6.2.24
COMUNICATO STAMPA - Giornata di mobilitazione 08/02/2024
2.2.24
"COME LA LUCE DELL'ALBA" di Pio Russo Krauss: un racconto sincero sulla necessità di difendere la Bellezza del nostro territorio e dare respiro all’Amore sincero per l'altro.
In “Come la luce dell’Alba” il tratto autobiografico e la finzione del romanzo si presentano in un interessantissima miscela. La storia, ambientata esattamente 50 anni fa, parla con forza al nostro tempo anche se il contesto locale e nazionale descritto con precisione ci riporta a quegli anni come un esperienza profondamente immersiva. Il romanzo avvincente con una densa struttura che incuriosisce ed emoziona fino alle ultime pagine grazie anche ad un parterre di personaggi per niente banali risulta al contempo quasi un compendio, applicato al nostro territorio, dei contenuti dell’enciclica “ Laudato Si” di Papa Francesco. L’autore non a caso è da sempre impegnato in ambito sociale ambientalista ed ecclesiale ed ovviamente affida molto della sua esperienza di vita a diversi personaggi immaginari e non solo al protagonista.
In una Chiesa ancorata a vecchie logiche di potere a braccetto con la DC, nei mesi del referendum per il divorzio, durante la crisi petrolifera e la caduta di Franco in Spagna quasi per inerzia, siamo a cavallo tra ’73 e ’74, Sergio, un giovane prete agostiniano colto e coraggioso, compie una piccola rivoluzione collettiva ed infine profondamente personale in una sconosciuta periferia di Napoli occidentale. La storia infatti è ambientata nel quartiere di Pianura che in quegli anni, ma per certi versi ancora adesso, si caratterizza per la ruralità.
I mostri da combattere
fin da subito sono tanti, una Camorra a braccetto con una pessima borghesia e
tollerata nei fatti anche dai governanti della città, pronta a sventrare per sempre quel territorio scacciando i suoi indifesi ospiti contadini, il vero presidio della
bellezza di quel territorio oltre ad una
piccola comunità ancora più debole; un tema nel tema sulle tolleranze e la
conoscenza ed il rispetto dell’altro. Si aggiungono, seguendo la narrazione, il
tema dell’ignavia che a volte si sviluppa in buona fede ma può creare danni
irreparabili, quello del dogma della Chiesa che non aiuta l’applicazione della
vera parola del Cristo oltre ad un tema
scabroso trattato con molta sensibilità e saggezza dall’autore.
Sullo sfondo della vicenda che si dipana in pochi mesi sentiamo sempre il respiro della natura e le
sue stagioni ancora ben definite in quei tempi con un autunno avvolgente, un
inverno cupissimo e piovoso ed una primavera che stenta ad arrivare ma che
esploderà con tutto il suo Amore nel finale.
Oggi non è tutto perduto a ben vedere qualche brano di
quella ruralità di qualità resiste ancora e va fortemente tutelato. Il romanzo di Pio fa venire voglia di combattere
con saggezza ancora. E’ forte L’impatto alla lettura per chi di noi si è
mosso per la tutela del nostro
territorio ma sono sicuro che per i temi
trattati e l’ottima scrittura appassionerà quasi tutti i lettori.
Pio Russo Krauss, medico educatore in ambito sanitario ed ambientale con un forte impegno in ambito sociale ed ecclesiale, é stato presidente del Centro Culturale Giovanile, militante di associazioni ambientali e e pacifiste. E' attualmente il Presidente dell’Associazione "Marco Mascagna".
Il libro è edito da La Valle del Tempo, Napoli.
Guido Liotti
27.1.24
COMUNICATO STAMPA: DONNE IN CAMMINO PER LA PACE
20.1.24
Il Complesso Termale del Solaro, un‘opera di architettura razionalista da tutelare
La decisione della Regione di realizzare un nuovo Ospedale sui resti del Complesso Termale del Solaro a Castellammare di Stabia dovrebbe essere oggetto di una maggiore attenzione da parte dei media, della classe politica e della stessa opinione pubblica. Il tema non è relativo solo al riassetto del sistema ospedaliero, con una scelta non supportata da nessun strumento di pianificazione, ma coinvolge anche altri aspetti. Tra i tanti, quale visione strategica del territorio giustifica un ospedale e non un’altra funzione? Quale approccio culturale si ha nei confronti della storia e delle espressioni culturali del nostro territorio, con particolare riferimento ad esempi rilevanti di architettura razionalista, come nel caso delle Terme del Solaro?
La decisione della Regione (alla quale va il merito di aver acquisito il Complesso al patrimonio pubblico) dovrebbe derivare dal confronto di più alternative progettuali, i cui risultati dovrebbero essere resi pubblici. Altrimenti è lecito chiedersi se sia giusto spendere 180 milioni di euro per la realizzazione di un ospedale e non invece per il rilancio del Complesso termale e se tale scelta sia in sintonia con le ambizioni turistiche della città, con il rischio di trasformarsi da occasione di uno sviluppo di qualità ad un suo freno. Altra domanda: preventivamente si è tenuto conto della compatibilità delle funzioni sanitarie con le caratteristiche architettoniche di pregio del Complesso Termale o si è ritenuto questo aspetto “ininfluente” rispetto ad una decisione presa a monte? Ancora, lo stato di degrado a cui è stato colpevolmente ridotta l’opera è un valido motivo per la sua demolizione o non dovrebbe essere una ragione per il suo restauro architettonico? Le notizie riportate sulla stampa sembrano invece evidenziare che il Complesso delle Terme del Solaro sia ritenuto solo un fastidioso ostacolo da rimuovere (addirittura entro l’estate) per dare spazio al nuovo Ospedale.
Eppure, eppure, le Terme del Solaro rappresentano uno degli esempi piu’ significativi dell’architettura razionalista in Italia. Opera di architetti di grande spessore come Carlo Cocchia (Stadio san Paolo, Mostra d’Oltremare), Franco Iossa, Alfredo Sbriziolo, Gerardo Mazziotti. Nei corsi di progettazione delle facoltà di Architettura il Complesso delle Terme viene studiato non solo per il suo valore intrinseco ma anche per i riferimenti alla cultura architettonica europea (Alvar Aalto nell’edificio di Sbriziolo). La Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, nel suo censimento delle architetture italiane, dedica una specifica scheda al “Complesso Termale del Solaro” (https://censimentoarchitetturecontemporanee.cultura.gov.it/scheda-opera?id=4076) il cui progetto, fra l’altro, fu vincitore di un Concorso internazionale di progettazione. Nella stessa scheda sono riportate ulteriori motivazioni che ne giustificano l’inserimento tra le “architetture italiane” e precisamente:
1. L’opera è citata in molti studi storico-sistematici sull’architettura contemporanea di livello nazionale e internazionale;
3. L’opera di architettura si segnala per il particolare valore qualitativo all’interno del contesto urbano in cui è realizzata.
Infine, la bibliografia dedicata all’Opera è vastissima (es. Architettura: Cronache e storia di B. Zevi, n. 119 del 5.9.1965) e l’opera è riportata tra “I luoghi del cuore” del F.A.I.
In questo scenario, a fronte di tanta “sostanza”, non abbiamo dubbi che la Soprintendenza vorrà intervenire per salvaguardare un'opera che è inclusa nel catalogo del suo stesso ministero.
Vincenzo Russo
(pubblicato su "Repubblica" edizione di Napoli del 19/01/2024)
19.1.24
Il verde resta ancora una "chimera" a Napoli: scongiuriamo il modello di riqualificazione del Parco Mascagna
E’ di poche ore fa la notizia che gli agronomi del Comune hanno segnalato come abbattibili i lecci anzianissimi che caratterizzano l'emiciclo centrale del Parco Mascagna solo mediante un analisi visiva di massima. Tutto questo nonostante i dubbi espressi anche da consiglieri comunali di maggioranza oltre che alla quasi totalità delle associazioni ecologiste.
Questo ennesimo
atto ci riporta alla ragione del perché gli ambientalisti non plaudono alle
modalità adottate riguardo ai progetti sul verde presentati in pompa magna la
settimana scorsa dal Comune di Napoli
In questa occasione,
Sindaco, Assessore del ramo e tecnici di riferimento, oltre ad alcuni consulenti,
hanno parlato degli interventi relativi in particolare a due importanti parchi
urbani, la Villa Comunale e il Virgiliano
con il Viale Virgilio, finanziati con
fondi della Città Metropolitana e PNRR, ed accennato ai prossimi interventi su una
serie di parchi di scala di quartiere, compreso il Parco Mascagna, già purtroppo
in fieri con quelle modalità constatate.
Tutte queste
realtà saranno oggetto di approfondimenti dettagliati in articoli a seguire.
Fa da
contraltare all’entusiasmo dell’Amministrazione Comunale la perplessità degli
ambientalisti in merito alle procedure utilizzate per la riqualificazione, in
particolare di due luoghi così emblematici e particolarmente
significativi per la loro valenza storica, artistico e paesaggistica.
I progetti
dei due grandi parchi e quelli minori sono invece stati maturati e condivisi
unicamente all’interno degli uffici dell’Amministrazione Comunale e con
un’interlocuzione con altri Enti pubblici sovraordinati solo in sede di conferenza dei
servizi.
Dalle
comunicazioni date solo ora in conferenza stampa si evince che l’integrazione
dei fondi PNRR nel caso dei due grandi Parchi citati sono convogliate solo
sulla costruzione di opere infrastrutturali viarie. Si disattende lo spirito
dell’impiego dei fondi del PNRR che hanno promosso i progetti di forestazione
urbana. Le aspettative sono state deluse per lo scarso peso dato al
potenziamento della componente vegetazionale che viene mortificata dalle opere
infrastrutturali di pavimentazione (addirittura per il Virgiliano nel caso del secondo lotto nemmeno
drenante) di arredo, di recinzione ecc. molto spesso procedendo anche
all’abbattimento di alberi senza che possano essere sostituiti da nuovi di pari
dimensioni (grandi trapianti).
In
particolare, per il caso del Virgiliano si evidenzia un totale contrasto con l’approccio utilizzato
per il primo lotto da finanziamento di Città Metropolitana, ancora in una breve
fase di approvazione, che resta l’unica progettazione davvero coerente con i
principi di pianificazione resiliente e rispettosi delle componenti naturali
con recupero di biodiversità, principi che
invece dovrebbero caratterizzare come dicevamo in pieno un corretto utilizzo
dei fondi del PNNR.
Per la
scarsa volontà dimostrata purtroppo dall’Amministrazione di aprire a veri
processi partecipativi che consentono un ascolto attivo e un confronto sulle
scelte strategiche da intraprendere, il tema della “resilienza” che nella
strategia del Green Deal sottesa al PNRR ha la stessa dignità della
“ripresa” non esercita il suo ruolo di stimolo per un nuovo modello di sviluppo
che esalti il ruolo strategico del verde e oggi. In particolare, ci riferiamo
alla nostra reiterata richiesta di costituzione di una Consulta del Verde, spazio
di confronto fondamentale anche per poter supportare l'Amministrazione stessa su
scelte che non possono essere determinate esclusivamente dalla Soprintendenza. Una
Consulta in grado anche di proporre il controllo
e l’applicazione di soluzioni ambientali in linea con i principi DSHN (che non
arrechino nessun danno all’ambiente), del Green New Deal e con i Criteri
Ambientali Minimi (CAM), obbligatori per legge ed a maggior ragione per
l’utilizzo dei fondi del PNRR.
In tal modo
si potrà aiutare l’Amministrazione
Comunale a rispondere meglio alle sfide degli effetti dei cambiamenti climatici.
Questo va
garantito non solo agendo su specifiche aree verdi, ma inquadrandolo in una
compiuta pianificazione delle infrastrutture verdi che manca per la nostra Città
e per effetto positivo per l’intera area Metropolitana, pensiamo ad esempio ai parchi
regionali che attraversano la Città.
Occorre garantire
la connessione di tutte le aree verdi, pubbliche e private, con la rete
ecologica, favorendo la salvaguardia delle biodiversità, il contrasto
all’inquinamento atmosferico, alle isole di calore e alle bombe d’acqua, senza
tralasciare di esaltare le valenze estetiche e sociali del verde per la qualità
della vita e la salute dei cittadini e dell’ambiente.
Un'interlocuzione costante oggi ancor più
necessaria, alla luce della prossima variante al Piano Regolatore, che deve
necessariamente integrarsi con il Piano del Verde.
Per
completezza riportiamo un breve specchietto tratto da fonti del Comune riguardo
ai costi e tempistiche degli interventi di riqualificazione citati.
Riqualificazione
Villa Comunale
I LOTTO:
1.985.115,10 € finanziato con risorse economiche rese disponibili dal Piano
Strategico della Città Metropolitana di Napoli. Durata lavori: 10 mesi.
II LOTTO:
2.000.000,00 € finanziato con risorse economiche rese disponibili dal Piano
Sostegni al PNRR Grandi Città. Durata lavori: 14 mesi.
Parco Virgiliano e Viale Virgilio
I LOTTO: 1.700.000,00
€ finanziato con risorse economiche rese disponibili dal Piano Strategico della
Città Metropolitana di Napoli. Durata lavori: 12 mesi
II° LOTTO:
2.000.000,00 € finanziato con risorse economiche rese disponibili dal Piano
Sostegni al PNRR Grandi Città. Durata lavori: 12 mesi.
Gli altri
parchi oggetto di riqualificazione oltre i due comunali più citati
nell’articolo
1) Parco Mascagna: 450 mila euro (lavori
iniziati il 21/11/2023)
2) Parco Scampia: 1 milione di euro
3) Parco Gaetano Errico: 500mila euro
4) Parco San Gennaro: 600mila euro
5) Parco De Filippo: 500mila euro
6) Parco del Poggio: 700mila euro
(L’articolo trae spunto da riflessioni condivise con alcune associazioni che hanno da tempo costituito gli Stati Generali del Verde: Fiab NapoliCicloverdi - Legambiente Iride - Legambiente Parco Letterario Vesuvio - WWFNapoli - Gente Green Aps)
Guido Liotti
14.1.24
Voglia di futuro
Eppure le “norme” di una legge urbanistica sono tanti tasselli per la concretizzazione di una visione strategica che incide in modo determinante sul futuro del territorio e su quello delle giovani generazioni. Per questi motivi è importante che l’opinione pubblica sia correttamente informata sulle evoluzioni legislative e partecipi attivamente. La proposta di legge regionale, come evidenziato da associazioni ambientaliste, comitati civici e sindacati, nasce già vecchia, nonostante una proiezione ventennale, come per la 16/04, con l’obbligo di scelte che rispondano alle criticità attuali ma anche a quelle dei prossimi decenni.
1. Gli impegni dell’Italia nel Green New Deal per ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050;

2. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, incluse le linee guida per i Sistemi urbani di drenaggio sostenibile;
3. La nuova legge sulla natura, la Nature Restoration Law, approvata dal Parlamento europeo il 12 luglio 2023 per promuovere la biodiversità e l'azione per il clima in tutta Europa, oltre a introdurre strumenti normativi per la prevenzione e tutela della salute umana e per integrare le politiche ambientali in vigore.
Apparentemente possono sembrare temi astratti, ma essi affrontano aspetti quotidiani del vivere di ogni cittadino. Gli impegni per la de-carbonizzazione entro 25 anni mirano a migliorare la qualità dell’aria e a immaginare un nuovo modello di mobilità non incentrato sull’auto e con l’obbiettivo di ridurre in modo sostanziale il traffico, l’inquinamento acustico e atmosferico, il recupero sociale delle strade.
Comitato tecnico-scientifico Nurige
27.12.23
Sorrento? E' stata rovinata!
Bisogna ritornare alla Sorrento che ha un'identità, che rispetti la sua identità che non è solo la bellezza dei luoghi ma anche il suo saper fare: la tarsia, la coltivazione bio della terra, la produzione di prodotti genuini, i limoni di Sorrento famosi nel mondo e ridotti a pochi limoneti e a pochi raccolti distrutti dai parcheggi.
L'avidità di un turismo di bassa qualità, privilegiando la quantità, ha reso omologato un luogo che tenta di resistere ma è allo stremo dell'invivibilità. Oggi Sorrento può rinascere ai suoi antichi splendori se si cambia mentalità, se si ha attenzione e rispetto per il paesaggio, la storia, la cultura, i cammini per le vie di mezzo, se si torna alla terra, se si cura il mare, eliminando scarichi abusivi, si curano i pregevoli valloni, si riscopre l'archeologia, (ovunque emergono resti di ville imperiali), si eliminano le plastiche, si attua una buona raccolta dei rifiuti e un loro riciclo, si piantano alberi e si evita di abbattere quelli storici.... si valorizza un animo green.Ci vuole una visione comune a tutta la penisola, un concerto che sia armonia di intenti, tutti verso la stessa direzione. I turisti in ogni altro luogo del mondo civile usano mezzi ecologici elettrici, bici, monopattini, trasporto elettrico pubblico... solo qui trovano traffico, auto, inquinamento dell'aria ed acustico. Moto che sfrecciano superando i decibel permessi, aliscafi e traghetti che emanano fumi neri e nessuno sanziona e nessuno controlla.
E che tutti i sindaci della penisola pretendano una circumvesuviana degna di trasporto pubblico e non da deportazione quale è attualmente... e che tutti i sindaci pretendano una sanità che sia vicina ai cittadini con una capillare efficiente medicina di base e non l'opera faraonica da spreco solito di denaro pubblico e perseveranza dei soliti asfittici clientelismi.
Se non si ha una visione green non si guarda al futuro, ma ad un presente ormai asfittico.
È così che vogliamo la nostra Sorrento???
Angela Ansalone
I pini di Napoli: un appello al Ministro Sangiuliano
Nel cuore di Napoli, un ricordo intramontabile sorge latente il "Nuovo Pino di Napoli", messo a dimora nel 1996 durante una Festa dell'Albero organizzata dal circolo Neapolis 2000 di Legambiente di cui ero presidente. Prima che questa celebrazione diventasse una festa nazionale, Legambiente si impegnava già da decenni nella sua organizzazione. L'antico Pino, che da secoli aveva adornato le cartoline con lo sfondo del Golfo di Napoli in via Minucio Felice, era stato abbattuto poco prima dopo circa 150 anni, lasciando un vuoto simbolico. Fu così che durante quella memorabile festa, con il coinvolgimento di enti pubblici e privati, un nuovo piccolo albero prese vita. Il Corpo Forestale donò il Pino, il Servizio Giardini dopo tanti sopralluoghi lo piantò vicino alla chiesa di Sant'Antonio a Posillipo, mentre Napolimania fu partner dell'iniziativa. Quell'evento non solo riaffermò l'impegno per la natura, ma diede nuova vita a un simbolo radicato nell'immaginario napoletano in tutto il mondo.
Il Pino venne festeggiato in Piazzetta Sant'Antonio pedonalizzata per l'occasione e animata da artisti di strada, studenti delle scuole locali e appassionati della città. L'evento attirò l'attenzione nazionale, con la presenza dei media ed infine arrivò senza preavviso anche l'allora sindaco Bassolino, che indossava fiero un adesivo di Legambiente con la scritta "Io sono amico degli alberi". Sebbene più piccolo del predecessore (2mt di fusto ed 1 mt di radice), il nuovo albero portava un significato simbolico profondo, incarnando un'idea che lanciai con uno slogan: "Per riappropriarsi delle radici (verdi) e storiche della città."Tuttavia, dopo quasi tre decenni, il "Nuovo Pino di Napoli" ha sofferto, come tanti altri alberi, di scarsa manutenzione e cura. La recente decisione di una commissione comunale di non piantare più pini lungo le alberature stradali rappresenta un colpo per "le radici storiche e paesaggistiche della città". Questa prospettiva sembra privilegiare un'ottica autoveicolare, senza tenere conto della presenza delle persone e della natura. È una scelta che sembra ignorare l'importanza di preservare il paesaggio, un retaggio del passato che si scontra con l'attuale contesto urbano, nell'era dei cambiamenti climatici.
Per preservare l'incantevole paesaggio che ha incantato generazioni sulla collina di Posillipo sin dal Settecento (vedi guaches e incisioni), potremmo prendere esempio dalle città europee, ridimensionando la larghezza delle strade. Chiediamoci: davvero abbiamo bisogno di corsie così ampie? Di spazi per il parcheggio così estesi? Una decisione moderna e sostenibile avrebbe potuto ampliare e rendere più accoglienti i marciapiedi, offrendo spazio non solo ai pedoni, ma anche agli alberi, creando un magnifico viale panoramico che si estendesse dal tratto finale di Via Manzoni (incrocio via Petrarca) fino ai cancelli del Virgiliano che si potrebbero collocare all'inizio di Viale Virgilio.
Riprendendo il mio stesso slogan usato 27 anni fa durante la Festa dell'Albero, chiedo al Ministro Sangiuliano, amante della città e spesso presente a Napoli, di intervenire: tuteliamo le (verdi) radici storiche. Proteggiamo il paesaggio e permettiamo ai pini di restare a Posillipo, magari con una nuova piantumazione più estesa, riaffermando il nostro legame con le radici verdi e storiche di questo luogo così speciale. Sarebbe un modo per riguadagnare quell'identità che fa di Posillipo un simbolo incantevole di Napoli e contemporaneamente pianificare una città più moderna e più europea.
Carmine Maturo
24.12.23
Emergenza alberi a Napoli: le vere cause di un disastro
Le radici di questo problema sono molteplici: nella mancanza
di investimenti nella manutenzione e nella cura degli alberi che, nel corso
degli ultimi trent'anni, hanno subito capitozzature incontrollate; nel
privilegiare la funzione delle strade solo come infrastrutture per la viabilità;
nel disinteresse e disamore degli amministratori e dei funzionari nei confronti
della Natura. Il risultato? Alberi
malati, instabili e, purtroppo, pericolosi.
Ogni volta che un albero cade, non è solo perché malato, ma è anche una minaccia per la sicurezza di noi cittadini e per la bellezza del nostro ambiente. Queste cadute non sono inevitabili, ma sono il frutto di politiche sbagliate e di un disinteresse verso il patrimonio verde che fa parte dell'anima stessa della nostra città.
Il prossimo bilancio comunale deve essere destinato prioritariamente alla cura degli alberi. Occorre pianificare interventi mirati, un Piano del Verde Urbano, sostenere la formazione di personale qualificato e garantire una cura costante per preservare la salute di queste meraviglie naturali, che non vuol dire potature o peggio capitozzature.
Non possiamo più tollerare l'indifferenza verso la natura che ci circonda. Investire nella cura degli alberi è solo un atto di responsabilità, ed è anche un investimento nel nostro futuro, nella sicurezza delle nostre strade e nel benessere della nostra comunità.

Enzo Russo
20.12.23
Turismo centro storico - Spaccanapoli: ma la città è ancora dei cittadini?
La domanda che sorge spontanea è: cosa possiamo imparare da questi fatti che, a quanto pare, non sono affatto isolati? È essenziale considerare come il turismo e il poco controllo abbiano alimentato un atteggiamento arrogante ed esclusivo da parte di alcuni operatori. Alcune bancarelle, probabilmente senza autorizzazione, diventano un pericolo, ostacolando il flusso dei visitatori, occupando spazi pubblici e comportandosi come se fossero gli unici legittimi proprietari, ignorando il fatto che, anche con una concessione, lo spazio urbano rimane di tutti.
Questa arroganza e mancanza di rispetto sembrano derivare dai controlli poco costanti e dal mancato rispetto delle regole civili. È imperativo che le autorità competenti, in questa vivace realtà turistica, vigilino e regolamentino queste attività, ribadendo che avere una concessione non implica possedere in modo esclusivo un territorio pubblico.
Episodi come questi non dovrebbero essere considerati banali o generare il solito atteggiamento del "é cosa 'e niente" di eduardiana memoria, ma piuttosto dovrebbero fungere da spunto per una discussione più ampia, affinché si possa riflettere su come gestire il turismo e tutte le attivitá da esso scaturite, in modo sostenibile e rispettoso per i residenti. È cruciale preservare la bellezza e l'essenza dei luoghi come Spaccanapoli, garantendo che la città resti dei cittadini.
Carmine Maturo


















