27.12.23

Sorrento? E' stata rovinata!

Bisogna ritornare alla Sorrento che ha un'identità, che rispetti la sua identità che non è solo la bellezza dei luoghi ma anche il suo saper fare: la tarsia, la coltivazione bio della terra, la produzione di prodotti genuini, i limoni di Sorrento famosi nel mondo e ridotti a pochi limoneti e a pochi raccolti distrutti dai parcheggi.

L'avidità di un turismo di bassa qualità, privilegiando la quantità, ha reso omologato un luogo che tenta di resistere ma è allo stremo dell'invivibilità. Oggi Sorrento può rinascere ai suoi antichi splendori se si cambia mentalità, se si ha attenzione e rispetto per il paesaggio, la storia, la cultura, i cammini per le vie di mezzo, se si torna alla terra, se si cura il mare, eliminando scarichi abusivi, si curano i pregevoli valloni, si riscopre l'archeologia, (ovunque emergono resti di ville imperiali), si eliminano le plastiche, si attua una buona raccolta dei rifiuti e un loro riciclo, si piantano alberi e si evita di abbattere quelli storici.... si valorizza un animo green.

Ci vuole una visione comune a tutta la penisola, un concerto che sia armonia di intenti, tutti verso la stessa direzione. I turisti in ogni altro luogo del mondo civile usano mezzi ecologici elettrici, bici, monopattini, trasporto elettrico pubblico... solo qui trovano traffico, auto, inquinamento dell'aria ed acustico. Moto che sfrecciano superando i decibel permessi, aliscafi e traghetti che emanano fumi neri e nessuno sanziona e nessuno controlla. 

E che tutti i sindaci della penisola pretendano una circumvesuviana degna di trasporto pubblico e non da deportazione quale è  attualmente... e che tutti i sindaci pretendano una sanità che sia vicina ai cittadini con una capillare efficiente medicina di base e non l'opera faraonica da spreco solito di denaro pubblico e perseveranza dei soliti asfittici clientelismi.

Se non si ha una visione green non si guarda al futuro, ma ad un presente ormai asfittico.

È così che vogliamo la nostra Sorrento???

Angela Ansalone

I pini di Napoli: un appello al Ministro Sangiuliano

Nel cuore di Napoli, un ricordo intramontabile sorge latente il "Nuovo Pino di Napoli", messo a dimora nel 1996 durante una Festa dell'Albero organizzata dal circolo Neapolis 2000 di Legambiente di cui ero presidente. Prima che questa celebrazione diventasse una festa nazionale, Legambiente si impegnava già da decenni nella sua organizzazione. L'antico Pino, che da secoli aveva adornato le cartoline con lo sfondo del Golfo di Napoli in via Minucio Felice, era stato abbattuto poco prima dopo circa 150 anni, lasciando un vuoto simbolico. Fu così che durante quella memorabile festa, con il coinvolgimento di enti pubblici e privati, un nuovo piccolo albero prese vita. Il Corpo Forestale donò il Pino, il Servizio Giardini dopo tanti sopralluoghi lo piantò vicino alla chiesa di Sant'Antonio a Posillipo, mentre Napolimania fu partner dell'iniziativa. Quell'evento non solo riaffermò l'impegno per la natura, ma diede nuova vita a un simbolo radicato nell'immaginario napoletano in tutto il mondo.

Il Pino venne festeggiato in Piazzetta Sant'Antonio pedonalizzata per l'occasione e animata da artisti di strada, studenti delle scuole locali e appassionati della città. L'evento attirò l'attenzione nazionale, con la presenza dei media ed infine arrivò senza preavviso anche l'allora sindaco Bassolino, che indossava fiero un adesivo di Legambiente con la scritta "Io sono amico degli alberi". Sebbene più piccolo del predecessore (2mt di fusto ed 1 mt di radice), il nuovo albero portava un significato simbolico profondo, incarnando un'idea che lanciai con uno slogan: "Per riappropriarsi delle radici (verdi) e storiche della città."

Tuttavia, dopo quasi tre decenni, il "Nuovo Pino di Napoli" ha sofferto, come tanti altri alberi, di scarsa manutenzione e cura. La recente decisione di una commissione comunale di non piantare più pini lungo le alberature stradali rappresenta un colpo per "le radici storiche e paesaggistiche della città". Questa prospettiva sembra privilegiare un'ottica autoveicolare, senza tenere conto della presenza delle persone e della natura. È una scelta che sembra ignorare l'importanza di preservare il paesaggio, un retaggio del passato che si scontra con l'attuale contesto urbano, nell'era dei cambiamenti climatici.

Per preservare l'incantevole paesaggio che ha incantato generazioni sulla collina di Posillipo sin dal Settecento (vedi guaches e incisioni), potremmo prendere esempio dalle città europee, ridimensionando la larghezza delle strade. Chiediamoci: davvero abbiamo bisogno di corsie così ampie? Di spazi per il parcheggio così estesi? Una decisione moderna e sostenibile avrebbe potuto ampliare e rendere più accoglienti i marciapiedi, offrendo spazio non solo ai pedoni, ma anche agli alberi, creando un magnifico viale panoramico che si estendesse dal tratto finale di Via Manzoni (incrocio via Petrarca) fino ai cancelli del Virgiliano che si potrebbero collocare all'inizio di Viale Virgilio. 

Riprendendo il mio stesso slogan usato 27 anni fa durante la Festa dell'Albero, chiedo al Ministro Sangiuliano, amante della città e spesso presente a Napoli, di intervenire: tuteliamo le (verdi) radici storiche. Proteggiamo il paesaggio e permettiamo ai pini di restare a Posillipo, magari con una nuova piantumazione più estesa, riaffermando il nostro legame con le radici verdi e storiche di questo luogo così speciale. Sarebbe un modo per riguadagnare quell'identità che fa di Posillipo un simbolo incantevole di Napoli e contemporaneamente pianificare una città più moderna e più europea.

Carmine Maturo

24.12.23

Emergenza alberi a Napoli: le vere cause di un disastro


Siamo di fronte a un'emergenza che richiede la nostra attenzione immediata: la caduta degli alberi nelle nostre strade e parchi. Questi non sono casi isolati o eventi naturali inevitabili, ma é anche, probabilmente, il risultato di anni di negligenza e mancanza di cure appropriate. 

Le radici di questo problema sono molteplici: nella mancanza di investimenti nella manutenzione e nella cura degli alberi che, nel corso degli ultimi trent'anni, hanno subito capitozzature incontrollate; nel privilegiare la funzione delle strade solo come infrastrutture per la viabilità; nel disinteresse e disamore degli amministratori e dei funzionari nei confronti della Natura. Il risultato? Alberi malati, instabili e, purtroppo, pericolosi.

Ogni volta che un albero cade, non è solo perché malato, ma è anche una minaccia per la sicurezza di noi cittadini e per la bellezza del nostro ambiente. Queste cadute non sono inevitabili, ma sono il frutto di politiche sbagliate e di un disinteresse verso il patrimonio verde che fa parte dell'anima stessa della nostra città.

Il prossimo bilancio comunale deve essere destinato prioritariamente alla cura degli alberi. Occorre pianificare interventi mirati, un Piano del Verde Urbano, sostenere la formazione di personale qualificato e garantire una cura costante per preservare la salute di queste meraviglie naturali, che non vuol dire potature o peggio capitozzature.

Non possiamo più tollerare l'indifferenza verso la natura che ci circonda. Investire nella cura degli alberi è solo un atto di responsabilità, ed è anche un investimento nel nostro futuro, nella sicurezza delle nostre strade e nel benessere della nostra comunità.


Carmine Maturo
Enzo Russo

20.12.23

Turismo centro storico - Spaccanapoli: ma la città è ancora dei cittadini?

Ieri, mentre passeggiavo lungo Spaccanapoli, un fatto spiacevole ha turbato il mio cammino. Parlavo al telefono con un'amica, fermandomi vicino al campanile di Santa Chiara, quando la linea è improvvisamente caduta. Una voce da una bancarella nelle vicinanze mi ha apostrofato in modo irrispettoso: "T'ha sbattuto 'o telefono nfaccia e mo' te ne vuó ji'?" urlava, lasciandomi perplesso. Nonostante cercassi di comprendere la ragione di tale reazione, l'individuo ha continuato ad agire in modo aggressivo, spingendomi senza motivo quando ho chiesto chiarimenti.

Per fortuna, una coppia di ragazzi è intervenuta per separarci, spiegandomi che possedevano anch'essi una bancarella e che non tutti gli espositori condividevano quel comportamento. Quest'episodio non solo mi ha scioccato, ma ha riportato alla mia mente un'altra situazione raccontatami da un'amica, guida turistica, cacciata in malo modo con il suo gruppo mentre sostavano nella zona antistante alcuni tavolini nella Piazzetta piú avanti. Questi eventi mi hanno spinto a riflettere sulla gestione della situazione senza ricorrere alla violenza, nonostante la provocazione.

La domanda che sorge spontanea è: cosa possiamo imparare da questi fatti che, a quanto pare, non sono affatto isolati? È essenziale considerare come il turismo e il poco controllo abbiano alimentato un atteggiamento arrogante ed esclusivo da parte di alcuni operatori. Alcune bancarelle, probabilmente senza autorizzazione, diventano un pericolo, ostacolando il flusso dei visitatori, occupando spazi pubblici e comportandosi come se fossero gli unici legittimi proprietari, ignorando il fatto che, anche con una concessione, lo spazio urbano rimane di tutti.

Questa arroganza e mancanza di rispetto sembrano derivare dai controlli poco costanti e dal mancato rispetto delle regole civili. È imperativo che le autorità competenti, in questa vivace realtà turistica, vigilino e regolamentino queste attività, ribadendo che avere una concessione non implica possedere in modo esclusivo un territorio pubblico.

Episodi come questi non dovrebbero essere considerati banali o generare il solito atteggiamento del "é cosa 'e niente" di eduardiana memoria, ma piuttosto dovrebbero fungere da spunto per una discussione più ampia, affinché si possa riflettere su come gestire il turismo e tutte le attivitá da esso scaturite, in modo sostenibile e rispettoso per i residenti. È cruciale preservare la bellezza e l'essenza dei luoghi come Spaccanapoli, garantendo che la città resti dei cittadini.

Carmine Maturo


16.12.23

"Tacciano immediatamente tutte le armi": fiaccolata per la pace


La redazione di Green News Deal aderisce, insieme a tante associazioni e comunità laiche e religiose, alla manifestazione per la pace che si terrà oggi sabato 16 dicembre presso il Duomo di Napoli, per chiedere ancora una volta di porre fine ai terribili conflitti che stanno devastando aree del pianeta molto vicine a noi, facendo strage di civili innocenti e spargendo morte e distruzione.

11.12.23

Un Albero della Pace nel cuore di Napoli a San Domenico Maggiore

Qualche giorno fa, con la solenne benedizione di Padre Gerardo, il priore del Convento di San Domenico Maggiore, è stato inaugurato nel suggestivo Sagrato dell'omonima Chiesa un simbolo tangibile di speranza e pacificazione per il nuovo anno.

L’Associazione Gentle Green Events, Il Caffè Letterario Dom e la redazione di Green News Deal, insieme al Convento di San Domenico Maggiore, hanno presentato un maestoso olivo alto circa 3 metri, un invito alla pace, alla riflessione e alla solidarietà.

In un'epoca segnata da conflitti dilanianti, questo gesto assume un'importanza fondamentale nel richiamare l'attenzione sull'essenza della pace.

Sebbene recentemente gli scontri in Ucraina e a Gaza abbiano monopolizzato i titoli, questo simbolico atto di pace si estende a tutti i territori afflitti da guerre e tensioni.

L'olivo, simbolo universale di pacificazione, è stato accuratamente adornato da un gruppo multiculturale di giovani provenienti da diverse parti del mondo, tra cui Benedizione (Nigeria), Alimata (Siria), Brighi (Costa d'Avorio) e Shamsah (Nigeria). Assieme ad Alessia Verde del Caffé Letterario DOM e Carmine Maturo, Presidente dell'Associazione Gentle Green Events, hanno decorato l'albero con luci, 200 fiocchi multicolori e 50 bandierine della Pace.

Carmine Maturo, Presidente dell'Associazione Gentle Green Events, ha dichiarato: "La costruzione della pace richiede che ognuno di noi diventi un messaggero di pace nella vita quotidiana" ed invita tutti a partecipare attivamente, incoraggiando la condivisione di selfie accanto all'Albero della Pace, accompagnati da un messaggio di pacificazione e utilizzando l'hashtag #NapoliAlberoPace. Ogni post su Instagram con il tag "Dom Santi Bevitori" sarà ripubblicato per diffondere ulteriormente questo messaggio di necessità di pace.

Per ulteriori informazioni e per partecipare attivamente alla diffusione di questo messaggio di speranza e solidarietà, si prega di contattare: Carmine Maturo -  carmine@carminematuro.info

Uniamo le forze per promuovere la pace e la comprensione in tutto il mondo, a partire da se stessi.

27.11.23

Parco Mascagna a Napoli, non un parco qualsiasi

Non un Parco qualsiasi.

di Enzo Russo, architetto urbanista

Parco Mascagna, nel quartiere Vomero, è una piccola area verde di appena mezzo ettaro, che non può essere assimilato ad una qualsiasi area verde di Napoli.

Sicuramente il fatto di essere un residuo spazio che ha resistito al massiccio sacco edilizio degli anni Sessanta e che ne caratterizza una funzione essenziale per decine di migliaia di cittadini è un fatto importante, ma ancor di più lo è la sua storia di partecipazione e di visione del futuro.

E il nome del Parco racchiude in sé questo enorme valore.

Marco Mascagna, a cui è dedicato, era un giovane ambientalista che, insieme a tanti come Casimiro Monti, Enzo Russo, Ermes Ferraro e Pio Russo Krauss, riuscì a coinvolgere i cittadini del Vomero per fermare lo scellerato progetto di realizzare un parcheggio interrato di dieci piani che avrebbe distrutto completamente l’area verde.

Riuscirono a bloccare la speculazione ma riuscirono ad ottenere ancora di più, la pedonalizzazione delle aree al contorno (dove parcheggiavano centinaia di auto) e la riqualificazione dell’area con il progetto di Silvana Santagada del 2004, che trasformava le aree abbandonate in un giardino domestico urbano, di cui le aree pedonali al contorno erano parte integrante.

Da allora l’assenza della manutenzione e il successivo “riempimento” di funzioni hanno determinato un degrado sempre più accentuato dell’area.

Oggi, su finanziamento di Città Metropolitana, finalmente sono partiti i lavori di riqualificazione, ma prendendo subito una direzione sbagliata.

Infatti le prime opere sono state quelle del brutale abbattimento di numerosi e alti lecci, con la preoccupante prospettiva di nuovi e ulteriori tagli. Tale situazione ha determinato l’indignazione di molti cittadini e associazioni (WWF, Rete No Box, Mamme del parco, ai quali si aggiunge la nostra redazione) che hanno chiesto chiarimenti a riguardo all’Amministrazione Comunale.

In questo quadro è auspicabile che si apra un confronto civile con l'assessore Santagada su questa vicenda e sulla gestione di tutto il verde cittadino, a partire dall’immediata sospensione dei lavori. Lo scopo è quello di attivare processi di partecipazione civica e, nel contempo, garantire la qualità e la correttezza degli interventi, tenendo anche conto di un ribasso probabilmente eccessivo da parte dell’impresa appaltatrice del 35%.


28.8.23

Napoli ha bisogno di una linea tranviaria rinnovata. Nostalgia? No, modernità

 

L’interruzione del servizio della linea 2 della metropolitana di Napoli di questi giorni, necessaria per improrogabili lavori di manutenzione delle gallerie, ha praticamente lasciato la città priva di mezzi di trasporto alternativi all’auto privata per spostarsi da Ovest a Est e viceversa.

I disagi e le lamentele di residenti, lavoratori e turisti hanno fatto venire a galla i “passi falsi” commessi nella pianificazione della mobilità cittadina dell’ultimo trentennio, primo fra tutti il depotenziamento e parziale smantellamento della linea tranviaria che attraversava tutta la città, collegando i quartieri occidentali di Bagnoli e Fuorigrotta con piazza Municipio, il porto, la Stazione Centrale e i due assi di penetrazione di Poggioreale e san Giovanni nell’area orientale. 

Ripercorrere i passaggi che hanno portato a suo tempo a questa dissennata scelta sarebbe troppo lungo, quasi quanto rievocare la storia di questo mezzo di trasporto pubblico dalla fine dell’Ottocento ai nostri giorni. Lo sviluppo della metropolitana, le accresciute esigenze del traffico automobilistico ed in particolare l’apertura dei cantieri della linea 6, che ha ripreso il progetto della fantomatica LTR del 1990, cui si sono aggiunti i lavori alla Riviera di Chiaia e l’interminabile rifacimento di via Marina, hanno relegato il tram di superficie ai margini del sistema di trasporto urbano, spingendo già nell’ormai lontano 1998 verso la affrettata decisione di sopprimere la tratta Bagnoli-piazzale Tecchio e, successivamente, anche il tratto da quest’ultimo a piazza Vittoria. 


Appare evidente che, una volta superati i problemi contingenti legati alla realizzazione delle nuove opere (in primis la linea 6 della metro) la direzione da seguire nei prossimi anni non può che essere quella del ripristino e dell’ammodernamento della linea tranviaria, da vedere non come un nostalgico ritorno al passato - come qualcuno superficialmente vorrebbe far credere, evocando atmosfere retrò – ma, al contrario, come una coraggiosa spinta verso la modernità.

Molte città europee, grandi e piccole, stanno riscoprendo e valorizzando infatti i tram moderni perché ne hanno compreso gli enormi vantaggi: facilità di accesso (senza scale ed ascensori per salire e scendere); trazione elettrica, silenziosa e non inquinante perché non brucia benzina, diesel o gas; minori distanze tra le fermate; possibilità per i viaggiatori di percepire lo spazio in cui si trovano (a differenza di quanto avviene nella metro che viaggia in sotterranea per quasi tutta la tratta) e di godere del paesaggio urbano; minori costi di gestione e manutenzione.

Anche Napoli, grazie ad un tracciato già esistente, potrebbe riavere la sua “metropolitana di superficie”, con passaggi frequenti (10 min. al massimo di attesa), estesa da occidente a oriente, che segue in parte la linea costiera ed integra le altre linee su ferro come la linea 1 e le funicolari, che invece seguono prevalentemente la direzione nord-sud.

Gli sforzi e gli investimenti dovrebbero essere concentrati sull’ammodernamento delle tecnologie e sulla riduzione e gestione dei tratti critici, in cui le vetture tranviarie incrociano i flussi di traffico o sono addirittura costrette a viaggiare in sede promiscua, in una difficile convivenza con le automobili private e con gli altri mezzi di trasporto.

Pur guardando con un po’ di ottimismo al futuro, lo scenario attuale mostra molte luci ed ombre a riguardo e talvolta si ha la sensazione che, a livello regionale, si prediligano soluzioni costose e complesse ad altre più semplici che sono quasi a portata di mano. Ad esempio Il collegamento con il nuovo polo museale dell'Albergo dei Poveri può benissimo essere realizzato con una semplice connessione tranviaria con Corso Garibaldi, ma tutto è stato rimandato alla realizzazione della linea 9, la nuova metro che dovrebbe collegare piazza Carlo III alla stazione TAV di Afragola. Un’opera che presenta tempi lunghi, costi di realizzazione molto alti e che, pur raggiungendo Comuni privi attualmente di collegamenti su ferro come Arzano e Casavatore, rischierebbe di diventare un inutile doppione della linea FS esistente.

Tornando al tram moderno, la prospettiva non riguarda solo il territorio cittadino. Nel PUMS metropolitano si propone la "linea di gronda" da Nola a Licola da realizzarsi con sistema tranviario o BRT (Bus Rapid Transit). Il BRT è in corso di realizzazione anche per la trasversale a Napoli Est dal mare a Poggioreale. Il tram potrebbe essere proponibile, fatte tutte le necessarie analisi tecniche ed economiche, anche per le aree periferiche di Ponticelli e Scampia, ad est e a nord, in connessione con i nodi ferroviari.


Sergio Frattini
Vincenzo Russo

20.8.23

Per una Napoli moderna, futura, resiliente ed europea: appello per un Assessore all'Ambiente ecologista

Napoli, una città ricca di storia e cultura, si trova oggi, come tante altre realtà urbane grandi e piccole, di fronte a una sfida cruciale per il suo futuro: la transizione ecologica.

In un'epoca in cui l'Europa e il mondo intero si stanno muovendo verso politiche sostenibili e azioni concrete per preservare il nostro pianeta, è fondamentale che Napoli faccia la sua parte sul proprio territorio e si unisca a questo movimento istituzionale globale a garanzia della qualità della vita di residenti e turisti . 

L'Amministrazione Manfredi ha in questo momento la responsabilità di riempire il ruolo cruciale all'interno della propria Giunta lasciato dall'ex Assessore Mancuso. Napoli merita un Assessore all'Ambiente ecologista che possa elaborare le indicazioni dei tecnici avendo maturato una visione ecologista trasversale, sistemica ed universale. Partenope ha bisogno di un amministratore che abbia inforcato da tempo le lenti dell’ecologia per leggere la realtà in cui viviamo, per poter contribuire in tempi brevissimi a frenare i cambiamenti climatici che altrimenti ci travolgeranno entro il 2030. Napoli ha bisogno di un nome che porti con sé una storia personale di ambientalismo, riconosciuto e apprezzato dalle associazioni nazionali e storiche della città. L’assessore a cui pensiamo dovrebbe aver maturato una visione ecologista pronta ad essere trasformata in cambiamento di vita per se stesso e per la comunità.

Una figura in grado di guidare Napoli, con coerenza, competenza e coraggio, attraverso un percorso di cambiamento epocale, ispirando cittadini e istituzioni a collaborare alla realizzazione di una città vivibile e sostenibile.

Il Partito Democratico (PD), a cui spetta la responsabilità di proporre un nome per questo incarico, ha un'opportunità unica di guardare lontano, dimostrando di avere a cuore il futuro di Napoli. In linea con la visione dinamica e innovativa del suo     segretario nazionale, il PD dovrebbe uscire dalle logiche di spartizione tra correnti, per scegliere un amministratore che abbia come valori fondamentali la transizione ecologica, la lotta ai cambiamenti climatici ed il miglioramento della qualità della vita.

Invitiamo dunque il PD a considerare attentamente questa decisione, che, se presa nella giusta direzione, oltre a rafforzare la credibilità del partito, dimostrerebbe la volontà di mettere in primo piano l'interesse pubblico locale e globale. Sarebbe un segnale positivo del cambiamento del PD e un modello da seguire per tutta Italia. 

La sfida ecologica è urgente, e Napoli può e deve essere un faro di speranza e azione per le generazioni future.

Olimpia de Simone 
portavoce Gr.E.E.N. (Gruppo Ecologista Europa Napoli)

20.7.23

Per il recupero delle Scale di Napoli: attiviamo Cantieri partecipati per coinvolgere la comunità locale



Napoli, 20 luglio 2023 - Oggi, con grande entusiasmo, abbiamo appreso dell'apertura del secondo cantiere per il recupero e la riqualificazione dei percorsi storici di Calata San Francesco, sviluppatisi dal mare verso la collina. Questo importante progetto è stato reso possibile grazie al finanziamento ottenuto nel 2016 nell'ambito del Patto per Napoli, anche grazie alla spinta dal basso rappresentata dal Coordinamento delle Associazioni delle Scale di Napoli.

Il Coordinamento delle Associazioni delle Scale di Napoli ha svolto un ruolo fondamentale fin dal 2011, ideando e promuovendo iniziative volte al recupero e alla riscoperta di questi antichi percorsi. L'impegno delle Associazioni ha contribuito in modo determinante a ottenere il finanziamento necessario per la realizzazione di questo progetto. Ora, con l'avvio del cantiere, ci aspettiamo di vedere la partecipazione e la collaborazione di enti pubblici, associazioni e la comunità locale per garantire il successo di questa iniziativa.

"Città verticale" dovrebbe rappresentare una strategia vincente basata sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini e degli attori locali, al fine di ottenere un risultato eccezionale da questo importante investimento. Questa iniziativa consentirà ai cittadini e ai visitatori di godere appieno di uno degli aspetti più suggestivi e caratteristici di Napoli.

La riqualificazione delle Scale di Napoli non solo migliorerà l'accessibilità e la fruibilità di questi antichi percorsi, ma contribuirà anche a promuovere il turismo sostenibile e a valorizzare il patrimonio storico-paesaggistico della città.

Tuttavia, riconosciamo che, nonostante gli sforzi del Coordinamento, il coinvolgimento dei residenti e delle persone che hanno lavorato instancabilmente per raggiungere questo obiettivo è mancato nel progetto. Il Coordinamento ha più volte richiesto e incontrato gli assessori competenti, chiedendo l'attuazione di un Cantiere partecipato. Purtroppo, finora questa richiesta non è stata soddisfatta.

Vogliamo ricordare l'importanza di coinvolgere la Comunità locale in ogni fase di un progetto di questa portata. L'esempio negativo del cantiere del Moiariello, dove la mancanza di coinvolgimento ha compromesso la vita di un gelso spontaneo, deve essere un monito per attivare momenti di ascolto.

Quel gelso non era semplicemente un elemento estetico, ma aveva un significato simbolico profondo per i residenti e i visitatori del quartiere. Rappresentava una testimonianza della forza rigenerativa della natura e offriva un'oasi di frescura lungo un percorso faticoso. Gli abitanti, grandi e piccoli, si erano affezionati a quest'albero, considerandolo un punto di riferimento e un rifugio.

Quindi, concludiamo con un appello agli Assessori competenti affinché attivino "Cantieri partecipati" su tutti gli interventi degli itinerari previsti. Invitiamo tutti gli attori coinvolti a collaborare con il Coordinamento delle Associazioni delle Scale di Napoli per garantire che il progetto di recupero delle Scale di Napoli sia portato avanti con la partecipazione attiva della Comunità locale, nel rispetto del suo patrimonio e dei suoi valori.

Solo attraverso la collaborazione e il coinvolgimento di tutti riusciremo a realizzare un progetto di valore per la nostra amata città.


Coordinamento delle Associazioni delle Scale di Napoli

www.scaledinapoli.com