In seguito
agli scavi e ai preziosi ritrovamenti degli ultimi anni, collegati alle straordinarie
opere della metropolitana, si sta sempre più facendo strada tra gli studiosi di
archeologia una nuova lettura dell'importante porto di Parthenope che apre a
nuove, illuminanti visioni.
Il porto ritrovato, persino con alcune
imbarcazioni ora restaurate, fu dunque il vero "fulcro", la “Ragione prima" della fondazione della
grande Neapolis che nascerà adiacente ad esso per sostituire progressivamente
la storica e conclamata funzione del nodo portuale di Pithecusae, consolidata porta del mar Tirreno. Confine, ma anche
florida interfaccia, mercato, cantiere per la riparazione di imbarcazioni provate
dal lungo viaggio; luogo di trasformazione dei grandi carichi semilavorati per
alleggerire il ritorno.
Una
straordinaria terra di confine, un luogo di conflitto ma anche, allo stesso
tempo, di scambio tra usi, religioni e culture; tra il mondo ellenico, quello
fenicio e quello etrusco.
Un approdo
millenario, dunque, quello di Pithecusae, ma che si rivelò, durante il VI e il
V secolo a. C., ogni giorno più
insicuro e minaccioso per le sempre piú frequenti eruzioni e per i forti e
continui terremoti causati dal sistema dell'Epomeo, attribuiti dall’Oracolo alla
volontà degli dei di far nascere poco distante una nuova-polis dal destino
millenario.
La sirena
alata Parthenope, trovata morta, spiaggiata, sotto l’isolotto di Megaride,
diventerà segno di continuità con la città vecchia sul promontorio, la
divinitl protettrice anche di Neapolis, unitamente a Demetra, madre di
Persefone, dea dell'agricoltura e delle messi ma, qui, nella splendida baia,
anche dei prodotti del mare.
Potenti
simboli, messaggi nemmeno tanto criptati per dirci da dove veniva e a cosa
fosse destinata nei millenni, sin dalla sua fondazione di disegno pitagorico,
la nuova, gigantesca, polis del mediterraneo.
La sirena Parthenope, a volte cupa e oscura ma dal canto irresistibilmente ammaliante
- nel caso si volesse prendere seriamente in considerazione l'idea lanciata nel
titolo di questo scritto - sarebbe ancora una volta il simbolo e la protettrice
di una ri-generazione della parte più centrale della nostra città. Una delle più' grandi ri-generazioni urbane
d'Europa.
“Simbolo e
protettrice" dei partenopei, del grande porto turistico e commerciale e di
una baia sempre più internazionale, ci legherebbe ancora una volta alla nostra
indissolubile matrice greca mediterranea e al "sacro testo” dell'Odissea.
E allora, egregio
Sindaco Gaetano Manfredi, perché non dedicarle la nuova piazza, generata tra le
rovine ritrovate del Maschio angioino e il nodo metropolitano tra le stazioni
della Metro e la Stazione marittima? Un luogo con lo sfondo del Vesuvio da un
lato e della Certosa di san Martino e del masso intagliato nel tufo di Castel
Sant’Elmo, dall’altro, attraversato ogni anno da milioni di viaggiatori del
Mediterraneo?
Sindaco, quel luogo che
si protende a mare, a scala metropolitana e mediterranea, dedichiamolo alla
nostra Parthenope. Lasciando,
eventualmente, il toponimo “piazza Municipio” con le funzioni più strettamente
civiche, alla parte antistante
al Palazzo San Giacomo, col giardino dei lecci e la fontana del Tritone.
@sindacomanfredi
#sindacomanfredi
"Piazza Partenope" sarebbe davvero fantastica!
Francesco Escalona