20.1.24

Il Complesso Termale del Solaro, un‘opera di architettura razionalista da tutelare

La decisione della Regione di realizzare un nuovo Ospedale sui resti del Complesso Termale del Solaro a Castellammare di Stabia dovrebbe essere oggetto di una maggiore attenzione da parte dei media, della classe politica e della stessa opinione pubblica. Il tema non è relativo solo al riassetto del sistema ospedaliero, con una scelta non supportata da nessun strumento di pianificazione, ma coinvolge anche altri aspetti. Tra i tanti, quale visione strategica del territorio giustifica un ospedale e non un’altra funzione? Quale approccio culturale si ha nei confronti della storia e delle espressioni culturali del nostro territorio, con particolare riferimento ad esempi rilevanti di architettura razionalista, come nel caso delle Terme del Solaro?

La decisione della Regione (alla quale va il merito di aver acquisito il Complesso al patrimonio pubblico) dovrebbe derivare dal confronto di più alternative progettuali, i cui risultati dovrebbero essere resi pubblici. Altrimenti è lecito chiedersi se sia giusto spendere 180 milioni di euro per la realizzazione di un ospedale e non invece per il rilancio del Complesso termale e se tale scelta sia in sintonia con le ambizioni turistiche della città, con il rischio di trasformarsi da occasione di uno sviluppo di qualità ad un suo freno. Altra domanda: preventivamente si è tenuto conto della compatibilità delle funzioni sanitarie con le caratteristiche architettoniche di pregio del Complesso Termale o si è ritenuto questo aspetto “ininfluente” rispetto ad una decisione presa a monte? Ancora, lo stato di degrado a cui è stato colpevolmente ridotta l’opera è un valido motivo per la sua demolizione o non dovrebbe essere una ragione per il suo restauro architettonico? Le notizie riportate sulla stampa sembrano invece evidenziare che il Complesso delle Terme del Solaro sia ritenuto solo un fastidioso ostacolo da rimuovere (addirittura entro l’estate) per dare spazio al nuovo Ospedale.

Eppure, eppure, le Terme del Solaro rappresentano uno degli esempi piu’ significativi dell’architettura razionalista in Italia. Opera di architetti di grande spessore come Carlo Cocchia (Stadio san Paolo, Mostra d’Oltremare), Franco Iossa, Alfredo Sbriziolo, Gerardo Mazziotti. Nei corsi di progettazione delle facoltà di Architettura il Complesso delle Terme viene studiato non solo per il suo valore intrinseco ma anche per i riferimenti alla cultura architettonica europea (Alvar Aalto nell’edificio di Sbriziolo). La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, nel suo censimento delle architetture italiane, dedica una specifica scheda al “Complesso Termale del Solaro” (https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=4076) il cui progetto, fra l’altro, fu vincitore di un Concorso internazionale di progettazione. Nella stessa scheda sono riportate ulteriori motivazioni che ne giustificano l’inserimento tra le “architetture italiane” e precisamente: 

1. L’opera è citata in molti studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e internazionale; 

2. L’opera è stata progettata da una figura di rilievo nel panorama dell’architettura nazionale e/o internazionale 
3. L’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata. 

Infine, la bibliografia dedicata all’Opera è vastissima (es. Architettura: Cronache e storia di B. Zevi, n. 119 del 5.9.1965) e l’opera è riportata tra “I luoghi del cuore” del F.A.I.

In questo scenario, a fronte di tanta “sostanza”, non abbiamo dubbi che la Soprintendenza vorrà intervenire per salvaguardare un'opera che è inclusa nel catalogo del suo stesso ministero.

Vincenzo Russo

(pubblicato su "Repubblica" edizione di Napoli del 19/01/2024)

19.1.24

Il verde resta ancora una "chimera" a Napoli: scongiuriamo il modello di riqualificazione del Parco Mascagna

E’ di poche ore fa la notizia che gli agronomi del Comune hanno segnalato come abbattibili i lecci anzianissimi che caratterizzano l'emiciclo centrale del Parco Mascagna solo mediante un analisi visiva di massima. Tutto questo nonostante i dubbi espressi anche da consiglieri comunali di maggioranza oltre che alla quasi totalità delle associazioni ecologiste.

Questo ennesimo atto ci riporta alla ragione del perché gli ambientalisti non plaudono alle modalità  adottate riguardo ai progetti sul verde presentati in pompa magna la settimana scorsa  dal Comune di Napoli

In questa occasione, Sindaco, Assessore del ramo e tecnici di riferimento, oltre ad alcuni consulenti, hanno parlato degli interventi relativi in particolare a due importanti parchi urbani, la Villa Comunale e il  Virgiliano con il Viale Virgilio,  finanziati con fondi della Città Metropolitana e PNRR, ed accennato ai prossimi interventi su una serie di parchi di scala di quartiere, compreso il Parco Mascagna, già purtroppo in fieri con quelle modalità constatate.

Tutte queste realtà saranno oggetto di approfondimenti dettagliati in articoli a seguire.  

Fa da contraltare all’entusiasmo dell’Amministrazione Comunale la perplessità degli ambientalisti in merito alle procedure utilizzate per la riqualificazione, in particolare di  due  luoghi così emblematici e particolarmente significativi per la loro valenza storica, artistico e paesaggistica.

Sono passati quasi tre anni dalle prime progettazioni dei due parchi comunali, durante i quali sarebbe stato possibile avviare un processo partecipato con i cittadini e con le associazioni per un confronto sulle scelte di materiali, sulle destinazioni d’uso, sulle essenze arboree ed arbustive. Soprattutto sarebbe stato importante confrontarsi sul ruolo a loro attribuito ed al fatto che oggi versano in uno stato di degrado e hanno perso moltissima massa vegetazionale, per orientare la loro riqualificazione alla luce delle emergenze connesse ai cambiamenti climatici. 

I progetti dei due grandi parchi e quelli minori sono invece stati maturati e condivisi unicamente all’interno degli uffici dell’Amministrazione Comunale e con un’interlocuzione con altri Enti pubblici sovraordinati solo in sede di conferenza dei servizi.

Dalle comunicazioni date solo ora in conferenza stampa si evince che l’integrazione dei fondi PNRR nel caso dei due grandi Parchi citati sono convogliate solo sulla costruzione di opere infrastrutturali viarie. Si disattende lo spirito dell’impiego dei fondi del PNRR che hanno promosso i progetti di forestazione urbana. Le aspettative sono state deluse per lo scarso peso dato al potenziamento della componente vegetazionale che viene mortificata dalle opere infrastrutturali di pavimentazione (addirittura per il Virgiliano nel caso del secondo lotto nemmeno drenante) di arredo, di recinzione ecc. molto spesso procedendo anche all’abbattimento di alberi senza che possano essere sostituiti da nuovi di pari dimensioni (grandi trapianti).

In particolare, per il caso del Virgiliano si evidenzia  un totale contrasto con l’approccio utilizzato per il primo lotto da finanziamento di Città Metropolitana, ancora in una breve fase di approvazione, che resta l’unica progettazione davvero coerente con i principi di pianificazione resiliente e rispettosi delle componenti naturali con recupero di biodiversità, principi  che invece dovrebbero caratterizzare come dicevamo in pieno un corretto utilizzo dei fondi del PNNR.

Per la scarsa volontà dimostrata purtroppo dall’Amministrazione di aprire a veri processi partecipativi che consentono un ascolto attivo e un confronto sulle scelte strategiche da intraprendere, il tema della “resilienza” che nella strategia del Green Deal sottesa al PNRR ha la stessa dignità della “ripresa” non esercita il suo ruolo di stimolo per un nuovo modello di sviluppo che esalti il ruolo strategico del verde e oggi. In particolare, ci riferiamo alla nostra reiterata richiesta di costituzione di una Consulta del Verde, spazio di confronto fondamentale anche per poter supportare l'Amministrazione stessa su scelte che non possono essere determinate esclusivamente dalla Soprintendenza. Una Consulta in grado anche di proporre il controllo e l’applicazione di soluzioni ambientali in linea con i principi DSHN (che non arrechino nessun danno all’ambiente), del Green New Deal e con i Criteri Ambientali Minimi (CAM), obbligatori per legge ed a maggior ragione per l’utilizzo dei fondi del PNRR.

In tal modo si  potrà aiutare l’Amministrazione Comunale a rispondere meglio alle sfide degli effetti dei cambiamenti climatici.

Questo va garantito non solo agendo su specifiche aree verdi, ma inquadrandolo in una compiuta pianificazione delle infrastrutture verdi che manca per la nostra Città e per effetto positivo per l’intera area Metropolitana, pensiamo ad esempio ai parchi regionali che attraversano la Città.

Occorre garantire la connessione di tutte le aree verdi, pubbliche e private, con la rete ecologica, favorendo la salvaguardia delle biodiversità, il contrasto all’inquinamento atmosferico, alle isole di calore e alle bombe d’acqua, senza tralasciare di esaltare le valenze estetiche e sociali del verde per la qualità della vita e la salute dei cittadini e dell’ambiente.

Un'interlocuzione costante oggi ancor più necessaria, alla luce della prossima variante al Piano Regolatore, che deve necessariamente integrarsi con il Piano del Verde.

Per completezza riportiamo un breve specchietto tratto da fonti del Comune riguardo ai costi e tempistiche degli interventi di riqualificazione citati.

Riqualificazione Villa Comunale

I LOTTO: 1.985.115,10 € finanziato con risorse economiche rese disponibili dal Piano Strategico della Città Metropolitana di Napoli. Durata lavori: 10 mesi.

II LOTTO: 2.000.000,00 € finanziato con risorse economiche rese disponibili dal Piano Sostegni al PNRR Grandi Città. Durata lavori: 14 mesi.

Parco Virgiliano e Viale Virgilio

I LOTTO: 1.700.000,00 € finanziato con risorse economiche rese disponibili dal Piano Strategico della Città Metropolitana di Napoli. Durata lavori: 12 mesi

II° LOTTO: 2.000.000,00 € finanziato con risorse economiche rese disponibili dal Piano Sostegni al PNRR Grandi Città. Durata lavori: 12 mesi.

Gli altri parchi oggetto di riqualificazione oltre i due comunali più citati nell’articolo

1)     Parco Mascagna: 450 mila euro (lavori iniziati il 21/11/2023)

2)      Parco Scampia: 1 milione di euro

3)      Parco Gaetano Errico: 500mila euro

4)      Parco San Gennaro: 600mila euro

5)      Parco De Filippo: 500mila euro

6)      Parco del Poggio: 700mila euro

(L’articolo trae spunto da riflessioni condivise con alcune associazioni che hanno da tempo costituito gli Stati Generali del Verde: Fiab NapoliCicloverdi - Legambiente Iride - Legambiente Parco Letterario Vesuvio - WWFNapoli - Gente Green Aps)

Guido Liotti

14.1.24

Voglia di futuro

Da mesi è in corso un acceso confronto sulla nuova legge urbanistica della Regione Campania che dovrebbe subentrare, dopo venti anni, alla legge 16 del 2004. Il dibattito resta però nel perimetro della politica e della cultura urbanistica, senza che questo tema scalfisca l’attenzione dell’opinione pubblica. Probabilmente i cittadini associano l’urbanistica alle loro peripezie burocratiche, spesso farraginose, oppure ai dibattiti sui massimi sistemi che molto spesso evidenziano le difficoltà e il girare a vuoto, senza risultati, di grandi progetti come quello di Bagnoli.  


Eppure le “norme” di una legge urbanistica sono tanti tasselli per la concretizzazione di una visione strategica che incide in modo determinante sul futuro del territorio e su quello delle giovani generazioni. Per questi motivi è importante che l’opinione pubblica sia correttamente informata sulle evoluzioni legislative e partecipi attivamente. La proposta di legge regionale, come evidenziato da associazioni ambientaliste, comitati civici e sindacati, nasce già vecchia, nonostante una proiezione ventennale, come per la 16/04, con l’obbligo di scelte che rispondano alle criticità attuali ma anche a quelle dei prossimi decenni. 
Tra l’altro, molte soluzioni per eliminare o ridurre tali criticità sono contenute in altri strumenti legislativi, del tutto ignorati nella proposta regionale. Ci si riferisce in particolare a:

1. Gli impegni dell’Italia nel Green New Deal per ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050;

2. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, incluse le linee guida per i Sistemi urbani di drenaggio sostenibile;

3. La nuova legge sulla natura, la Nature Restoration Law, approvata dal Parlamento europeo il 12 luglio 2023 per promuovere la biodiversità e l'azione per il clima in tutta Europa, oltre a introdurre strumenti normativi per la prevenzione e tutela della salute umana e per integrare le politiche ambientali in vigore.

Apparentemente possono sembrare temi astratti, ma essi affrontano aspetti quotidiani del vivere di ogni cittadino. Gli impegni per la de-carbonizzazione entro 25 anni mirano a migliorare la qualità dell’aria e a immaginare un nuovo modello di mobilità non incentrato sull’auto e con l’obbiettivo di ridurre in modo sostanziale il traffico, l’inquinamento acustico e atmosferico, il recupero sociale delle strade.
Le tragedie causate dai cambiamenti climatici possono toccare tutti e quindi le misure per la mitigazione degli effetti delle bombe d’acqua, delle isole di calore non sono norme astratte ma indicazioni che potrebbero incidere in modo determinante sulla sicurezza, sulla bellezza e sul futuro del territorio, e le misure di attenuazione, come quelle relative ai sistemi di drenaggio urbano sostenibile e quelle basate su sistemi naturali, potrebbero contribuire a ridurre gli effetti devastanti delle alluvioni in città. La legge di proposta regionale non affronta questi temi. La necessità di recuperare un rapporto con la Natura, attraverso il restauro di ecosistemi, non è un tema astratto, ma significa offrire ai cittadini più verde nel rispetto e nella tutela della biodiversità. La legge di proposta regionale non affronta questi temi. In tale quadro, poiché si rischia di approvare norme già superate dalla realtà dei fatti che invece richiede scelte coraggiose, già effettuate da molte città.
E' auspicabile un ripensamento della Regione per arrivare a soluzioni condivise e in linea con il futuro.

Vincenzo Russo 
Comitato tecnico-scientifico Nurige

27.12.23

Sorrento? E' stata rovinata!

Bisogna ritornare alla Sorrento che ha un'identità, che rispetti la sua identità che non è solo la bellezza dei luoghi ma anche il suo saper fare: la tarsia, la coltivazione bio della terra, la produzione di prodotti genuini, i limoni di Sorrento famosi nel mondo e ridotti a pochi limoneti e a pochi raccolti distrutti dai parcheggi.

L'avidità di un turismo di bassa qualità, privilegiando la quantità, ha reso omologato un luogo che tenta di resistere ma è allo stremo dell'invivibilità. Oggi Sorrento può rinascere ai suoi antichi splendori se si cambia mentalità, se si ha attenzione e rispetto per il paesaggio, la storia, la cultura, i cammini per le vie di mezzo, se si torna alla terra, se si cura il mare, eliminando scarichi abusivi, si curano i pregevoli valloni, si riscopre l'archeologia, (ovunque emergono resti di ville imperiali), si eliminano le plastiche, si attua una buona raccolta dei rifiuti e un loro riciclo, si piantano alberi e si evita di abbattere quelli storici.... si valorizza un animo green.

Ci vuole una visione comune a tutta la penisola, un concerto che sia armonia di intenti, tutti verso la stessa direzione. I turisti in ogni altro luogo del mondo civile usano mezzi ecologici elettrici, bici, monopattini, trasporto elettrico pubblico... solo qui trovano traffico, auto, inquinamento dell'aria ed acustico. Moto che sfrecciano superando i decibel permessi, aliscafi e traghetti che emanano fumi neri e nessuno sanziona e nessuno controlla. 

E che tutti i sindaci della penisola pretendano una circumvesuviana degna di trasporto pubblico e non da deportazione quale è  attualmente... e che tutti i sindaci pretendano una sanità che sia vicina ai cittadini con una capillare efficiente medicina di base e non l'opera faraonica da spreco solito di denaro pubblico e perseveranza dei soliti asfittici clientelismi.

Se non si ha una visione green non si guarda al futuro, ma ad un presente ormai asfittico.

È così che vogliamo la nostra Sorrento???

Angela Ansalone

I pini di Napoli: un appello al Ministro Sangiuliano

Nel cuore di Napoli, un ricordo intramontabile sorge latente il "Nuovo Pino di Napoli", messo a dimora nel 1996 durante una Festa dell'Albero organizzata dal circolo Neapolis 2000 di Legambiente di cui ero presidente. Prima che questa celebrazione diventasse una festa nazionale, Legambiente si impegnava già da decenni nella sua organizzazione. L'antico Pino, che da secoli aveva adornato le cartoline con lo sfondo del Golfo di Napoli in via Minucio Felice, era stato abbattuto poco prima dopo circa 150 anni, lasciando un vuoto simbolico. Fu così che durante quella memorabile festa, con il coinvolgimento di enti pubblici e privati, un nuovo piccolo albero prese vita. Il Corpo Forestale donò il Pino, il Servizio Giardini dopo tanti sopralluoghi lo piantò vicino alla chiesa di Sant'Antonio a Posillipo, mentre Napolimania fu partner dell'iniziativa. Quell'evento non solo riaffermò l'impegno per la natura, ma diede nuova vita a un simbolo radicato nell'immaginario napoletano in tutto il mondo.

Il Pino venne festeggiato in Piazzetta Sant'Antonio pedonalizzata per l'occasione e animata da artisti di strada, studenti delle scuole locali e appassionati della città. L'evento attirò l'attenzione nazionale, con la presenza dei media ed infine arrivò senza preavviso anche l'allora sindaco Bassolino, che indossava fiero un adesivo di Legambiente con la scritta "Io sono amico degli alberi". Sebbene più piccolo del predecessore (2mt di fusto ed 1 mt di radice), il nuovo albero portava un significato simbolico profondo, incarnando un'idea che lanciai con uno slogan: "Per riappropriarsi delle radici (verdi) e storiche della città."

Tuttavia, dopo quasi tre decenni, il "Nuovo Pino di Napoli" ha sofferto, come tanti altri alberi, di scarsa manutenzione e cura. La recente decisione di una commissione comunale di non piantare più pini lungo le alberature stradali rappresenta un colpo per "le radici storiche e paesaggistiche della città". Questa prospettiva sembra privilegiare un'ottica autoveicolare, senza tenere conto della presenza delle persone e della natura. È una scelta che sembra ignorare l'importanza di preservare il paesaggio, un retaggio del passato che si scontra con l'attuale contesto urbano, nell'era dei cambiamenti climatici.

Per preservare l'incantevole paesaggio che ha incantato generazioni sulla collina di Posillipo sin dal Settecento (vedi guaches e incisioni), potremmo prendere esempio dalle città europee, ridimensionando la larghezza delle strade. Chiediamoci: davvero abbiamo bisogno di corsie così ampie? Di spazi per il parcheggio così estesi? Una decisione moderna e sostenibile avrebbe potuto ampliare e rendere più accoglienti i marciapiedi, offrendo spazio non solo ai pedoni, ma anche agli alberi, creando un magnifico viale panoramico che si estendesse dal tratto finale di Via Manzoni (incrocio via Petrarca) fino ai cancelli del Virgiliano che si potrebbero collocare all'inizio di Viale Virgilio. 

Riprendendo il mio stesso slogan usato 27 anni fa durante la Festa dell'Albero, chiedo al Ministro Sangiuliano, amante della città e spesso presente a Napoli, di intervenire: tuteliamo le (verdi) radici storiche. Proteggiamo il paesaggio e permettiamo ai pini di restare a Posillipo, magari con una nuova piantumazione più estesa, riaffermando il nostro legame con le radici verdi e storiche di questo luogo così speciale. Sarebbe un modo per riguadagnare quell'identità che fa di Posillipo un simbolo incantevole di Napoli e contemporaneamente pianificare una città più moderna e più europea.

Carmine Maturo

24.12.23

Emergenza alberi a Napoli: le vere cause di un disastro


Siamo di fronte a un'emergenza che richiede la nostra attenzione immediata: la caduta degli alberi nelle nostre strade e parchi. Questi non sono casi isolati o eventi naturali inevitabili, ma é anche, probabilmente, il risultato di anni di negligenza e mancanza di cure appropriate. 

Le radici di questo problema sono molteplici: nella mancanza di investimenti nella manutenzione e nella cura degli alberi che, nel corso degli ultimi trent'anni, hanno subito capitozzature incontrollate; nel privilegiare la funzione delle strade solo come infrastrutture per la viabilità; nel disinteresse e disamore degli amministratori e dei funzionari nei confronti della Natura. Il risultato? Alberi malati, instabili e, purtroppo, pericolosi.

Ogni volta che un albero cade, non è solo perché malato, ma è anche una minaccia per la sicurezza di noi cittadini e per la bellezza del nostro ambiente. Queste cadute non sono inevitabili, ma sono il frutto di politiche sbagliate e di un disinteresse verso il patrimonio verde che fa parte dell'anima stessa della nostra città.

Il prossimo bilancio comunale deve essere destinato prioritariamente alla cura degli alberi. Occorre pianificare interventi mirati, un Piano del Verde Urbano, sostenere la formazione di personale qualificato e garantire una cura costante per preservare la salute di queste meraviglie naturali, che non vuol dire potature o peggio capitozzature.

Non possiamo più tollerare l'indifferenza verso la natura che ci circonda. Investire nella cura degli alberi è solo un atto di responsabilità, ed è anche un investimento nel nostro futuro, nella sicurezza delle nostre strade e nel benessere della nostra comunità.


Carmine Maturo
Enzo Russo

20.12.23

Turismo centro storico - Spaccanapoli: ma la città è ancora dei cittadini?

Ieri, mentre passeggiavo lungo Spaccanapoli, un fatto spiacevole ha turbato il mio cammino. Parlavo al telefono con un'amica, fermandomi vicino al campanile di Santa Chiara, quando la linea è improvvisamente caduta. Una voce da una bancarella nelle vicinanze mi ha apostrofato in modo irrispettoso: "T'ha sbattuto 'o telefono nfaccia e mo' te ne vuó ji'?" urlava, lasciandomi perplesso. Nonostante cercassi di comprendere la ragione di tale reazione, l'individuo ha continuato ad agire in modo aggressivo, spingendomi senza motivo quando ho chiesto chiarimenti.

Per fortuna, una coppia di ragazzi è intervenuta per separarci, spiegandomi che possedevano anch'essi una bancarella e che non tutti gli espositori condividevano quel comportamento. Quest'episodio non solo mi ha scioccato, ma ha riportato alla mia mente un'altra situazione raccontatami da un'amica, guida turistica, cacciata in malo modo con il suo gruppo mentre sostavano nella zona antistante alcuni tavolini nella Piazzetta piú avanti. Questi eventi mi hanno spinto a riflettere sulla gestione della situazione senza ricorrere alla violenza, nonostante la provocazione.

La domanda che sorge spontanea è: cosa possiamo imparare da questi fatti che, a quanto pare, non sono affatto isolati? È essenziale considerare come il turismo e il poco controllo abbiano alimentato un atteggiamento arrogante ed esclusivo da parte di alcuni operatori. Alcune bancarelle, probabilmente senza autorizzazione, diventano un pericolo, ostacolando il flusso dei visitatori, occupando spazi pubblici e comportandosi come se fossero gli unici legittimi proprietari, ignorando il fatto che, anche con una concessione, lo spazio urbano rimane di tutti.

Questa arroganza e mancanza di rispetto sembrano derivare dai controlli poco costanti e dal mancato rispetto delle regole civili. È imperativo che le autorità competenti, in questa vivace realtà turistica, vigilino e regolamentino queste attività, ribadendo che avere una concessione non implica possedere in modo esclusivo un territorio pubblico.

Episodi come questi non dovrebbero essere considerati banali o generare il solito atteggiamento del "é cosa 'e niente" di eduardiana memoria, ma piuttosto dovrebbero fungere da spunto per una discussione più ampia, affinché si possa riflettere su come gestire il turismo e tutte le attivitá da esso scaturite, in modo sostenibile e rispettoso per i residenti. È cruciale preservare la bellezza e l'essenza dei luoghi come Spaccanapoli, garantendo che la città resti dei cittadini.

Carmine Maturo


16.12.23

"Tacciano immediatamente tutte le armi": fiaccolata per la pace


La redazione di Green News Deal aderisce, insieme a tante associazioni e comunità laiche e religiose, alla manifestazione per la pace che si terrà oggi sabato 16 dicembre presso il Duomo di Napoli, per chiedere ancora una volta di porre fine ai terribili conflitti che stanno devastando aree del pianeta molto vicine a noi, facendo strage di civili innocenti e spargendo morte e distruzione.

11.12.23

Un Albero della Pace nel cuore di Napoli a San Domenico Maggiore

Qualche giorno fa, con la solenne benedizione di Padre Gerardo, il priore del Convento di San Domenico Maggiore, è stato inaugurato nel suggestivo Sagrato dell'omonima Chiesa un simbolo tangibile di speranza e pacificazione per il nuovo anno.

L’Associazione Gentle Green Events, Il Caffè Letterario Dom e la redazione di Green News Deal, insieme al Convento di San Domenico Maggiore, hanno presentato un maestoso olivo alto circa 3 metri, un invito alla pace, alla riflessione e alla solidarietà.

In un'epoca segnata da conflitti dilanianti, questo gesto assume un'importanza fondamentale nel richiamare l'attenzione sull'essenza della pace.

Sebbene recentemente gli scontri in Ucraina e a Gaza abbiano monopolizzato i titoli, questo simbolico atto di pace si estende a tutti i territori afflitti da guerre e tensioni.

L'olivo, simbolo universale di pacificazione, è stato accuratamente adornato da un gruppo multiculturale di giovani provenienti da diverse parti del mondo, tra cui Benedizione (Nigeria), Alimata (Siria), Brighi (Costa d'Avorio) e Shamsah (Nigeria). Assieme ad Alessia Verde del Caffé Letterario DOM e Carmine Maturo, Presidente dell'Associazione Gentle Green Events, hanno decorato l'albero con luci, 200 fiocchi multicolori e 50 bandierine della Pace.

Carmine Maturo, Presidente dell'Associazione Gentle Green Events, ha dichiarato: "La costruzione della pace richiede che ognuno di noi diventi un messaggero di pace nella vita quotidiana" ed invita tutti a partecipare attivamente, incoraggiando la condivisione di selfie accanto all'Albero della Pace, accompagnati da un messaggio di pacificazione e utilizzando l'hashtag #NapoliAlberoPace. Ogni post su Instagram con il tag "Dom Santi Bevitori" sarà ripubblicato per diffondere ulteriormente questo messaggio di necessità di pace.

Per ulteriori informazioni e per partecipare attivamente alla diffusione di questo messaggio di speranza e solidarietà, si prega di contattare: Carmine Maturo -  carmine@carminematuro.info

Uniamo le forze per promuovere la pace e la comprensione in tutto il mondo, a partire da se stessi.

27.11.23

Parco Mascagna a Napoli, non un parco qualsiasi

Non un Parco qualsiasi.

di Enzo Russo, architetto urbanista

Parco Mascagna, nel quartiere Vomero, è una piccola area verde di appena mezzo ettaro, che non può essere assimilato ad una qualsiasi area verde di Napoli.

Sicuramente il fatto di essere un residuo spazio che ha resistito al massiccio sacco edilizio degli anni Sessanta e che ne caratterizza una funzione essenziale per decine di migliaia di cittadini è un fatto importante, ma ancor di più lo è la sua storia di partecipazione e di visione del futuro.

E il nome del Parco racchiude in sé questo enorme valore.

Marco Mascagna, a cui è dedicato, era un giovane ambientalista che, insieme a tanti come Casimiro Monti, Enzo Russo, Ermes Ferraro e Pio Russo Krauss, riuscì a coinvolgere i cittadini del Vomero per fermare lo scellerato progetto di realizzare un parcheggio interrato di dieci piani che avrebbe distrutto completamente l’area verde.

Riuscirono a bloccare la speculazione ma riuscirono ad ottenere ancora di più, la pedonalizzazione delle aree al contorno (dove parcheggiavano centinaia di auto) e la riqualificazione dell’area con il progetto di Silvana Santagada del 2004, che trasformava le aree abbandonate in un giardino domestico urbano, di cui le aree pedonali al contorno erano parte integrante.

Da allora l’assenza della manutenzione e il successivo “riempimento” di funzioni hanno determinato un degrado sempre più accentuato dell’area.

Oggi, su finanziamento di Città Metropolitana, finalmente sono partiti i lavori di riqualificazione, ma prendendo subito una direzione sbagliata.

Infatti le prime opere sono state quelle del brutale abbattimento di numerosi e alti lecci, con la preoccupante prospettiva di nuovi e ulteriori tagli. Tale situazione ha determinato l’indignazione di molti cittadini e associazioni (WWF, Rete No Box, Mamme del parco, ai quali si aggiunge la nostra redazione) che hanno chiesto chiarimenti a riguardo all’Amministrazione Comunale.

In questo quadro è auspicabile che si apra un confronto civile con l'assessore Santagada su questa vicenda e sulla gestione di tutto il verde cittadino, a partire dall’immediata sospensione dei lavori. Lo scopo è quello di attivare processi di partecipazione civica e, nel contempo, garantire la qualità e la correttezza degli interventi, tenendo anche conto di un ribasso probabilmente eccessivo da parte dell’impresa appaltatrice del 35%.