo dal PNRR, dovranno essere utilmente e prioritariamente impegnate per fornire finalmente risposte agli annosi problemi che affliggono il territorio metropolitano e che ne impediscono una vera rinascita. Ci riferiamo ai problemi dell’inquinamento della Terra dei fuochi, alle bonifiche dell’area est e dell’area ovest della città, al disinquinamento e alla depurazione delle acque, alla rigenerazione e riforestazione urbana, all’abbattimento di CO2 e degli inquinanti atmosferici che fanno di Napoli una delle città più inquinate d’Italia.

Non ci sarà Né ripresa né resilienza senza un adeguato sistema di monitoraggio delle associazioni ecologiste, richieste tra l’altro dall’Unione Europea e senza una discussione pubblica sul PNRR, le cui risorse devono essere declinate per migliorare la qualità della vita e del lavoro dei cittadini, per orientare in senso democratico il cambiamento tecnologico, per garantire una transizione ecologica fondata su uno stretto rapporto tra giustizia sociale e ambientale. La rivoluzione verde intrapresa già da molte città europee e da città italiane come Milano e Torino, deve vedere anche Napoli protagonista.

Un processo di tale portata insomma non può non coinvolgere i cittadini ed associazioni ecologiste.

Chiediamo pertanto che fin d’ora, fra i primi atti dell’Amministrazione, ci sia anche una decisa scelta verso la adozione di nuovi strumenti di partecipazione, più coinvolgenti, più determinanti e vincolanti, per garantire il coinvolgimento della società civile.

Occorre aprire una nuova stagione per la partecipazione dei cittadini alle scelte programmatiche che si andranno a fare su materie che li riguardano direttamente: cantieri partecipati, consulte con parere obbligatorio, tavoli di confronto, partecipazione alla stesura di regolamenti, campagne di sensibilizzazione che garantiscano un dialogo continuo con i cittadini a cui sicuramente andranno chiesti ulteriori sacrifici per contribuire al risanamento ambientale della città.

Le associazioni ambientaliste ribadiscono la richiesta di un assessorato trasversale dedicato alla transizione ecologica, di staff del Sindaco, che sia in stretto collegamento con tutte quelle deleghe che inevitabilmente dovranno essere di volta in volta coinvolte.

Occorre che il nuovo assessorato all’ambiente non cambi solo nome ma diventi strategico per le scelte politiche e di sviluppo della nuova città chiamata ad interpretare, programmare e attuare scelte di radicale cambiamento, che nel breve, medio e lungo periodo, siano in grado di corrispondere alle sfide globali che ci attendono e al green deal europeo.

Anche le associazioni ambientaliste intendono aprire, con la nuova amministrazione comunale, una stagione di confronto e di collaborazione, consapevoli del ruolo assegnato al terzo settore e alla società civile. Intendono dare vita a focus di approfondimento tecnico-scientifico su tutti i temi posti all’attenzione per contribuire a supportare al più alto livello possibile le scelte che coinvolgeranno la città e dar vita ad un osservatorio permanente sulla transizione ecologica in città.

Raccogliamo pertanto, con grande soddisfazione, la sua disponibilità a confrontarsi costruttivamente con noi e a “lavorare molto assieme” per il futuro della città.

Nell’attesa di poterla incontrare quanto prima personalmente, le rinnoviamo gli auguri e le porgiamo i nostri cordiali saluti

Napoli, 14 ottobre 2021


Legambiente Parco Letterario Vesuvio APS

WWF Napoli

Green Italia - Campania

FIAB Napoli Cicloverdi

Gente Green



10.10.21

VERDE PUBBLICO E GESTIONE DEI PARCHI


Ben vengano i privati e soprattutto il privato sociale in un sistema di regole certe. 

Un' attenzione differenziata va ovviamente fatta per le diverse tipologie come   per i parchi storici che possono e devono essere modelli più pubblici di partecipazione.

Il Comune di Napoli ha ottenuto risorse dal PNRR ora finalmente ci auspichiamo che non si perda più tempo per il verde della Città e per una transizione ecologica che non sia di facciata. Il Sindaco, la nuova giunta e il Consiglio potranno recuperare il tempo perso finora approvando una serie di strumenti che chiediamo da sempre: Regolamento e Piano del Verde che si integri con il nuovo PUC e guardi alla città metropolitana. 

Per dare qualità a tali strumenti restano fondamentali gli spazi di confronto veri tra decisori e cittadinanza e sarà prezioso istituire una Consulta dedicata con un impostazione più operativa .

In un quadro di regole certe e di trasparenza sarà possibile evitare gli errori del passato che hanno portato, ad esempio, alla revoca del provvedimento di affido della Villa Comunale, valutato illegittimo dalla stessa Avvocatura Comunale.

Agli interventi di Riqualificazione della Villa Comunale e del Parco Virgiliano, già finanziati e di prossima realizzazione, dovranno seguirne altri  per dotare anche le periferie di aree verdi di qualità e fruibili (i cittadini di Pianura, Soccavo, Scampia, San Giovanni, Ponticelli aspettano da anni questi interventi per uscire dal degrado in cui si trovano). Ovviamente va  urgentemente recuperato il gap di presenze di addetti pubblici  qualificati a tutti i livelli in questo settore per poter operare.

Infine va ricordato che la questione del rapporto tra pubblico e privato è già ampiamente trattata nel regolamento offerto da noi in bozza pochi anni fa.

Napoli 10 ottobre

FIAB Napoli Cicloverdi
Gentegreen APS
Green Italia Campania
Legambiente Iride
Legambiente Parco Letterario Vesuvio APS
WWF Napoli