16.12.23
"Tacciano immediatamente tutte le armi": fiaccolata per la pace
11.12.23
Un Albero della Pace nel cuore di Napoli a San Domenico Maggiore
Qualche giorno fa, con la solenne benedizione di Padre Gerardo, il priore del Convento di San Domenico Maggiore, è stato inaugurato nel suggestivo Sagrato dell'omonima Chiesa un simbolo tangibile di speranza e pacificazione per il nuovo anno.L’Associazione Gentle Green Events, Il Caffè Letterario Dom e la redazione di Green News Deal, insieme al Convento di San Domenico Maggiore, hanno presentato un maestoso olivo alto circa 3 metri, un invito alla pace, alla riflessione e alla solidarietà.
In un'epoca segnata da conflitti dilanianti, questo gesto assume un'importanza fondamentale nel richiamare l'attenzione sull'essenza della pace.
Sebbene recentemente gli scontri in Ucraina e a Gaza abbiano monopolizzato i titoli, questo simbolico atto di pace si estende a tutti i territori afflitti da guerre e tensioni.
L'olivo, simbolo universale di pacificazione, è stato accuratamente adornato da un gruppo multiculturale di giovani provenienti da diverse parti del mondo, tra cui Benedizione (Nigeria), Alimata (Siria), Brighi (Costa d'Avorio) e Shamsah (Nigeria). Assieme ad Alessia Verde del Caffé Letterario DOM e Carmine Maturo, Presidente dell'Associazione Gentle Green Events, hanno decorato l'albero con luci, 200 fiocchi multicolori e 50 bandierine della Pace.
Carmine Maturo, Presidente dell'Associazione Gentle Green Events, ha dichiarato: "La costruzione della pace richiede che ognuno di noi diventi un messaggero di pace nella vita quotidiana" ed invita tutti a partecipare attivamente, incoraggiando la condivisione di selfie accanto all'Albero della Pace, accompagnati da un messaggio di pacificazione e utilizzando l'hashtag #NapoliAlberoPace. Ogni post su Instagram con il tag "Dom Santi Bevitori" sarà ripubblicato per diffondere ulteriormente questo messaggio di necessità di pace.
Per ulteriori informazioni e per partecipare attivamente alla diffusione di questo messaggio di speranza e solidarietà, si prega di contattare: Carmine Maturo - carmine@carminematuro.info
Uniamo le forze per promuovere la pace e la comprensione in tutto il mondo, a partire da se stessi.
27.11.23
Parco Mascagna a Napoli, non un parco qualsiasi
Non un Parco qualsiasi.
di Enzo Russo, architetto urbanista
Parco Mascagna, nel quartiere Vomero, è una piccola area verde di appena mezzo ettaro, che non può essere assimilato ad una qualsiasi area verde di Napoli.Sicuramente il fatto di essere un residuo spazio che ha resistito al massiccio sacco edilizio degli anni Sessanta e che ne caratterizza una funzione essenziale per decine di migliaia di cittadini è un fatto importante, ma ancor di più lo è la sua storia di partecipazione e di visione del futuro.E il nome del Parco racchiude in sé questo enorme valore.
Marco Mascagna, a cui è dedicato, era un giovane ambientalista che, insieme a tanti come Casimiro Monti, Enzo Russo, Ermes Ferraro e Pio Russo Krauss, riuscì a coinvolgere i cittadini del Vomero per fermare lo scellerato progetto di realizzare un parcheggio interrato di dieci piani che avrebbe distrutto completamente l’area verde.
Riuscirono a bloccare la speculazione ma riuscirono ad ottenere ancora di più, la pedonalizzazione delle aree al contorno (dove parcheggiavano centinaia di auto) e la riqualificazione dell’area con il progetto di Silvana Santagada del 2004, che trasformava le aree abbandonate in un giardino domestico urbano, di cui le aree pedonali al contorno erano parte integrante.
Da allora l’assenza della manutenzione e il successivo “riempimento” di funzioni hanno determinato un degrado sempre più accentuato dell’area.
Oggi, su finanziamento di Città Metropolitana, finalmente sono partiti i lavori di riqualificazione, ma prendendo subito una direzione sbagliata.
Infatti le prime opere sono state quelle del brutale abbattimento di numerosi e alti lecci, con la preoccupante prospettiva di nuovi e ulteriori tagli. Tale situazione ha determinato l’indignazione di molti cittadini e associazioni (WWF, Rete No Box, Mamme del parco, ai quali si aggiunge la nostra redazione) che hanno chiesto chiarimenti a riguardo all’Amministrazione Comunale.
In questo quadro è auspicabile che si apra un confronto civile con l'assessore Santagada su questa vicenda e sulla gestione di tutto il verde cittadino, a partire dall’immediata sospensione dei lavori. Lo scopo è quello di attivare processi di partecipazione civica e, nel contempo, garantire la qualità e la correttezza degli interventi, tenendo anche conto di un ribasso probabilmente eccessivo da parte dell’impresa appaltatrice del 35%.
28.8.23
Napoli ha bisogno di una linea tranviaria rinnovata. Nostalgia? No, modernità
L’interruzione del servizio della linea 2 della metropolitana di Napoli di questi giorni, necessaria per improrogabili lavori di manutenzione delle gallerie, ha praticamente lasciato la città priva di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata per spostarsi da Ovest a Est e viceversa.
I
disagi e le lamentele di residenti, lavoratori e turisti hanno fatto venire a
galla i “passi falsi” commessi nella pianificazione della mobilità cittadina
dell’ultimo trentennio, primo fra tutti il depotenziamento e parziale
smantellamento della linea tranviaria che attraversava tutta la città, collegando
i quartieri occidentali di Bagnoli e Fuorigrotta con piazza Municipio, il
porto, la Stazione Centrale e i due assi di penetrazione di Poggioreale e san
Giovanni nell’area orientale.
Ripercorrere
i passaggi che hanno portato a suo tempo a questa dissennata scelta sarebbe troppo
lungo, quasi quanto rievocare la storia di questo mezzo di trasporto pubblico
dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni. Lo sviluppo della metropolitana, le
accresciute esigenze del traffico automobilistico ed in particolare l’apertura
dei cantieri della linea 6, che ha ripreso il progetto della fantomatica LTR
del 1990, cui si sono aggiunti i lavori alla Riviera di Chiaia e l’interminabile
rifacimento di via Marina, hanno relegato il tram di superficie ai margini del
sistema di trasporto urbano, spingendo
già nell’ormai lontano 1998 verso la affrettata decisione di sopprimere la
tratta Bagnoli-piazzale Tecchio e, successivamente, anche il tratto da quest’ultimo
a piazza Vittoria.
Appare evidente che, una volta superati i problemi contingenti legati alla realizzazione delle nuove opere (in primis la linea 6 della metro) la direzione da seguire nei prossimi anni non può che essere quella del ripristino e dell’ammodernamento della linea tranviaria, da vedere non come un nostalgico ritorno al passato - come qualcuno superficialmente vorrebbe far credere, evocando atmosfere retrò – ma, al contrario, come una coraggiosa spinta verso la modernità.
Molte città europee, grandi e piccole, stanno
riscoprendo e valorizzando infatti i tram moderni perché ne hanno compreso gli
enormi vantaggi: facilità di accesso (senza scale ed ascensori per salire e
scendere); trazione elettrica, silenziosa e non inquinante perché
non brucia benzina, diesel o gas; minori distanze tra le fermate; possibilità per i viaggiatori
di percepire lo spazio in cui si trovano (a differenza di quanto avviene nella
metro che viaggia in sotterranea per quasi tutta la tratta) e di godere del paesaggio urbano; minori costi di gestione e manutenzione.
Anche Napoli, grazie ad un tracciato già esistente, potrebbe riavere la sua “metropolitana di superficie”, con passaggi frequenti (10 min. al massimo di attesa), estesa da occidente a oriente, che segue in parte la linea costiera ed integra le altre linee su ferro come la linea 1 e le funicolari, che invece seguono prevalentemente la direzione nord-sud.
Gli sforzi e gli investimenti dovrebbero essere
concentrati sull’ammodernamento delle tecnologie e sulla riduzione e gestione
dei tratti critici, in cui le vetture tranviarie incrociano i flussi di
traffico o sono addirittura costrette a viaggiare in sede promiscua, in una difficile
convivenza con le automobili private e con gli altri mezzi di trasporto.
Pur guardando con un po’ di ottimismo al futuro, lo scenario attuale
mostra molte luci ed ombre a riguardo e talvolta si ha la sensazione che, a
livello regionale, si prediligano soluzioni costose e complesse ad altre più
semplici che sono quasi a portata di mano. Ad esempio Il collegamento con il
nuovo polo museale dell'Albergo dei Poveri può benissimo essere realizzato con
una semplice connessione tranviaria con Corso Garibaldi, ma tutto è stato
rimandato alla realizzazione della linea 9, la nuova metro che dovrebbe
collegare piazza Carlo III alla stazione TAV di Afragola. Un’opera che presenta
tempi lunghi, costi di realizzazione molto alti e che, pur raggiungendo Comuni
privi attualmente di collegamenti su ferro come Arzano e Casavatore, rischierebbe
di diventare un inutile doppione della linea FS esistente.
Tornando al tram moderno, la prospettiva non riguarda solo il territorio cittadino. Nel PUMS metropolitano si propone la "linea di gronda" da Nola a Licola da realizzarsi con sistema tranviario o BRT (Bus Rapid Transit). Il BRT è in corso di realizzazione anche per la trasversale a Napoli Est dal mare a Poggioreale. Il tram potrebbe essere proponibile, fatte tutte le necessarie analisi tecniche ed economiche, anche per le aree periferiche di Ponticelli e Scampia, ad est e a nord, in connessione con i nodi ferroviari.
Sergio Frattini
Vincenzo Russo
20.8.23
Per una Napoli moderna, futura, resiliente ed europea: appello per un Assessore all'Ambiente ecologista
Napoli, una città ricca di storia e cultura, si trova oggi, come tante altre realtà urbane grandi e piccole, di fronte a una sfida cruciale per il suo futuro: la transizione ecologica.
In un'epoca in cui l'Europa e il mondo intero si stanno muovendo verso politiche sostenibili e azioni concrete per preservare il nostro pianeta, è fondamentale che Napoli faccia la sua parte sul proprio territorio e si unisca a questo movimento istituzionale globale a garanzia della qualità della vita di residenti e turisti .
L'Amministrazione Manfredi ha in questo momento la responsabilità di riempire il ruolo cruciale all'interno della propria Giunta lasciato dall'ex Assessore Mancuso. Napoli merita un Assessore all'Ambiente ecologista che possa elaborare le indicazioni dei tecnici avendo maturato una visione ecologista trasversale, sistemica ed universale. Partenope ha bisogno di un amministratore che abbia inforcato da tempo le lenti dell’ecologia per leggere la realtà in cui viviamo, per poter contribuire in tempi brevissimi a frenare i cambiamenti climatici che altrimenti ci travolgeranno entro il 2030. Napoli ha bisogno di un nome che porti con sé una storia personale di ambientalismo, riconosciuto e apprezzato dalle associazioni nazionali e storiche della città. L’assessore a cui pensiamo dovrebbe aver maturato una visione ecologista pronta ad essere trasformata in cambiamento di vita per se stesso e per la comunità.
Una figura in grado di guidare Napoli, con coerenza, competenza e coraggio, attraverso un percorso di cambiamento epocale, ispirando cittadini e istituzioni a collaborare alla realizzazione di una città vivibile e sostenibile.
Il Partito Democratico (PD), a cui spetta la responsabilità di proporre un nome per questo incarico, ha un'opportunità unica di guardare lontano, dimostrando di avere a cuore il futuro di Napoli. In linea con la visione dinamica e innovativa del suo segretario nazionale, il PD dovrebbe uscire dalle logiche di spartizione tra correnti, per scegliere un amministratore che abbia come valori fondamentali la transizione ecologica, la lotta ai cambiamenti climatici ed il miglioramento della qualità della vita.
Invitiamo dunque il PD a considerare attentamente questa decisione, che, se presa nella giusta direzione, oltre a rafforzare la credibilità del partito, dimostrerebbe la volontà di mettere in primo piano l'interesse pubblico locale e globale. Sarebbe un segnale positivo del cambiamento del PD e un modello da seguire per tutta Italia.
La sfida ecologica è urgente, e Napoli può e deve essere un faro di speranza e azione per le generazioni future.
portavoce Gr.E.E.N. (Gruppo Ecologista Europa Napoli)
20.7.23
Per il recupero delle Scale di Napoli: attiviamo Cantieri partecipati per coinvolgere la comunità locale
La riqualificazione delle Scale di Napoli non solo migliorerà l'accessibilità e la fruibilità di questi antichi percorsi, ma contribuirà anche a promuovere il turismo sostenibile e a valorizzare il patrimonio storico-paesaggistico della città.
Tuttavia, riconosciamo che, nonostante gli sforzi del Coordinamento, il coinvolgimento dei residenti e delle persone che hanno lavorato instancabilmente per raggiungere questo obiettivo è mancato nel progetto. Il Coordinamento ha più volte richiesto e incontrato gli assessori competenti, chiedendo l'attuazione di un Cantiere partecipato. Purtroppo, finora questa richiesta non è stata soddisfatta.
Vogliamo ricordare l'importanza di coinvolgere la Comunità locale in ogni fase di un progetto di questa portata. L'esempio negativo del cantiere del Moiariello, dove la mancanza di coinvolgimento ha compromesso la vita di un gelso spontaneo, deve essere un monito per attivare momenti di ascolto.
Quel gelso non era semplicemente un elemento estetico, ma aveva un significato simbolico profondo per i residenti e i visitatori del quartiere. Rappresentava una testimonianza della forza rigenerativa della natura e offriva un'oasi di frescura lungo un percorso faticoso. Gli abitanti, grandi e piccoli, si erano affezionati a quest'albero, considerandolo un punto di riferimento e un rifugio.
Quindi, concludiamo con un appello agli Assessori competenti affinché attivino "Cantieri partecipati" su tutti gli interventi degli itinerari previsti. Invitiamo tutti gli attori coinvolti a collaborare con il Coordinamento delle Associazioni delle Scale di Napoli per garantire che il progetto di recupero delle Scale di Napoli sia portato avanti con la partecipazione attiva della Comunità locale, nel rispetto del suo patrimonio e dei suoi valori.
Solo attraverso la collaborazione e il coinvolgimento di tutti riusciremo a realizzare un progetto di valore per la nostra amata città.
Coordinamento delle Associazioni delle Scale di Napoli
19.7.23
NuRiGe, il collegamento Roma-Pompei incide in modo irrisorio
(ANSA) - NAPOLI, 18 LUG - La scelta di attivare un collegamento ferroviario diretto tra Roma e Pompei, sostiene l'associazione Nuove Ri-Generazioni Campania, nata su iniziativa di Cgil Campania, Fillea Cgil Campania e Spi Campania, oltre a incidere "in modo irrisorio sul volume totale dei milioni di turisti che ogni anno visitano Pompei, denota una visione strategica di un modello di sviluppo turistico 'mordi e fuggi' che nulla lascia sul territorio e che, nel caso in esame, consolida ancor di più l'inaccettabile impatto che il tracciato ferroviario comporta su un terzo della linea di costa del Golfo di Napoli, condizione che determina una barriera fisica e psicologica verso il mare per i residenti della fascia costiera, da San Giovanni a Teduccio a Castellammare di Stabia, e impedisce qualsiasi ipotesi di recupero, riqualificazione ambientale, attuazione delle potenzialità di una parte significativa dell'area metropolitana".
"Il disagio delle comunità di poter accedere al mare, che emerge con forza durante la stagione estiva - si legge in una nota diffusa dall'associazione - è una costante latente in comunità che per millenni hanno avuto un rapporto fisico viscerale e antropologico con il mare, interrotto per l'affermarsi di un presunto modello di sviluppo che ha individuato nella fascia costiera lo spazio da sfruttare per fabbriche (ora dismesse di Torre Annunziata e Castellammare di Stabia) e strutture portuali sviluppatesi in parallelo alla costa, con molti spazi inutilizzati.
In questo scenario il tracciato della linea ferroviaria RFI si configura come causa principale di molti effetti negativi sul territorio; comportando la ghettizzazione, il degrado, l'innesco di motivi di disgregazione sociale e di illegalità in molte parti di tessuti urbani storici (in particolare Centro Storico di Torre del Greco, Torre Annunziata), il degrado di aree naturali dalle grandi potenzialità (foce Sarno, Stagnone, scoglio di Rovigliano), l'utilizzo di molte aree costiere a valle del tracciato come punti di scarico illegale di rifiuti".
"Per la fascia costiera vesuviana - secondo l'associazione - è possibile una visione strategica alternativa a quella accennata dal ministro Sangiuliano. Una visione che definisca un modello di sviluppo nel quale la rigenerazione urbana possa essere di traino per una riorganizzazione complessiva del territorio che, nel rispetto delle identità dei luoghi, metta insieme tutela della natura e dei beni culturali, sicurezza, sviluppo economico compatibile con il territorio, recupero del rapporto con il mare, riqualificazione dei tessuti urbani, recupero della coesione sociale".
Nurige, con il supporto del proprio Comitato Tecnico-Scientifico, si candida per l'elaborazione di un'ipotesi di rigenerazione della linea di costa vesuviana, da inserire nella programmazione urbanistica e strategica della Città Metropolitana, con il coinvolgimento delle Amministrazioni dei Comuni Costieri, di Rfi, di Eav, dell'Autorità Portuale, del Demanio Marittimo, delle organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali, delle Aree Marine protette, delle associazioni ambientaliste, di categoria, della rete Puad". (ANSA).
13.7.23
La Venere degli stracci da "rifare": un simbolo di resistenza e di ricostruzione
12.7.23
La nuova piazza. Perchè non chiamarla "Piazza Partenope"?
In seguito agli scavi e ai preziosi ritrovamenti degli ultimi anni, collegati alle straordinarie opere della metropolitana, si sta sempre più facendo strada tra gli studiosi di archeologia una nuova lettura dell'importante porto di Parthenope che apre a nuove, illuminanti visioni.
Il porto ritrovato, persino con alcune imbarcazioni ora restaurate, fu dunque il vero "fulcro", la “Ragione prima" della fondazione della grande Neapolis che nascerà adiacente ad esso per sostituire progressivamente la storica e conclamata funzione del nodo portuale di Pithecusae, consolidata porta del mar Tirreno. Confine, ma anche florida interfaccia, mercato, cantiere per la riparazione di imbarcazioni provate dal lungo viaggio; luogo di trasformazione dei grandi carichi semilavorati per alleggerire il ritorno.
Una
straordinaria terra di confine, un luogo di conflitto ma anche, allo stesso
tempo, di scambio tra usi, religioni e culture; tra il mondo ellenico, quello
fenicio e quello etrusco.
La sirena
alata Parthenope, trovata morta, spiaggiata, sotto l’isolotto di Megaride,
diventerà segno di continuità con la città vecchia sul promontorio, la
divinitl protettrice anche di Neapolis, unitamente a Demetra, madre di
Persefone, dea dell'agricoltura e delle messi ma, qui, nella splendida baia,
anche dei prodotti del mare.
Potenti
simboli, messaggi nemmeno tanto criptati per dirci da dove veniva e a cosa
fosse destinata nei millenni, sin dalla sua fondazione di disegno pitagorico,
la nuova, gigantesca, polis del mediterraneo.
La sirena Parthenope, a volte cupa e oscura ma dal canto irresistibilmente ammaliante - nel caso si volesse prendere seriamente in considerazione l'idea lanciata nel titolo di questo scritto - sarebbe ancora una volta il simbolo e la protettrice di una ri-generazione della parte più centrale della nostra città. Una delle più' grandi ri-generazioni urbane d'Europa.
“Simbolo e
protettrice" dei partenopei, del grande porto turistico e commerciale e di
una baia sempre più internazionale, ci legherebbe ancora una volta alla nostra
indissolubile matrice greca mediterranea e al "sacro testo” dell'Odissea.
E allora, egregio Sindaco Gaetano Manfredi, perché non dedicarle la nuova piazza, generata tra le rovine ritrovate del Maschio angioino e il nodo metropolitano tra le stazioni della Metro e la Stazione marittima? Un luogo con lo sfondo del Vesuvio da un lato e della Certosa di san Martino e del masso intagliato nel tufo di Castel Sant’Elmo, dall’altro, attraversato ogni anno da milioni di viaggiatori del Mediterraneo?
Sindaco, quel luogo che si protende a mare, a scala metropolitana e mediterranea, dedichiamolo alla nostra Parthenope. Lasciando, eventualmente, il toponimo “piazza Municipio” con le funzioni più strettamente civiche, alla parte antistante al Palazzo San Giacomo, col giardino dei lecci e la fontana del Tritone.
@sindacomanfredi
#sindacomanfredi
"Piazza Partenope" sarebbe davvero fantastica!
Francesco Escalona
10.7.23
Il parco dell'ex gasometro al Vomero: un sogno che si realizza dopo vent'anni
Finalmente nel 2010, soprattutto grazie al convinto, passionale, competente supporto politico di Casimiro Monti, Dino Di Palma, Franco Di Mauro, Rino Nasti, Alberto Patruno, Mario Coppeto e amministrativo di Bartolomeo Sciannimanica, il progetto esecutivo da me elaborato e coordinato per il WWF, con l'apporto di altri validissimi tecnici, tra cui Marina Rigillo e Martin Devrient con le eccezionali simulazioni grafiche, andò in gara. Successivamente Silvana Santagada ha sviluppato il progetto per riadeguarlo alle nuove esigenze e a nuovi criteri paesaggistici e funzionali.
Enzo Russo - architetto ed urbanista











